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Zecchi: “nessun perdono per la banda della Uno Bianca”

La presidente dei parenti delle vittime della Uno Bianca Rosanna Zecchi ha ribadito che l’associazione non è disposta a perdonare la banda guidata dai fratelli Savi. Il tema si era posto all’indomani delle dichiarazioni sul perdono fatte dall’arcivescovo di Bologna che aveva detto di avere uno scambio epistolare proprio con uno dei Savi.

“Come associazione siamo tutti d’accordo. Paghino per quello che hanno fatto, nessun perdono. Sono dei delinquenti crudeli”. Ribadisce la posizione di sempre, Rosanna Zecchi, presidente dei parenti delle vittime della Uno Bianca. La vicenda del delicato rapporto fra i familiari delle vittime e i membri della banda guidata dai fratelli Savi che terrorizzò la regione a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 era riemersa nel week-end durante un’intervista pubblica in Piazza Maggiore nell’ambito del Festival Francescano.

L’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi aveva infatti dichiarato di avere un rapporto epistolare con uno dei fratelli Savi. “Ho capito che il perdono è un itinerario faticoso ma che bisogna cercare di coltivare: è l’unica via umana che ci è concessa perché il male non distrugga noi”- erano state le sue sue parole. Nella sua riflessione sul perdono, soprattutto “quando è difficile, doloroso, privo di senso”, la guida della Chiesa bolognese aveva toccato diversi punti passando dalla vicenda della Uno Bianca a Ustica, dalla strage del 2 agosto alla Stazione di Bologna a Nelson Mandela, da Vittorio Bachelet a San Francesco d’Assisi, da Monte Sole al Mozambico.

“Il perdono – ha osservato Zuppi – non vuol dire cancellare la giustizia. Il perdono vuole la giustizia e libera dall’odio e dalla vendetta e per questo è ancora più forte. Il perdono libera”. Parole che Zecchi dice di aver apprezzato, specificando bene però il proprio pensiero. “L’Arcivescovo Matteo Zuppi mi disse già a giugno, a margine della Festa della Repubblica, che Alberto Savi, il ‘fratello buono’ della Banda della Uno bianca, gli aveva scritto per chiedere perdono. Io risposi: ma quale fratello buono, era come Fabio e Roberto. Era tra i killer che uccisero i carabinieri al Pilastro il 4 gennaio ’91. Ho letto che Zuppi gli ha risposto mesi dopo che il perdono se lo devono meritare- ha detto. La mamma di Umberto Erriu – ha aggiunto – uno dei due carabinieri uccisi a Castel Maggiore il 20 aprile 1988, mi disse che il perdono se vuole lo decide Dio, le colpe terrene si devono pagare. Fra l’altro non stanno facendo nemmeno il carcere duro”.


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Vittorio Pastanella

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