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Trovati altri 16 quadri della collezione segreta di Tanzi. Dodici erano ancora nella cantina della sua villa

tanziSpuntano altri 16 quadri della “pinacoteca segreta” di Tanzi. Fra questi due Boccioni, un Segantini, un Kandisky e uno Chagall, quest’ultimo uno dei pezzi forti della collezione privata dell’ex patron della Parmalat.

Una dozzina di opere sono state “scovate” questa notte dalla Guardia di Finanza nel seminterrato della villa di Tanzi ad Alberi di Vigatto; altre tre opere (quelle forse di maggior valore) sono state rintracciate a casa del mercante d’arte Paolo del Bosco di Rovereto; un altro quadro è stato riconsegnato dal genero di Tanzi, Stefano Strini, che l’aveva custodito finora nella propria abitazione.

I dodici quadri rivenuti e inventariati dalla Finanza a casa di Tanzi sono stati sequestrati, pur restando in custodia allo stesso imprenditore. Gli altri quattro quadri rintracciati a Rovereto ed a casa del genero sono stati invece portati in Procura.
Nel frattempo pare che proprio in seguito alla vicenda della preziosa collezione d’arte occultata (di cui lo stesso Tanzi aveva più volte negato addirittura l’esistenza) anche la moglie dell’ex presidente di Parmalat, Anita Chiesi, sia stata iscritta nel registro degli indagati. Un’indiscrezione però non ancora confermata dalla Procura.

La Procura e la Guardia di Finanza ritengano che vi siano altre opere da rintracciare. Così almeno ha fatto intendere in una conferenza stampa il procuratore della Repubblica Gerardo La guardia (“L’idea è che girassero molti quadri appartenenti alla famiglia Tanzi. Ora si è rotto un mattone nella diga del silenzio e sono venute fuori informazioni che ci hanno consentito di recuperare una parte dei dipinti che erano di proprietà del cavaliere”). Si tratta di opere sottratte al fallimento di sei anni fa, che i Tanzi non solo avrebbero tentato di preservare dai creditori, ma stavano anche cercando di vendere attraverso intermediari.

Secondo la Procura potrebbero esserci diverse altre opere di valore in giro da qualche parte, “Chi ha informazioni o sia entrato in possesso di una di queste opere ce lo faccia sapere – ha detto lo stesso procuratore Laguardia – prima che siamo noi a scoprirlo”. Le conseguenze giudiziarie potrebbero essere molto più gravi.

Ci si domanda però come sia stato possibile che l’ultimo gruppo di opere (i 16 quadri sequestrati questa notte nella stessa abitazione del principale indagato del crack Parmalat, Callisto Tanzi) non siano state trovate prima. Possibile che da allora ad oggi la casa di Tanzi non sia mai stata perquisita a fondo? Chiarisce l’interrogativo il procuratore Laguardia: “Dopo il 2003 e il 2004 – ha spiegato – la Guardia di Finanza non ha eseguito nessuna perquisizione. All’epoca furono sequestrati tutti i dipinti e i beni di valore trovati nell’abitazione che in seguito furono dissequestrati perchè Tanzi riuscì a dimostrare che quei beni appartenevano alla moglie“. Non così però i 12 dipinti rintracciati ieri nelle cantine della villa di Tanzi, opere che non figurano fra quelle di cui Anita Tanzi riuscì a dimostrare la proprietà, ottenendone il dissequestro.

La preziosa quadreria di Tanti, venuta alla luce in questi ultimi giorni, sarà presa totalmente in carico dalla sovrintendenza ai Beni culturali di Parma che provvederà al più presto a compiere una valutazione aggiornata del suo valore complessivo. A questo riguardo il mercante d’arte di fiducia di Tanzi, Paolo Dal Bosco, presso il quale la Finanza proprio ieri ha sequestrato un Segantini, un Boccioni ed un Chagall (“Chiarirò con il magistrato la mia totale estraneità”), ritiene che sia siano fatte supposizioni eccessive (c’è chi dice che il tesoro artistico di Tanzi potrebbe valere 10 milioni di euro): “I quadri di mia provenienza ed acquistati dal cavalier Tanzi negli anni fra il 1990 ed il 2000, oggetto di sequestro giudiziario da parte della Procura di Parma – asserisce il mercante Paolo Dal Bosco – hanno una valore attuale che è da considerarsi non superiore ai 5 milioni di euro, checchè ne dicano esperti come il professor Vittorio Sgarbi e compagni. Si tratta di opere autentiche, tutte di legittima provenienza, ovvero acquistate nelle aste pubbliche di Christiès e Sotheby’s a Londra ed a New York”.


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