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Un “occhio bolognese” nello spazio è riuscito a “vedere” le prime galassie nate dal Big Bang

Si chiama Planck. E’ il satellite dell’Esa, l’Ente Spaziale Europeo, costato più di 700 milioni di euro, una cifra immensa che ha permesso però di spingere l’occhio della scienza fino alle soglie del mitico Bing Bang, scoprendo le prime galassie formatesi nell’Universo ancora giovanissimo, un Universo di soli 360 milioni di anni luce. Mai uno strumento scientifico dell’uomo era giunto tanto vicino al momento della creazione (o generazione) cosmica.
L’occhio di Planck è governato da Bologna, dall’Istituto Nazionale di Astrofisica diretto da Reno Mandolesi (in parallelo con l’analogo istituto francese di Orsay diretto da J.L. Puget). Il risultato annunciato in questi giorni ha realmente dello straordinario. Il satellite Planck ha fatto uscire dal buio alcune delle zone più antiche dell’Universo mai “viste” ed esplorate prima. Nubi di polvere cosmica che contengono galassie intere, miliardi di stelle, ancora in formazione. «E’ il primo catalogo a tutto cielo ed a nove frequenze diverse, da 30 GHz a 857 GHz, che racchiude le sorgenti della nostra galassia ed anche quelle extragalattiche. E’ un insieme di 15 mila sorgenti ed è un’assoluta novità che darà lavoro per anni a tutti i telescopi da Terra e dallo spazio», precisa l’astrofisico bolognese. «Siamo riusciti a identificare 20 nuovi ammassi galattici, ammassi doppi, tripli e quindi di taglie gigantesche, mai intraviste in passato». E’ stato chiarito anche uno dei misteri che ha maggiormente assillato gli astrofisica negli ultimi anni, ovvero la questione delle microonde ad emissioni anomale: «Anche in questo caso abbiamo finalmente visto di cosa di trattava: minutissimi granuli di polvere cosmica, di dimensioni nanometriche, ma che grazie a Planck siamo riusciti a misurare analizzare nei loro spettri, risolvendo finalmente questo enigma scientifico».

abbiamo finalmente visto con precisione di che si tratta: sono minutissimi granuli di polvere di dimensioni nanometriche che abbiamo ben misurato e analizzato nei loro spettri sciogliendo finalmente ogni enigma.
Ma soprattutto il successo di Planck e dell’Esa è il prodotto di un investimento nell’alta tecnologia in grado di porre la ricerca italiana – come quella condotta dall’INAF di Bologna – in territori d’avanguardia estremamente competitivi.
Il satellite Planck dell’Esa costato 700 milioni di euro è stato costruito dall’industria italiana Thales Alenia Space nelle sedi di Cannes, di Torino e di Milano.


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