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Sisma: emessa ordinanza per la ricostruzione

rtmp://178.32.136.159:1935/telecentro/rvm_annivers_sisma_20130528.mp4Il 29 maggio 2012 la terra dell’Emilia tremava ancora, dopo la prima scossa di soli nove giorni prima. Due eventi ravvicinati che portavano morte e distruzione nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, nel reggiano e nei vicini territori lombardi e veneti. La scossa di fine maggio squarciava ulteriormente il tessuto economico e produttivo emiliano e sconvolgeva i centri storici che ad oggi, in alcuni casi, risultano ancora inaccessibili. Il duomo di Mirandola, il castello di San Felice sul Panaro, la torre dell’orologio di Finale Emilia, simbolo del terremoto, sono solo alcune icone della devastazione. Ad esse però si contrappone la grande dignità della popolazione che mai ha perso la speranza di poter ricostruirsi un futuro e di poter nuovamente accedere al cuore lesionato delle proprie città.
Nel giorno del ricordo della prima scossa non poche sono state le lamentele verso un processo di ricostruzione definito come “pesantemente rallentato”: a gran voce si è espressa la necessità di smobilizzare ed utilizzare velocemente le risorse economiche disponibili ma congelate dall’eccessiva burocrazia. A un anno dall’anniversario del secondo sisma ecco però un’ordinanza emanata dal Commissario per la ricostruzione, nonché Presidente della Regione, Vasco Errani, tesa ad agevolare la rinascita dei centri storici. L’ordinanza, la numero 60 del 27 maggio 2013, non solo stanzia 1,8 milioni di euro ma stabilisce misure per la riduzione della vulnerabilità urbana e l’innalzamento del livello di sicurezza sismica. I centri storici, ed anche gli edifici ubicati più esternamente, necessitano di un piano per la ricostruzione, non senza, stabilisce l’ordinanza, incentivi urbanistici diretti a favorire la rapida e completa attuazione degli interventi. Altri 600mila euro sono inoltre finalizzati all’individuazione e al perimetraggio delle Umi, le unità minime di intervento, ossia le aree in cui le amministrazioni comunali sono chiamate ad organizzare la ricostruzione armonizzando le esigenze urbanistiche, architettoniche, strutturali ed economiche. Da una terremoto all’altro, è notizia delle ultime ore la richiesta avanzata dal Consiglio Regionale dell’Abruzzo relativa ad un eventuale utilizzo di parte dei fondi erogati a sostegno dell’Emilia. Si tratterebbe di una sorta di anticipo da destinare alle aree terremotate abruzzesi che sarebbe restituito appena il Governo centrale avrà sbloccato i finanziamenti definiti a suo tempo dopo il sisma che colpì L’Aquila. Del resto il caso aquilano è del tutto singolare, in quanto le risorse sono state stanziate, ma non rese di fatto disponibili, successivamente alla redazione di un piano di intervento: dinamica assolutamente opposta a quanto accaduto in Emilia e a quanto dovrebbe accadere, ossia di fronte ad un’ emergenza lo Stato dovrebbe dapprima accendere un mutuo e poi, di concerto con le istituzioni locali interessate, definire un piano di ricostruzione.


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