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Serie A: la Juve vince con una furbata

Buffon stava per tradire la Juventus: il suo errore fa pareggiare il Genoa. Poi una svista clamorosa dell’arbitro Mazzoleni consente a Del Piero di battere un rigore inesistente (Gasperini dice:”Una furbata”) e Zaccheroni festeggia così la sua prima vittoria. Juve che scavalca il Palermo in classifica. Torna alla vittoria anche la Lazio, dopo la turbolenta settimana del cambio in panchina. Reja fa professione di realismo e approfitta di un Parma stanco. Vincono anche Bologna e Siena, entrambe fuori casa, e il Cagliari contro il Bari. Pari fra Catania e Atalanta. Stasera Napoli-Inter può dare speranze alla Roma di avvicinarsi alla vetta, se vince il Napoli, o alla Juventus di riacciuffare la zona Champions, se vince l’Inter.

CAGLIARI-BARI 3-1
Cagliari in vantaggio al 12′ con Conti, di testa, dopo un capolavoro di Matri che si destreggia in area fra cinque baresi. La reazione del Bari è blanda, non da Bari, cui forse manca fin troppo il mobilissimo Barreto. Raddoppia Nené su punizione deviata. Il Bari rientrerebbe anche in partita a inizio ripresa con un bel sinistro di Salvatore Masiello, ma dopo pochi secondi il Cagliari ristabilisce il doppio vantaggio con un gol in compartecipazione fra Cossu e il barese Gazzi.

CATANIA-ATALANTA 0-0
Pioggia biblica con conseguente pantano che quasi obbliga Trefoloni a rinviare la partita. Poi smette e si comincia. All’8 Garics riesce misteriosamente a non centrare la porta da due metri. Amoruso prende il palo cinque minuti dopo. Il Catania vorrebbe giocare palla a terra ma l’acqua glielo impedisce. Siciliani rattrappiti, bergamaschi più convinti di sé. Grossi problemi sulle fasce per gli uomini di Mihajlovic. A sinistra Valdez sembra il clone di Messi e a destra Garics ricorda Dani Alves. Incide poco Maxi Lopez. Morimoto manda alto il pallone del vantaggio all’inizio del secondo tempo. Andujar, piazzato male, è costretto a un recupero spettacolare per impedire a Doni di segnare di testa. Espulso Bellini. Finisce in rissa da saloon dopo un fallo su Doni al limite dell’area.

CHIEVO-SIENA 0-1
Il Chievo domina, il Siena guarda. Ma i veneti non pungono mai. Anzi Yepes, a cinque minuti dal riposo, devia verso la propria porta un pallone che sarebbe entrato per l’autogol se non avesse incontrato il palo. Secondo tempo sulla falsariga del primo, anche se il Siena sale di qualche metro a metà campo. E la prova di una mutata situazione tattica arriva al 29′ quando Reginaldo gira di destro in rete facendo assaporare a Malesani un’ipotesi di vendetta davanti al suo ex (sparuto) pubblico. Che inizia al fischio finale.

JUVENTUS-GENOA 3-2
Milanetto si fa male nel riscaldamento, Gasperini inserisce Suazo e cambia modulo (4-4-2). Stadio mezzo vuoto. Segno che non basta il nome Zaccheroni per riscaldare i cuori bianconeri. Ci vogliono i fatti. Fatti che la Juve fa fatica a produrre mentre già a 9′ il Genoa colpisce un palo in controbalzo con Marco Rossi. Il genoano ne fa un caso personale e dopo sei minuti si prende la rivincita sul palo e su Buffon dopo una splendida verticalizzazione di Zapater che mette Acquafresca in condizione di servire un ottimo assist al suo capitano. Il pubblico di casa, già in partenza non particolarmente euforico, ammutolisce per svariati minuti. Poi, dopo l’esplosione di quattro o cinque petardi, iniziano i cori di protesta. Zaccheroni pretende che Candreva faccia il De Rossi e non è cosa. La Juve attacca con foga. Tutte azioni confuse, figlie di un evidente disagio psicologico e tattico. Pari di Amauri, che non segnava dal 28 ottobre: gran colpo di testa su una pessima, ma davvero pessima uscita di Amelia. Ripresa: Genoa vicino al raddoppio con Papastathopoulos, la Juve con Diego. Tanta voglia e pochissima qualità in campo, specie sulla sponda bianconera. Poi, dal nulla, un’azione da manuale, Del Piero-Diego-Del Piero, e Juventus avanti 2-1. Per un minuto solo: ancora Rossi, su un grave errore di Buffon, pareggia. Per il Genoa in campo anche il 17enne italo-egiziano El Shaarawi. Del Piero inciampa fuori area sulle gambe di Papastathopoulos e l’arbitro Mazzoleni fischia un inaccettabile rigore: 3-2.

PARMA-LAZIO 0-2
Parma stabilmente avanti nel primo quarto d’ora. Discreto l’avvio di Ledesma, volto nuovo (dopo il confino voluto da Lotito) e forse unica speranza di questa Lazio con Zarate in panchina e il baratro della B a portata di mano. Biancocelesti che si affidano al contropiede. Portieri inoperosi. Biabiany si mangia un gol colossale al 20′ con la porta spalancata. Parma sempre in pressione. Lazio slegata, con Rocchi e Floccari spesso abbandonati al proprio destino da una linea di centrocampo poco propositiva per vocazione e scelte tattiche (imbrigliato pure Mauri). Nella ripresa Guidolin mette Paloschi per Bojinov ma Paloschi si fa subito male (entra Lanzafame). Rocchi tira alto da buona posizione. Muslera dice no a Biabiany. Partita in crescita. Salvataggio sulla linea di Paci (con un braccio e forse oltre la linea). Reja inserisce Zarate per Rocchi, il nuovo tecnico, dopo averlo escluso, adesso confida nella velocità dell’argentino. E la Lazio va in gol con Stendardo dopo un errore del portiere Mirante. Espulso Jimenez per proteste, Parma in dieci e stanco dopo il recupero infrasettimanale con l’Inter. Kolarov non concretizza il contropiede del possibile raddoppio. Stremato, il Parma concede spazi spaventosi che Zarate finalmente sfrutta. Finisce 0-2.


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Maurizio Rizzi

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