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Tifosi del Cesena denunciati a Torino

I campionati di calcio stanno ormai entrando nella loro fase più appassionante e risolutiva, e purtroppo anche la violenza ed il teppismo sembrano essere entrati in una nuova fase di fibrillazione. Oltre agli scontri ed agli accoltellamenti che hanno fatto seguito al derby di serie A fra Roma e Lazio, anche in serie B l’ultima giornata è stata macchiata da episodi disdicevoli, che purtroppo hanno riguardato da vicino anche la nostra regione. Protagonisti negativi alcuni tifosi romagnoli del Cesena che avevano seguito la squadra bianconera in trasferta all’Olimpico di Torino. Tre denunce e un arresto il bilancio dell’appendice decisamente “poco sportiva” dell’incontro Torino-Cesena (risultato finale 1-1): il 29enne P.F.M. di Cesena ed il 40enne B.J. di Conselice sono stati denunciati per aver scavalcato le barriere dello stadio torinese; le forze dell’ordine li hanno bloccati vicino al terreno di gioco. Ad essere arrestato è stato invece un tifoso granata che stava tirando violenti colpi di… cintura contro un pulmann di tifosi cesenati. L’uomo (36 anni, di origine bresciana) stava brandendo la cintura, con una pesante fibia metallica, come un arma. E’ stato infine deferito anche un 29enne di Settimo Torinese per l’uso di un laser, l’ultima frontiera, la più stupida e pericolosa, dell’abiezione dei tifosi più irresponsabili. Il laser viene utilizzato per creare fastidi visivi ai giocatori avversari. Si tratta però di un’azione che potrebbe avere conseguenze ben più pesanti per la vista e la salute degli stessi giocatori.
Poiché è sempre e solo il calcio a registrare (suo malgrado) questo abbinamento con l’insensata violenza di alcune frange di tifosi, forse è giunto il momento di misure più estreme.
Finchè varrà la scusa che “… tanto si tratta solo di alcune minoranze, che non c’entrano con il tifo quello vero!” di fatto non si curerà mai a fondo la malattia. E’ ora che il calcio, anche quello sano, si faccia carico totalmente delle sue responsabilità (culturali, sportive, economiche, sociali), e cominci a far mancare l’acqua ai pesci più pericolosi che sguazzano nel tifo.
Qualche volta fermarsi, costi quel che costi, sarebbe saggio. Dopo episodi come quelli di Roma, o dopo i fatti, fortunatamente meno gravi, di Torino-Cesena, chiudere i rubinetti, sospendere il campionato, smettere (davvero) di giocare certe partite (come sarebbe giusto fare di fronte a certi cori ed a certi striscioni razzisti e volgari), non sarebbe un castigo collettivo, ma una prova di forza morale da parte di tutto il mondo del calcio.

Per il tifo calcistico è ora di imparare la lezione di vita e cultura sportiva che vengono da altri sport come il rugby, dove le tifoserie delle due squadra allo stadio si mischiano e vivono insieme la partita senza problemi per se stessi, e soprattutto senza arrecarne ad altri. Dopo l’assalto di Roma all’auto di una mamma con due bambini, incendiata dagli ultras (un bambino è rimasto ferito), si è passato ogni segno.

Foto generica di repertorio


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