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Sclerosi multipla: gruppo di ricerca boccia ipotesi Zamboni

E’ possibile che si sia arrivati al definitivo chiarimento del dibattito sulla sclerosi multipla e il suo legame con la Ccsvi (Chronic cerebrospinal venous insufficiency), l’anomalia del flusso di sangue dovuto a restringimenti delle principali vene del sistema nervoso centrale che, secondo il prof. Zamboni, potrebbe concorrere al danno dei tessuti che caratterizza la sclerosi multipla: la CCSVI non e’ associata con lo sviluppo della malattia, ne’ con la sua gravita’. L’ipotesi di un nesso di causalita’ tra le due condizioni era stata formulata dal prof.Zamboni, arrivato a descrivere un procedimento di disostruzione delle vene del collo e del torace, mentre a gettare luce sulla mancanza di correlazione e’ stato un gruppo di ricerca italiano, dell’universita’ Tor Vergata di Roma, coordinato da Diego Centonze che ha pubblicato la ricerca sulla versione on line degli Annals of Neurology. La sperimentazione e’ stata condotta su 84 persone con sclerosi multipla e 56 controlli sani. L’elemento dirimente della ricerca sta nel fatto che ad eseguire l’ecodoppler necessario ad individuare la CCSVI sono stati 3 radiologi formati dallo stesso Paolo Zamboni ed e’ stato seguito il protocollo del medico ferrarese. Lo studio si e’ svolto in cieco. I radiologi non sapevano se il paziente da analizzare avesse o meno la sclerosi multipla e a ”refertare” l’esame e’ stato uno specialista diverso da quello che materialmente aveva fatto l’esame. ”I nostri risultati – ha affermato all’ANSA Centonze – evidenziano che non c’e’ nessuna differenza significativa nella prevalenza della CCSVI tra i pazienti malati e i controlli ovvero e’ stato riscontrato un 40% di casi di CCSVI sia nei sani che nei controlli”. La seconda parte dello studio ha indagato, poi, se l’anomalia venosa, se pur non collegata alla prevalenza della malattia, fosse legata alla sua gravita’ e anche in questo secondo ambito non sono risultate evidenze scientifiche, per questo motivo, Centonze ha sottolineato che ”togliere la stenosi con un intervento chirurgico non cambia il decorso della malattia”.

Fonte ANSA


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