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Sposati fino a sesso contrario: a Bologna il caso di un matrimonio che potrebbe essere annullato perché “lui” è diventato “lei”

gayQuello che era un regolarissimo matrimonio, ora per il Comune di Bologna potrebbe non essere più valido e quindi da annullare. E’ il caso di una coppia bolognese, sposata ormai da quattro anni, nella quale il marito ha deciso di cambiare sesso, sottoponendosi a tutto l’iter chirurgico e burocratico che questa decisione comporta, fino ad ottenere il riconoscimento ufficiale della sua nuova identità sessuale di donna anche dal Tribunale di Bologna. Lui ora si chiama Alessandra Bernaroli, ha 38 anni, lavora in banca, ed è tuttora “sposata” con la stessa moglie cui ha detto “sì” allora, nel 2005. O almeno vorrebbe continuare ad esserlo, pur di fronte alle difficoltà frapposte dal Comune di Bologna che, per il momento, si rifiuta di “ratificare” quello che sarebbe a tutti gli effetti un matrimonio fra due donne. Ed un matrimonio omossessuale, nonostante varie richieste, per il momento il sindaco Delbono ha detto che “non s’ha da fare”… tutto questo nonostante che il Comune si trovi a dover sconfessare sé stesso (il matrimonio, prima del cambiamento di sesso, era stato regolarmente registrato), e sconfessare anche la magistratura per la quale la nuova Alessandra è una cittadina in piena regola, con tutti i diritti che aveva prima la stessa persona quando si chiamava Alessandro (compreso, dato ma non concesso, quello di essere sposata) .
Senza contare che un altro Tribunale, nella vicina città di Ferrara, ha sentenziato il pieno diritto di una coppia gay (anche in quel caso due donne) a contrarre matrimonioì. Anche a Ferrara il Comune, del sindaco Tagliani, un PD di stampo cattolico come Delbono, si rifiutava e si rifiuta tuttora di celebrare quell’unione.
Sia per il caso di Bologna, che per quello di Ferrara, l’ultima parola è demandata a pronunciamenti superiori. Il caso di Ferrara (come quelli analoghi di altri tre Comuni italiani) approderà presto alla Corte Suprema. Mentre l’anagrafe di Bologna ha chiesto un parere formale al Ministero dell’Interno.
Di mezzo ci sarebbe infatti la legge che in questi casi (il cambio di sesso di uno dei due coniugi) prevederebbe inesorabilmente l’annullamento del matrimonio. Ma lo stesso Comune di Bologna, prima di applicarla, ha voluto il conforto di un ulteriore parere ministeriale, anche, eventualmente, per individuare procedure che permettano una diversa tutela legale del rapporto fra i coniugi (rapporto che potrebbe essere “derubricato” da matrimonio a convivenza).
Al di là della visione “tradizionalista” della legge in oggetto, la vicenda bolognese è comunque emblematica del problema delle unioni omosessuali, e dimostra l’incongruenza di certi veti: se due “persone”, già regolarmente sposate, intendono continuare la propria vita matrimoniale, ritenendo evidentemente che esistano tutti i requisiti morali, sentimentali e pratici per farlo, perché impedirglielo? Con che diritto lo Stato può entrare nel merito di quella scelta che è assolutamente “personale” e non “sessuale”? Perché un diritto già riconosciuto ed acquisito (il fatto di essere sposati) deve essere abrogato?. Perché obbligare una coppia sposata al “divorzio anagrafico”? Ma allora dove sono i difensori del matrimonio? E la Chiesa non è forse contro il divorzio?

LA REPLICA DEL COMUNE BOLOGNA: COMPORTAMENTO CORRETTO
IL VICESINDACO “LA MODIFICA DELLO STATO CIVILE NON SPETTA A NOI”

Sulla vicenda della coppia bolognese in cui il marito ha cambiato sesso, il vicesindaco Claudio Merighi ha precisato che “i nostri uffici hanno avuto un comportamento corretto e le critiche circolate in questi giorni sono sbagliate perché colpiscono lavoratori impegnati a tutelare la privacy e i diritti e non a limitarli”. In una nota Merighi ha ricordato che “in data 15 dicembre 2009 i dipendenti comunali hanno richiesto parere al Ministero dell’Interno, in considerazione della particolare situazione e cioé la non volontà di entrambi i coniugi di presentare istanza di cessazione degli effetti civili del matrimonio”. Nel frattempo, però, “in attesa di ricevere risposta, gli uffici non hanno proceduto ad alcuna modifica dello stato civile, mentre sono stati invece rettificati nome e sesso sulla scheda anagrafica da maschile a femminile”.
Inoltre, fa notare il Comune, “il matrimonio religioso era stato celebrato a Finale Emilia e pertanto l’ufficiale d’anagrafe del Comune di Bologna non potrà procedere alla modificazione dello stato civile fino a quando lo stesso Comune di Finale Emilia non avrà proceduto all’annotazione sull’atto di matrimonio della cessazione degli effetti civili del matrimonio a seguito della rettificazione di sesso”. (ANSA).

Foto generica di repertorio


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