Università, per sempre più studenti il primo scoglio è il numero chiuso

Nei corsi di laurea a numero chiuso della nostra regione continuano i test d'ingresso: uno sbarramento che riguarda un numero sempre maggiore di studenti. E oltre all'ansia per i risultati della prova c'è sempre l'incognita lavoro.

Archiviate le meritate vacanze estive per i ragazzi che scelgono di proseguire la loro formazione è tempo di scelte. C’è chi punta dritto verso il corso di laurea più vicino al lavoro dei propri sogni e chi, per senso pratico o disillusione, cerca di mediare tra passioni e probabilità di sbocchi professionali. Per tutti l’iscrizione all’università è un momento importante, un’esperienza di vita densa di aspettative soprattutto se vissuta anche in chiave di primo allontanamento dal nido familiare. In Emilia-Romagna Bologna continua ad esercitare un certo fascino e l’Alma Mater è l’unico ateneo italiano ed essere rientrato nella top 200 delle migliori università del mondo. Ma classifiche a parte, questi sono giorni frenetici per chi deve affrontare il primo scoglio della carriera accademica: il test d’ingresso che sbarra la strada all’iscrizione nelle facoltà a numero chiuso. Lo sanno bene i 3000 aspiranti medici che hanno partecipato alla prova di selezione a Bologna. I posti in palio erano solo 383 e i candidati conosceranno il loro destino il 15 settembre. Stesso destino per chi ha scelto Modena e Reggio Emilia: 153 i posti per 910 domande. Ma gettonatissimi sono stati tutti i corsi legati a professioni sanitarie tra infermieri, igienisti dentali e podologi. Grande interesse anche attorno all’area economica. A Bologna le domande sono state oltre 2000. Qualche probabilità di ingresso in più a Modena e Reggio Emilia dove entreranno in 690 su un totale di 950. Tra i futuri studenti dell’Alma Mater, invece, lo scoglio del test riguarda anche percorsi di studio che fino ad oggi ne erano esenti. E’ il caso di servizio sociale, all’interno di scienze politiche, e di lingue e letterature straniere.
Per avere un quadro numerico delle iscrizioni è però ancora presto. Chi preferisce un corso a libero accesso avrà qualche tempo in più per pensare e valutare un’offerta formativa che cambia in modo frenetico e che fa i conti, anche in senso letterale, con i tagli all’istruzione pubblica. Ma quali sono le professioni del futuro? Quelle cioè che sembrano non risentire di crisi e rischio disoccupazione? Secondo una ricerca americana nei prossimi dieci anni ci sarà massima richiesta di medici,infermieri, ingegneri, consulenti finanziari, esperti di marketing e informatici. A mischiare le carte ci pensa però un’indagine inglese che ha messo in relazione il lavoro al mese di nascita. Febbraio ad esempio pullula di artisti, giugno favorisce la carriera degli amministratori delegati mentre dicembre è il mese dei dentisti. A prima vista può far sorridere ma l’ha realizzata l’Office for National Statistics.
Probabilmente anche oltremanica hanno bisogno di inventare occasioni di lavoro.
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Barbara Paknazar

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