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Sciopero dei pasti alle scuole di Bologna

Sciopero dei pasti alle scuole materne, primarie e secondarie di primo grado a Bologna, portando un panino da casa: è la protesta dei genitori dell’Osservatorio Mense che chiedono più qualità, cibi biologici e criticano alla società pubblico-privata Seribo, che produce pasti per 16mila bimbi, una serie di azioni mancate, tra reinvestimento degli utili e un nuovo centro pasti. Due consiglieri di M5s e Fi hanno anche puntato il dito contro il Comune che ha imposto il pasto in alcune scuole, non permettendo di mangiare panini portati da casa. Il Comune “ha l’obbligo di fornire il servizio”, ha chiarito l’assessore alla scuola Marilena Pillati, e ci sono difficoltà organizzative nel garantire entrambe le modalità, consumare i panini portati da casa e i pasti. Ma “nei casi in cui l’adesione all’iniziativa è totale”, senza l’aggravio di “due modalità in spazi diversi”, l’indicazione “è poter non ordinare il pasto Seribo” e “tutti i bambini consumano un pasto alternativo”, sotto vigilanza e in “totale tranquillità e serenità”. “Non comprendo a pieno le ragioni” della protesta, ha aggiunto: “da diversi mesi la Commissione mensa cittadina sta lavorando e, anche grazie al prezioso contributo dei genitori, ha prodotto risultati”. Con le diverse componenti della Commissione (genitori, insegnanti, Asl e Seribo) “abbiamo condiviso la necessità di costruire al più presto un nuovo centro pasti, che è già nel piano investimenti 2014, e di aumentare significativamente i prodotti biologici in linea con la legge regionale, che potrà essere recepito nel prossimo contratto”. Il consigliere regionale indipendente Giovanni Favia fa notare: “A Bologna la percentuale di ingredienti bio è ferma al 18% contro il 70% previsto dalla normativa regionale”. Pillati sottolinea però anche altre novità condivise “in corso di introduzione”: “la sostituzione della stoviglieria a perdere con quella in ceramica” e i nuovi menù da marzo “in tutti i centri di produzione pasti”, più aderenti alle linee regionali sui nutrienti. Non convinto il consigliere regionale Manes Bernardini (Lega), che ha ribadito il “problema dell’insufficiente qualita’ e il costo troppo elevato”.


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