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Wimbledon: finisce 70 a 68 per Isner la partita più lunga della storia

TRE giorni di match ci sono voluti. Entrambi hanno giocato la partita della vita. E, in un certo senso, ci sono riusciti: l’americano John Isner ed il francese Nicolas Mahut sono entrati nella storia. Hanno scritto più di una pagina di record, roba da Guinness.

A Wimbledon 2010 è stata segnata una pagina nuova della storia del tennis: la partita più lunga di tutti i tempi. Hanno mandato in tilt anche i computer: perfino gli informatici non avevano mai ipotizzato un punteggio simile. Quale? Il seguente: 6-4, 3-6, 6-7 (7), 7-6 (3), 70-68 a favore di Isner.

L’americano s’è imposto dopo undici ore e cinque minuti in campo, seppur con due notti di riposo. Nessuno dei due voleva mollare. Roba da scatenare la voglia di ricercatori e di scienziati dello sport per sviluppare nuove idee sulla fisiologia umana. Esageriamo? Chi lo sa.

Solo un pizzico di cronaca-resoconto: martedì pomeriggio i due hanno giocato un match ‘normale’, equilibrato ma nella norma. Però nessuno dei due chiude, la notte incombe e si va a mercoledì. Hanno giocato due ore e cinquantaquattro minuti. Il giorno dopo, a mezzogiorno e dodici (in Inghilterra), riprendono la partita per l’ultimo atto. Accade l’impensabile: il set che non finisce più. Mahut e Isner fanno funzionare i servizi come un orologio svizzero e viene fuori il ‘neverending match’. Per la seconda volta sono ‘costretti’ a fermarsi, sul 59-59: il buio ha di nuovo la meglio.

La ripresa oggi pomeriggio, alle 15.30 inglesi. La fine alle 16.50. La spunta
Isner, che chiude con un passante di rovescio lungolinea. In fondo, era stato lui ad aver avuti in precedenza dei match point. Per ottenere questo successo ha infilato 112 aces, nuovo record (103 per Mahut).

Contro un simile score sembra una cosetta da niente quello che combinarono Pancho Gonzales e Charlie Pasarell nel 1969, sempre a Wimbledon: cinque ore e dodici minuti (22-24, 1-6, 16-14, 6-3, 11-9 per il grande Pancho). E viene ridicolizzato perfino il precedente primato ufficiale, quello dell’era tie-break; il derby tra Fabrice Santoro (vincitore) e Arnaud Clement al Roland Garros 2004. Una partita che durò qualcosa come sei ore e trentatrè minuti (con una sospensione per il buio e ripresa il giorno successivo). Un match che aveva già migliorato il Becker-Camporese del 1991 agli Australian Open, con il tedesco che si impose sull’azzurro in cinque ore e undici minuti.

Dopo una partita di questo tipo ci si può porre molte domande, tecniche ed organizzative: è possibile che per oltre 128 giochi due giocatori non siano mai stati capaci di realizzare un break? Sembra davvero incredibile. Invece, dal punto di vista della pianificazione, le televisioni torneranno alla carica per far eliminare anche dagli Slam la consuetudine del set finale senza tie-break: per loro è un’occasione irripetibile.


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Maurizio Rizzi

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