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Scuola: legge sulla dislessia. Lettera al direttore

Egregio Direttore,
dopo tanti anni di insegnamento e veramente frustrante e deludente vedere che la nostra scuola non solo non e stata migliorata ma si avvia verso un lento e sicuro declino deludendo le aspettative degli studenti che vedono in essa un’opportunita e per molti di loro forse l’unica opportunita.

L’ultimo colpo di grazia e stata la Legge sulla Dislessia recentemente approvata in sede di commissione deliberante, non con votazione democratica nelle due camere parlamentari.

A chi giova ed a chi serve questa legge?

Mi ritrovo in quasi ogni classe con 4/5 alunni etichettati dislessici, non ci si accorge di niente, fino a quando l’insegnante di sostegno della classe nel consiglio di classe non ne fa i nomi evidenziando se si tratta di discalculia (difficolta nel fare i calcoli ) e/o disortografia ( errori di ortografia) o dislessia (lentezza o errori nella lettura). Con 30 alunni in classe e con 9 classi spesso di questi alunni ci si dimentica il nome , si collega il loro nome a quanto era stato detto nel momento delle verifiche.

C’e l’alunno che rifiuta di farsi interrogare, che si e seduto all’ultimo banco perche si vergogna di
sbagliare e di mostrare a tutti che lui e diverso dagli altri.
C’e l’alunna che si blocca durante l’interrogazione , intimidita che si mette a piangere e anche se incoraggiata non risponde piu.
Poi c’e l’alunno che durante la verifica scritta, vedendo la maggior parte dei suoi compagni consegnare, ti chiede preoccupato se puoi lasciargli piu tempo perche ti dice: “prof. io sono dislessico”.
Poi non solo ha consegnato entro le due ore prestabilite ma scopro che il suo compito e uno dei migliori della classe con una grafia piu curata e corretta di quella di altri suoi i compagni invece non etichettati dislessici.
Ci sono gli alunni, e sono la maggioranza, che seppure con vergogna ti dicono che sono dislessici, e che non sono tenuti a prendere appunti, non seguono neanche la lezione , non studiano. Frequentano la scuola piu per stare assieme ai loro compagni che per imparare, tanto alla fine dell’anno saranno promossi, e cosi che e andata negli anni precedenti e sara cosi anche quest’anno. I loro elaborati sono pieni di errori, pessima grafia, sembra che non abbiano mai frequentato la scuola eppure hanno fatto cinque anni di scuola elementare e tre di media inferiore.
Parlando con qualche genitore ne scopri il perche: al figlio i compiti non venivano corretti, in alcuni casi l’insegnante evidenziava l’errore ma non spiegava perche aveva sbagliato; lo studente preparava la lezione ma non veniva interrogato, non ci si aspettava lui imparasse alcunche, cosi lui abituato a non fare niente a scuola, ora non vuole fare niente.
Un genitore addirittura mi ha detto che la psicologa che seguiva il figlio gli aveva detto di non leggere tanto non sarebbe servito a niente perche non avrebbe comunque imparato perche di dislessia non si guarisce.
Questo e l’aiuto che sta venendo dato e che si vuole dare agli alunni che hanno difficolta nel leggere scrivere e far di conto?
Perche gli studenti gli errori li fanno, se non hanno frequentato una buona scuola elementare le lacune le hanno e allora che facciamo diciamo che sono tutti malati? Che soffrono tutti di disturbi dell’apprendimento? O ci rimbocchiamo le maniche e come ha fatto Don Milani nella sua scuola di Barbiana, ci prendiamo cura di questi studenti.
Don Milani non ha mandato i suoi studenti che erano stati bocciati piu volte, ritenuti stupidi ed incapaci di apprendere nella scuola pubblica, dal neuropsichiatra infantile per verificare il loro quoziente intellettivo o per una diagnosi di dislessia. Dopo anni di scuola elementare non leggevano fluidamente e senza errori, ne scrivevano correttamente con una buona grafia, e probabilmente sbagliavano anche i calcoli, eppure lui con il suo impegno e soprattutto credendo nelle loro capacita ne ha fatto delle persone Istruite , ne ha fatto delle persone che amavano la scuola e insegnavano ai bambini piu piccoli.
Perche dobbiamo dare credito a teorie psichiatriche fallimentari che stanno buttando nello sconforto e nello scompiglio alunni e genitori e non recuperare gli insegnamenti e l’esperienza di grandi pedagogisti ?
Perche un gruppo di psichiatri ha deciso a tavolino che gli studenti che in seconda elementare devono saper leggere fluidamente e senza errori, devono saper scrivere correttamente ed avere una buona grafia, non devono superare il numero di errori nei calcoli prestabilito nei loro protocolli ?
Senza tener conto delle numerose variabili che intervengono nel processo di apprendimento, insegnante, metodo di studio, ambiente familiare ecc, hanno stabilito che gli alunni che cadono fuori dai loro parametri, sono dislessici, sono affetti dai cosi detti disturbi specifici dell’apprendimento, sono disabili e non impareranno mai. Secondo le loro teorie se un alunno non ha imparato dopo 18 mesi di esposizione alla lettura, c’e qualcosa che non funziona nel suo cervello, non si sa bene cosa, qualcuno parla di un gruppo non ben identificato di cellule celebrali, qualcun altro sta facendo risonanze magnetiche, qualche anno fa si parlava del gene y, tutte teorie scientifiche che farebbero inorridire Galileo Galilei.
Una legge e stata approvata e corsi di aggiornamento per i formatori sui disturbi dell’apprendimento stanno venendo programmati per assicurarsi che sempre piu studenti italiani e famiglie vengano buttate nella confusione e scompiglio e che i sogni che un genitore ha per il futuro del proprio figlio vadano a finire nella pattumiera, perche la carriera di un dislessico e segnata.
Qualche anno fa gli “esperti” dicevano che i “dislessici” erano il l 4% dei bambini, oggi gia le stime sono del 7-8 % chissa fra qualche anno?
Ritengo di far parte di una generazione di persone fortunate, per aver vissuto in un periodo in cui avevi il diritto di sbagliare, l’opportunita di correggere gli errori, un’insegnante che mi segnava di rosso o di blu i miei elaborati, di avere avuto il tempo che mi serviva per correggermi, esercitarmi per apprendere ed imparare, e soprattutto la serenita e tranquillita con la quale ho vissuto il mio percorso scolastico.
Anche se non fossi stata veloce nella lettura, se avessi fatto molti errori nello scrivere, se avessi sbagliato i calcoli, nessuno avrebbe messo in dubbio la mia sanita mentale e capacita di apprendere, nessuno avrebbe chiamato mia madre per portarmi a 7/8 anni dal neuropsichiatra infantile per una diagnosi di dislessia. Nessuno mi avrebbe inculcato l’idea di essere incapace con tutte le conseguenze emotive, psichiche e sociali che questo comporta.
I bambini di oggi purtroppo non hanno questa possibilita, qualcuno ha lavorato duramente per assicurarsi che molti di loro non l’avessero. Questo riguarda tutti noi perche un giorno quel bambino potra essere tuo figlio.
A.M.P. Insegnante


