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Stampa estera: Romagna, la riviera più “trans”gressiva

lido3_237968tC’era una volta la riviera della trasgressione, quella degli amori estivi consumati in libertà, quella dei dongiovanni romagnoli che avevano fatto della seduzione un arte “ruspante” ma infallibile (prima regola: abbordare sempre le ragazze meno abbronzate; erano quelle arrivate da meno tempo, ed il “moroso” probabilmente non se lo erano ancora fatte); adesso a quanto pare c’è la riviera della “trans”gressione.

Da alcuni anni a questa parte, sembra infatti che lungo le sue strade ed in tanti appartamenti compiacenti delle sue località di mare si stia verificando una anomala, crescente e molto particolare concentrazione di trans e viados (termine che indica la stessa categoria, ma distingue in particolare i transessuali di origine brasiliana). Un fenomeno prima silenzioso, più appartato (per quanto può esserlo questo tipo di prostituzione che tende quasi sempre a comportamenti e abbigliamenti decisamente più “vistosi” di quelli delle normali lucciole femminili), ed ora letteralmente esploso, divenuto ancor più sfacciato, evidente, e soprattutto più frequente, sia fra gli annunci di “relazioni personali” che cominciano con la parola “trans” sui giornali, sia visibilmente lungo le strade notturne (e qualche volta anche pomeridiane) della prostituzione in riviera,

Ora del fenomeno se ne occupa anche la stampa estera. Proprio in questi giorni sulla versione on line della testata internazionale “The Indipendent” di Londra compare infatti un lungo reportage su questa nuova frontiera dell’eros a pagamento nella riviera romagnola. Poveri “vitelloni” di Fellini, se leggessero questa roba, probabilmente insorgerebbero reclamando virilità e sangiovese come mai tramontate “attrattive turistiche” della stessa riviera per il pubblico femminile di tutta Europa. Forse qualcuno di loro farebbe all'”Indipendet” il famoso gesto dell’ombrello e la pernacchia che Alberto Sordi faceva dalla Topolino “cabrio” ai “Lavoratooori!” del film già citato. Già, ma gli “amarcord” sembrano non avere più molto a che fare con il presente; la “virilità” di allora sembra aver subito una specie di inversione dell’asse terrestre, ed oggi pare quasi funzionare da “attrattiva turistica” più per il sesso maschile che per quello femminile… (ma naturalmente speriamo, anzi siamo convinti, di esagerare un po’, sulla scia delle osservazioni della stampa estera).

C’è un particolare, infatti, che pone qualche interrogativo sulla definizione attuale di “virilità” del “macio” romagnolo (e beninteso dei tanti turisti maschili di ogni provenienza che frequentano le spiagge di Ravenna e Rimini): se nella zona si concentrano tanti “trans” vuol dire ovviamente che qui si concentra anche molta “domanda”.
Il fatto è che molte delle prestazioni che vengono richieste ai trans non sono affatto passive, ma anzi attive; l’uomo che va con i trans, spesso giovane e sposato, non vuole solo “possedere”, ma spesso vuole essere a sua volta “posseduto”; questo fa parte dell’ordinaria prostituzione quotidiana dei trans, che infatti nella loro pubblicità sottolineano sempre la valenza attiva/passiva delle loro prestazioni, ed il “giocattolone” che i clienti avranno a disposizione (e quasi mai si tratta di clienti che “non sapevano”, o che credevano di andare con una donna, come raccontano qualche volta, soprattutto se sono stati scoperti… quasi sempre la “sorpresa” è tutt’altro che inaspettata, ma anzi cercata).

Questo non vuole affatto dire che il cliente dei trans sia omossessuale, anzi si tratta per lo più di uomini che hanno una vita eterosessuale normalissima con la moglie, con la fidanzata, o che magari vanno anche con prostitute femminili. Ogni tanto, forse di questi tempi un po’ più frequentemente del passato, vogliono evidentemente provare emozioni e sensazioni diverse. Del resto fin dagli anni Cinquanta il sessuologo Kinsey ha scoperto non solo che la sessualità umana non può essere semplicisticamente classificata in eterosessuale ed omosessuale, ma che lo stesso orientamento sessuale degli individui può attraversare fasi differenti nel corso della loro vita. Magari nel corso di una sola “notte” particolare con un partner che condensa in sé gli aspetti di entrambi i sessi.

