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Riparte la caccia: al via anche la maxi-mobilitazione animalista

Poco meno di tre giorni e si parte: domenica 19 settembre si alza il sipario sulla stagione venatoria 2010. Tra proteste, modifiche alla legge che regola la caccia, e blocchi alle pre-aperture regionali da parte dei Tar, il popolo anti-doppiette prepara una maxi-mobilitazione per sabato a Venezia. Mentre entra nel vivo la petizione che ne chiede l’ abolizione e i cacciatori sbandierano un sondaggio che da’ all’ attività venatoria ”il 53% di italiani favorevoli”. L’appuntamento nel capoluogo Veneto, scelto dalla Lav (Lega antivivisezione) come ”regione simbolo per l’alta densità di cacciatori”, capita proprio a ridosso dell’avvio ufficiale al calendario 2010 con lo slogan ‘Conserva la biodiversità, aboliamo la caccia”. Nel corso degli ultimi 20 anni, ricorda la Lav, ”il numero di cacciatori si è dimezzato passando (secondo l’Istat) da 1.500.986 unità del 1988 a 751.876 del 2007” con il centro-nord del Paese che ne ospita circa il 70%. Intanto, domani al Senato verranno presentate le prime 13.000 firme per chiedere l’abolizione della caccia da parte di ‘No alla caccia’, Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali), e Lac (Lega per l’abolizione della caccia). Nelle intenzioni delle tre associazioni c’è la volontà di continuare a raccogliere firme fino a quando – dicono – ”la volontà della maggioranza degli italiani, favorevole all’abolizione, non verrà rispettata”. Eppure, stando a un sondaggio di ‘Astra ricerche’ (condotto attraverso 2.112 interviste rappresentative di 46,9 milioni di italiani), presentato a Roma e commissionato dal Comitato nazionale caccia e natura, e da Face Italia (una federazione composta da Federcaccia, Liberacaccia, Anuu Migratoristi, Enalcaccia), ”il 53% degli italiani si schiera dalla parte della caccia”. Al suo interno una divisione tra un 43% che apre alla caccia ”se normata, limitata e sostenibile” e ”un 10% a favore di una caccia senza limitazioni”. Mentre il 47% risulta contrario. All’interno del 53% (circa 25 milioni di persone) di ”non contrari alla caccia” si distingue tra chi la tollera soltanto se colpisce specie non protette e chi se consentita solo in zone e periodi limitati. Secondo lo studio ”soltanto il 32% è conscio dei vincoli assai rigidi” – in base alla segnalazione di 18 limiti all’esercizio della pratica (tra cui la restrizione territoriale e temporale, animali non a rischio di estinzione, senza trappole e solo con fucili autorizzati, e altri) – che regolano l’attività venatoria. Per il responsabile biodiversità e politiche faunistiche del Pd, Marco Ciarafoni, non ci può essere una caccia ‘no limits’ ma soltanto un’attività ”sostenibile e responsabile”. Secondo Ciarafoni, dalla ricerca emerge anche che ”un italiano su due è contrario alla caccia” ma allo stesso tempo viene confermato che c’è uno ”spazio enorme di convergenza tra coloro che hanno il comune obiettivo della salvaguardia ambientale e della ricostruzione del patrimonio faunistico”, nel rispetto delle indicazioni della scienza e delle normative europee. La ricerca viene letta in modo diverso dalle associazioni ambientaliste (Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia) secondo cui è ”una clamorosa conferma di un’Italia anti-caccia” e di quel ”90% di italiani che è contro ogni forma di liberalizzazione dell’ attività venatoria”. Rispondono i cacciatori: ”Sommare il dato del 47% degli italiani contrari alla caccia con il 43% degli italiani favorevoli alla caccia regolamentata per affermare che il 90% dei nostri connazionali è contrario alla caccia è indiscutibilmente un falso ideologico oltre che un grossolano errore”. E allora, in conclusione, il presidente di Arcicaccia, Osvaldo Veneziano, si augura che ”la ricerca commissionata sia utile affinchè i ‘pifferai’ del mondo venatorio sappiano abbandonare la demagogia. Ora – osserva – c’è una sola cosa da fare, azzerare tutto e ripartire da un tavolo di confronto serio e sereno”.

(Fonte Ansa)


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