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10 Commenti in “Scuola: legge sulla dislessia. Lettera al direttore”

  • MA! scritto il 31 gennaio 2011 pmlunedìMondayEurope/Rome 15:24

    Spiace leggere simili superficiali considerazioni proprio da parte di una docente. Diffatti, se avesse davvero desiderato informarsi, non Le sarebbe stato difficile reperire anche publicazioni ad hoc. Basti pensare che ad. es. la discalculia è apprezzabile anche con la lettura dell’elettroencefalogramma, che permette di osservare la produzione di particolari onde che, a loro volta, influenzano l’uso di quell’area della corteccia celebrale. Fortunatamente non tutta la “sua” generazione, gentile professoressa, parla senza conoscere e fortunatamente in Italia ci sono luoghi e persone specializzate a poter fare una corretta diagnosi di dislessia, che non è una scusa per non studiare, così come non può negarsi un “deficit” (diciamo così impropriamente) per chi soffre di balbuzie!! Sono rimasta abbacinata da questa lettura.Cordialmente

  • maria antonietta scritto il 31 gennaio 2011 pmlunedìMondayEurope/Rome 19:22

    Un’insegnante del genere forse avrebbe veramente bisogno di un corso di formazione sui disturbi dell’apprendimento,
    e capirebbe che i ragazzi dislessici non sono ne stupidi, ne asini!!! ( e non si meraviglierebbe di un compito di un dislessico fatto bene!!) e questo i genitori lo sanno benissimo….. per questo motivo pretendono che la legge non venga disattesa…. Nomina Don Milani…. ma ahimè non lo prende come esempio…… gliene manca la sensibilità… come si permette di definire la dislessia “un etichetta”……e accusare genitori e insegnanti di non essere all’altezza dei propri compiti?….. in un passo del suo scritto mi trova veramente d’accordo…. quando dice che la scuola si avvia inesorabilmente verso il declino…. i suoi giudizi come insegnante ne sono una conferma.
    ps..Don Milani era una persona molto intelligente….e se hai suoi tempi ci fossero stati gli strumenti compensativi…..sicuramente se ne sarebbe servito…..ogni soluzione era ben accetta …aveva un obbiettivo da raggiungere…… quello di far volare in alto i suoi alunni,senza acun pregiudizio………………………
    mamma di un ragazzino dislessico

  • elisabetta croda scritto il 31 gennaio 2011 pmlunedìMondayEurope/Rome 23:54

    ..quel bambino è già mio figlio! ed ha imparato a leggere in terza elementare..
    non metto di certo indubbio la sanità mentale di mio figlio!
    non voglio essere offensiva dicendo che verificherei la sua, così le dico semplicemente di informarsi meglio.. mi sembra un po’ ignorante sull’argomento..