Insomma, il fenomeno della “trans”gressione in riviera potrebbe offrire interessanti spunti di analisi a psicologi e sessuologi. Intanto offre spunti per titoli ad effetto su testate estere come “The Indipendet” che ha mandato in zona un suo “inviato” per studiare e descrivere il nuovo volto (con fard, ciglia finte e trucco esagerato) della riviera by night.

Il reporter inglese, Michael Day, si è concentrato sul Lido di Classe, che è la zona dove da più tempo si è insediata la comunità trans della riviera, dando vita a malumori e polemiche borbottate degli altri residenti della zona, ma, come sottolinea lo stesso “The Indipendent”, creando anche un particolare indotto economico di cui beneficiano spesso gli stessi “benpensanti”, che magari incassano dai trans affitti che possono arrivare e superare i 2mila euro al mese, tutto l’anno, anche per “minimissimi” appartamenti (l’importante è che ci stia almeno un letto!).

Michael Day ha paragonato Lido di Classe alla “Salem’s Lot” di Stephen King, la cittadina dove si concentrano i vampiri, ed a poco a poco anche gli altri abitanti cambiano, e diventano a loro volta vampiri.
Il giornalista inglese non allude certo all’eventualità che anche i cittadini “normali” del Lido diventino “trans”, ma piuttosto allude al cambiamento di mentalità, di economia, di demografia, che la presenza di una comunità così particolare e numerosa può produrre nel tempo.

Secondo l’Indipendent attualmente i trans che “soggiornano” d’estate nella zona sarebbero più di 200, quasi lo stesso numero dei residenti ufficialmente censiti nello stesso Lido di Classe, frazione del Comune di Ravenna (poco meno di 300 abitanti “fissi” anche d’inverno).

Quasi tutti, i trans, guadagnano nel “solito” modo: con la prostituzione. Sono quasi tutti stranieri, per lo più brasiliani o sudamericani, qualcuno probabilmente, con le leggi attuali, avrà anche qualche problema di clandestinità. I primi sono arrivati in questa zona, non si sa con quali percorsi, 15-20 anni fa. Evidentemente si sono trovati bene, perché hanno continuato a tornarci, di anno in anno più numerosi, fino ad oggi, e qualcuno ci si è anche stabilito per sempre.

Questo però non sopisce le polemiche, anche politiche, sulla questione. E l’articolo dell’Indipendent le ha probabilmente riaccese. Oltre tutto, anche in questi ultimi giorni, sono in aumento di fatti di cronaca nella zona che hanno come protagonisti trans e viados, anche in questo caso “attivi” (come il viados che ha rapinato un impiegato e poi ha preso a morsi i carabinieri che lo stavano arrestando) e “passivi” (come l’altro viados che è stato avvicinato da un uomo che si fingeva un cliente, ed invece gli ha sferrato un pugno sul naso e gli ha scippato la borsetta, con l’incasso “parziale” della nottata, 350 euro, mica male), proprio come recitano tanti piccoli annunci “particolari” sui quotidiani.

E pensare che l’unico problema dell’Amministrazione, in questi paraggi, sembrava essere quello della “storica” comunità nudista della vicina spiaggia della Bassona al Lido di Dante. Adesso, a quando pare, c’è un’altra “storica” comunità (ci scusino i naturisti per l’accostamento, che non riguarda né vuole esprimere giudizi morali, ma vuole solo essere una constatazione di realtà particolari di questo territorio) che chiede cittadinanza, e soprattutto tolleranza: quella dei trans… ma non sembra proprio che il vento, di questi tempi, soffi a loro favore.


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Andrea Musi

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