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Utopia. 40 anni fa venne fatta saltare dai militari: ora “riemerge” la piattaforma che nel ’68 si dichiarò “Stato Indipendente” al largo di Rimini

300px-BallonKathedrale01_editChi se la ricordava più, “quella” guerra combattuta dall’Italia contro un piccolo stato che si era proclamato indipendente su una piattaforma al largo di Rimini. Un ricordo che nel tempo si è perso e si è confuso nella mitologia del ’68. E’ proprio quello infatti l’anno dell’“Insulo de la Rozoi”, il nome in esperanto che si diede la Libera Repubblica delle Rose, che per breve tempo proclamò e visse la propria indipendenza dall’Italia, adottando l’esperanto come lingua ufficiale, stampando propri francobolli (oggi rarissimi, valgono una fortuna) ed accingendosi perfino a battere propria moneta… Lo Stato delle Rose era in realtà una piattaforma di 400 metri quadrati su tubi d’acciaio fissati al fondale del mare Adriatico, al limite delle acque internazionali, di fronte a Rimini. Un’avventura che ricordava un po’ la vicenda della famosa radio libera inglese che trasmetteva sogni e canzoni della generazione del ’68 da una nave ancorata in acque internazionali. Erano anni di fantasie e utopie, magari un po’ velleitarie, ma piene di speranze.“Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo”, rammenta l’ingegnere Giorgio Rosa uno dei padri di quella patria, “Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por¬tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so¬le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi”. Le forze politiche italiane si sentono sfidate da quella strana e piccola repubblica. In parlamento il Movimento Sociale parla di violazione del suolo patrio. Il ministro degli interni Taviani accenna al pericolo, suggerito dai servizi segreti, che la piattaforma possa perfino essere usata come base da sommergibili sovietici. Il parlamentare comunista Renato Zangheri (che sarà poi sindaco di Bologna) avanza invece la tesi che dietro ci sia una manovra destabilizzante del regime albanese di Hoxa. Alla fine,all’alba del 24 giugno dle 1968, senza alcuna dichiarazione ufficiale di guerra, l’Italia decide di invadere l’isoletta, con poliziotti e carabinieri. L’indipendenza dell’Isola delle Rose, proclamata il primo Maggio dello stesso anno, non era durata nemmeno due mesi. Inutile l’appello degli “indipendentisti” al presidente della Repubblica, Saragat. Il destino della piattaforma era definitivamente segnato: il 13 febbraio dell’anno successivo, 1969, gli artificieri della marina piazzano 1.080 chili di dinamite nei piloni, e fanno saltare la piattaforma. Che si piega e sembra resistere. Ma dieci giorni dopo, una tempesta, la fa inabissare per sempre.
Sembrava che il mare ne avesse sigillato per sempre anche il ricordo. Invece in questi ultimi anni un tam tam misterioso ha cominciato a far “riemergete” la vicenda. Dapprima le escursioni sempre più frequenti di subacquei alla ricerca dei sommersi della piattaforma. Dalla loro scoperta un documentario di successo, un lavoro teatrale, blog su internet, ed un gruppo su Facebook, ed infine perfino una mostra nel Museo di Vancouver, in cui la storia della piccola repubblica adriatica delle Rose viene messa a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro.
Insomma l’”Insulo de la Rozoi” è improvvisamente rispuntato dal mare e dalla memoria, grazie anche ad un servizio giornalistico del Corriere della Sera che proprio oggi ricorda quell’episodio. Ed ora pare che ci sia perfino chi sta progettando una nuova libera Repubblica, che dovrebbe prendere il nome di Eden.
E chissà se l’Italia dichiarerà guerra anche a questa? “Quella di quarant’anni fa, contro l’Isola delle Rose, è stata l’unica che l’Italia sia stata capace di vincere”, ricorda pungente, da ex capo di stato sconfitto, l’ingegner Giorgio Rosa. Ma si sa la storia la scrivono (o la fanno dimenticare) sempre e solo i vincitori.


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2 Commenti in “Utopia. 40 anni fa venne fatta saltare dai militari: ora “riemerge” la piattaforma che nel ’68 si dichiarò “Stato Indipendente” al largo di Rimini”

  • Dantec scritto il 29 agosto 2009 pmsabatoSaturdayEurope/Rome 23:08

    La Insulo de la Rozoj ( l’isola delle rose) era un microstato in cui si parlava una lingua internazionale e neutrale, l’esperanto, lingua per tutti ma proprietà di nessuno, studiata e realizzata dal polacco L. Zamenhof appositamente per essere un facile mezzo di comunicazione fra tutti i popoli. Ma quest’isola faceva paura all’Italia.Oggi l’esperanto è molto più diffuso di allora, non ha un’isola artificiale che può venire affondata da un esercito ma ci sono ancora forze subdole che temono l’esperanto, e cercano di ostacolare questa lingua perchè essa ostacola le loro mire espansionistiche culturali ma anche politiche e commerciali di quella lingua imposta al mondo dai colonizzatori britannici dell’800. Con i vantaggi allora acquisiti con la forza, l’inglese continua ad imperare sull’Europa e sul mondo, non certo per qualità e meriti linguistici. Invito i lettori a digitare in internet con Google, la parola esperanto, per conoscerne i vantaggi economici, culturali e politici che potrebbe produrre nel mondo l’uso dell’esperanto come lingua neutrale internazionale. L’esperanto per la sua facilità di apprendimento che non genera profitti commerciali legati al commercio di libri ed altri mezzi di comunicazione, diventa un temibile concorrente del’inglese. Gli anglofoni, non possono affondare un’isola in cui si parla esperanto, ma cercano di “affondarlo” finanziando apertamente o subdolamente la diffusione o l’imposizione della lingua inglese come lingua mondiale in molti paesi del mondo. Questo ruolo potrebbe essere meglio svolto dalla lingua esperanto, solo se avesse un millesimo dei finanziamenti forniti alla lingua inglese.
    Dantec.

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