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Si teneva i soldi delle multe, vigile condannato a Parma. Rimborsato il Comune, ma non gli automobilisti

MultaE’ stato condannato a 2 anni e 8 mesi il vigile Giuseppe Di Filippo, palermitano, 50 anni, che nel 2005 fu arrestato dai colleghi di Parma, sede dove era distaccato, con l’accusa di concussione, omissione di atti d’ufficio e abuso di potere (ma è stato condannato per peculato). Invece di “staccare” una regolare contravvenzione agli automobilisti trovati a violare il codice della strada, proponeva loro di rimediare all’infrazione con una conciliazione diretta. I soldi sborsati dal guidatore andavano a finire nelle tasche del vigile, che prometteva di spedire regolare ricevuta a casa. Una proposta di accomodamento che appariva perfino allettante agli automobilisti, visto che in tutti i casi accertati (tre) le sanzioni previste dal codice della strada per le infrazioni, in realtà mai contestate, sarebbero state piuttosto pesanti. Ed è proprio su questa “convenienza” che il difensore dell’agente Di Filippo – il vigile è oggi sospeso e a stipendio ridotto – ha insistito nella sua arringa, chiedendo al Tribunale di “derubricare” il reato di concussione in peculato, perché nei casi accertati non vi fu nessuna imposizione agli automobilisti da parte del suo cliente. Tesi sposata dal collegio presieduto dal giudice Mariano Lo Moro che, oltre a condannare Di Filippo per peculato riservandosi l’applicazione dell’indulto, non ha riconosciuto alcun titolo alla richiesta di risarcimento degli automobilisti costituiti parti civili in giudizio. Ammonta, invece, a 10 mila euro più spese il risarcimento riconosciuto al Comune di Parma, che in giudizio figurava sia come parte civile che come responsabile civile.

E’ stato l’avvocato del Comune di Parma, Carmelo Panico, a chiedere e ottenere per il vigile Giuseppe Di Filippo la “derubricazione” del reato di concussione in peculato. Il legale del vigile accusato di aver intascato i proventi di alcune ammende mai realmente “staccate” ma riferite a infrazioni commesse da alcuni automobilisti parmigiani, aveva chiesto la “derubricazione” del reato in corruzione senza ottenerla. Questo ha consentito al Comune della città emiliana, che compariva in giudizio nella duplice veste di parte civile e responsabile civile, di ottenere il risarcimento danni di 10 mila euro più spese, riconosciuto dal Tribunale, senza che l’ente fosse però chiamato a risarcire gli automobilisti. Un altro effetto della condanna a 2 anni e 8 mesi per peculato del vigile è che Di Filippo è a rischio licenziamento. Il vigile, con la sentenza, è stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata di due anni.

(ANSA).


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