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Variante: scavi pericolosi? Peri: tecnici stanno monitorando. Mov5stelle: “Cittadini non tutelati”

Il monitoraggio è in corso. I tecnici – un collegio apposito di esperti è stato formato il 24 novembre scorso – sono al lavoro. E presto si saprà se gli scavi della galleria Val di Sambro, sull’appennino bolognese, per la realizzazione della Variante di Valico, stanno creando danni irreparabili alle abitazioni delle frazioni vicine, dove gli abitanti protestano da settimane, in preda alla paura per i movimenti franosi in atto. È l’assessore regionale ai Trasporti, Alfredo Peri, a rispondere in Assemblea legislativa al consigliere Andrea Defranceschi (Mov5Stelle), che aveva presentato una interrogazione sui movimenti franosi causati dai lavori in corso e, in particolare, sul sopralluogo tecnico effettuato lo scorso 1° dicembre. 
Peri conferma il fatto che il 1° dicembre, su convocazione della Direzione generale Ambiente, Difesa del suolo, Costa, si è riunito nella sede della Direzione lavori della Variante di Valico, al Campo base Ca’ Nova, il Collegio dei tecnici appositamente istituito dal protocollo operativo sottoscritto con la Prefettura di Bologna, la Provincia, l’Osservatorio ambientale e socio-economico per la Variante di Valico e la Società Autostrade. “Lo scopo del sopralluogo sull’abitato di Santa Maria Maddalena – spiega Peri – era una preliminare presa d’atto della situazione logistica del luogo al fine dell’organizzazione delle successive attività di monitoraggio. Trattandosi di un sopralluogo di carattere generale e informale, svoltosi su aree e strade pubbliche, non era dovuta alcuna preventiva informazione alla cittadinanza”. Né c’è stata, puntualizza l’assessore, la violazione del Protocollo operativo in merito al fatto che il monitoraggio degli edifici deve “precedere lo stato di avanzamento dei lavori”, visto che “a tutt’oggi non è intervenuta da parte delle autorità competenti alcuna interruzione dei lavori”. Circa poi l’affidabilità di Autostrade nel valutare le situazioni di pericolo, Peri ricorda che l’iniziativa di “costituire il Collegio dei tecnici e dei periti, formato da membri proposti dalle istituzioni, nasce proprio dall’esigenza di evitare che Autostrade svolga da sola queste valutazioni e queste stime”, che viceversa devono avvenire “secondo criteri di imparzialità”.

Capitolo dati. Fino a questo momento l’Osservatorio ambientale “non ha mai pubblicato sul proprio sito internet dati inerenti l’avanzamento dei lavori della galleria Val di Sambro o dati geologici relativi ai movimenti del versante su cui sorge Ripoli”, una delle frazioni maggiormente in pericolo. Questi dati infatti vengono prodotti “nell’ambito di un monitoraggio che la Direzione lavori effettua al proprio interno per valutare le condizioni di sicurezza nell’ambito delle quali vengono svolti i lavori” e che condivide “con l’Osservatorio affinché lo stesso possa dare il proprio autorevole parere”. Dati, tuttavia, “che non sono mai entrati a far parte del Piano di monitoraggio ambientale (PMA)”. Vengono invece pubblicati con cadenza trimestrale i dati elaborati appunto dal PMA, ma essi “non forniscono informazioni rilevanti su quanto sta accadendo a Ripoli”. I più recenti risalgono al settembre 2011, “in linea con il calendario di aggiornamento previsto nell’ambito dell’Osservatorio”. Pertanto, chiude l’assessore regionale, “si evidenzia che, secondo il Protocollo firmato in Prefettura, tale organismo è tenuto a fornire periodica e costante informazione, attraverso il proprio sito internet”, anche sul “livello di sicurezza degli edifici della frazione, di volta in volta accertati dal collegio dei tecnici”. Pertanto, “l’Osservatorio vi provvederà non appena sarà reso disponibile, dal collegio dei tecnici, il primo rapporto di monitoraggio”. 
Durissima la replica di Defranceschi: “Sono abbastanza sconvolto – afferma il consigliere – i doveri di trasparenza non sono cose che invento io. L’informazione deve essere periodica e costante, mentre nemmeno sapevamo che due settimane fa si è formato il collegio dei tecnici. E non sapevamo nemmeno del monitoraggio, mentre ogni cittadino avrebbe dovuto sapere cosa sta succedendo. Qui invece si procede con gli scavi e si prendono in giro i cittadini. Basta: come Regione Emilia-Romagna voi dovete solo tutelare i cittadini”, chiude Defranceschi.


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