  • Giovanna scritto il 1 febbraio 2011 ammartedìTuesdayEurope/Rome 8:47

    Tipica lettera chi ha la presunzione di aver capito tutto e di non essere diponibile ad accettare ciò che è ormai codificato ovunque dal mondo scientifico e che una legge ora tutela, come nelle nazioni più civili, allo scopo di offrire pari opportunità a tutti gli studenti.
    Insegnante che non ha ritegno nel negare pubblicamente e da tempo le evidenze scientifiche di cui peraltro ha già ampiamente in passato dimostrato di non essere in grado di comprendere la sostanza e i metodi che pure critica. Sarebbe interessante che , in qualcuna delle sue periodiche estrinsecazioni, citasse qualche referenza scientifica che accreditasse autorevolmente le sue personali e autoreferenziali teorie pedagogiche.
    Giudizi pericolosi non solo per il 4% degli alunni con dislessia di cui nega l’esistenza, ma cnche per il restante 96% degli studenti.

  • Debora scritto il 1 febbraio 2011 ammartedìTuesdayEurope/Rome 11:39

    Cara A.M.P. insegnante, prendo spunto dalla tua lettera per dimostrare quanta ignoranza e superficialità c’è nella scuola italiana a proposito dei D. S. A. . I DSA sono diturbi specifici di apprendimento e consistono in dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia che a volte, non sempre, possono essere presenti in comorbilità. Non sto qui a spiegare cosa siano questi disturbi, sarebbe eccessivamente lungo e sicuramente ci sono fonti migliori della sottoscritta.
    Il motivo per cui scrivo è un altro: per decenni gli alunni che non raggiungevano buoni risultati a scuola sono stati etichettati come sfaticati, sciocchi, poco intelligenti. Questo comportamento sicuramente non ha stimolato gli studenti meno bravi ad applicarsi nè tantomeno ha fatto forza sulla loro autostima. Finalmente, da un po’ di tempo, si è scoperto che molte difficoltà degli alunni sono dovute, appunto, ai DSA, che possono avere cause genetiche e non. Queste scoperte sono state fatte proprio grazie alla neuropsichiatria. Perchè questo tuo attacco allora? Pensi davvero che i DSA possano essere “curati” grazie, o solo grazie, alla pedagogia? Pensi davvero che i test a cui questi ragazzi sono sottoposti siano inutili? Forse può essere fonte di stress sottoporsi a dei test, non lo nego. Ma per scoprire se hai un’infezione in corso il medico di base ti sottopone a degli esami clinici, giusto? Allora perché non sottoporre un ragazzo a dei test, per capire se è affetto da DSA e, di conseguenza, programmare un intervento mirato nei suoi confronti? Perché di questo si tratta: studiare il “caso” per poi scegliere il metodo didattico individualizzato. Sappi che insegnare ad un alunno con DSA non è facile: è un lavoro duro, bisogna semplificare i concetti, sintetizzarli, lavorare su residui di memoria, fare esempi, concretizzare. Ed ogni ragazzo è diverso dall’altro nel suo stile di apprendimento. Ogni alunno va studiato singolarmente. C’è bisogno anche di un’indagine psicologica su un alunno con DSA, per capire se le sue difficoltà hanno anche un’origine psicologica, ambientale… Insomma, ripeto, non è facile… Dunque, piuttosto che asserire l’inutilità della neuropsichiatria o della psicologia sarebbe meglio collaborare, insegnanti curricolari, insegnanti di sostegno, psicologi, neuropsichiatri: solo in questo modo si può aiutare questi ragazzi a trovare il loro metodo, la loro strada. Non è facendosi la guerra tra categorie che risolviamo il problema.
    D. V. insegnante di sostegno

  • mamma arrabbiata scritto il 1 febbraio 2011 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 15:18

    Gentile Direttore, mi chiedo in che scuola “viva” questa docente e che conoscenza abbia sulle diagnosi di dislessia o altri Disturbi Specifici di Apprendimento (D.S.A.) per affermare ciò che scrive, infarcendo tali affermazioni di una quantità tale di scorrettezze da farmi pensare di non aver mai incontrato un dislessico veramente. Prima di tutto faccio presente che la diagnosi dev’essere fatta seguendo dei protocolli stabiliti da una Conferenza di Consenso del 2005 che ha visto la condivisione di più di 20 categorie di ordini professionali e che prevede una serie di tests molto seri e rigorosi, che servono ad attestare la presenza uno più Disturbi di origine neurobiologica (non psicologica). Faccio presente che gli alunni con DSA sono fra quegli che spesso a fronte di molte ore di studio, raccolgono scarsi successi scolastici se non valutati nella maniera corretta e supportati da strategie didattiche e di studio opportuni, che non rappresentano facilitatori, ma mezzi compensativi necessari per testare le abilità di questi alunni e non le loro disabilità. Questi ragazzi apprendono, ma in un modo diverso dagli altri.

  • ivan scritto il 2 febbraio 2011 pmmercoledìWednesdayEurope/Rome 16:38

    Il disturbo specifico è un problema neurobiologico: gli allievi hanno bisogno di strumenti compensativi e dispensativi per imparare……ma soprattutto noi docenti abbiamo bisogno di più corsi di aggiornamento.
    A proposito, già che è stato citato: Galileo era dislessico (basta vedere i suoi scritti)!

  • anna rita deiana scritto il 5 febbraio 2011 pmsabatoSaturdayEurope/Rome 19:20

    «Mio figlio dislessico punito perché in aula si distraeva»
    Le maestre erano convinte che quel bambino non avesse voglia di studiare, che non gli piacesse andare a scuola: lo rimproveravano, lo punivano e gli impedivano di mangiare la merenda finché non completava tutti i compiti. Non avevano capito che quel ragazzino fosse dislessico, affetto da una malattia particolarmente diffusa e ancora poco conosciuta.

    Un disturbo neurologico che provoca stanchezza, impedisce ai ragazzi di seguire i discorsi, rende molto difficile imparare. I giovani dislessici commettono tanti errori, soprattutto nella scrittura e nella lettura, ma anche nel calcolo. E proprio per questo i professori sospettano che siano pigri. A Terralba è successo più o meno così.
    Anna Rita Deiana è una mamma tenace che ha lottato quasi cinque anni per spiegare cosa fosse la dislessia agli insegnanti di suo figlio. E a fare in modo che il bambino potesse utilizzare la calcolatrice per fare le operazioni e che avesse più tempo per fare i compiti in classe. La terapia per i dislessici è proprio questa: la prescrivono gli specialisti che si occupano di una malattia che non ha necessità di altre cure. «Il problema è stato riconosciuto dai medici, ma i dirigenti della scuola non ci hanno mai creduto e non hanno mai fatto nulla per aiutare nostro figlio a superare le sue difficoltà – racconta Anna Rita Deiana – Hanno continuato a credere che fosse pigro e svogliato, invece è un ragazzo molto intelligente che deve fare i conti con un morbo assurdo. Abbiamo chiesto che il carico di lavoro per lui fosse ridotto, che potesse utilizzare almeno la calcolatrice ma non è servito a nulla. Per aiutare il bambino a fare i compiti siamo costretti a pagare una pedagogista, anche se questo servizio dovrebbe essere fornito dalla Asl».
    Ora Anna Rita Deiana è impegnata a far conoscere il più possibile questo disturbo neurologico di origine genetica. Alla sua iniziativa si affianca quella dell’ex Provveditorato agli studi di Oristano che, insieme alla Asl, ha fatto uno studio sull’incidenza della dislessia in tutta la provincia e ha messo su un’equipe che si sta occupando della malattia. «Chissà quanti altri bambini hanno questo problema e nessuno si è reso conto: magari vengono accusati di non essere interessati allo studio e invece hanno difficoltà oggettive – sostiene Anna Rita Deiana – Mio figlio è un ragazzo vispo, ma ha bisogno di tempi più lunghi per assimilare le lezioni e svolgere i compiti. Eppure le maestre lo consideravano un asino».

    Fonte:

  • fabio scritto il 12 febbraio 2011 pmsabatoSaturdayEurope/Rome 12:23

    Non viene il dubbio che l’equazione dislessico=pigrone sia un pochino superficiale?
    Io credo che per parlare di qualsiasi cosa (dilsessia o vendemmia dell’82, non ha importanza) bisogna prima conoscere l’argomento.
    Se non lo si fa i casi sono 2: o si è dei pirla, o si parla per secondi fini.
    Chi parla per secondi fini mi fa un pò pena: difficilmente otterrà qualcosa (che cosa poi? mah!)
    Per i pirla invece un consiglio: provate a fare i compiti con un dislessico, stateci insieme per un pò, mettetevi in ascolto (presupposto indispensabile per informarsi senza pregiudizi)osservate con attenzione libera, e alla fine tirate delle conclusioni: se avete cambiato idea avrete avuto modo di imparare dai vostri errori, se invece non l’avete cambiata allora siete dei pirla stabili vita natural durante (che è molto ma molto peggio della dislessia perchè più pericoloso per chi vi sta vicino).

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