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Riordino delle province, la Consulta boccia il “Salva Italia”

La riforma delle province non può essere disciplinata attraverso un decreto legge. A stabilirlo è la Corte Costituzionale che con la sua sentenza ha di fatto dettato uno stop al riordino e alla riduzione degli enti varata dal governo Monti e contenuta nel cosiddetto decreto salva Italia. La Consulta ha dunque accolto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle regioni. Secondo i ricorrenti il decreto Salva Italia avrebbe violato diversi articoli della Costituzione e attuato una riforma complessiva attraverso un
provvedimento il cui obiettivo era salvaguardare le finanze pubbliche. Secondo le regioni, inoltre, in base al decreto le province non avrebbero più esercitato le funzioni previste dall’art.118 della Costituzione.
Nel dettaglio, la suprema Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di diversi commi dell’art.23 del decreto Salva Italia e gli articoli 17 e 18 del decreto legge numero 95 del 2012 in base al quale il riordino delle province era stato impostato sui due criteri dei 350.000 abitanti e dei 2.500 chilometri di estensione. Il decreto legge è un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza e questa sua caratteristica fa sì, secondo i giudici costituzionali, che non possa essere utilizzato per realizzare una riforma organica come quella prevista dalle norme censurate.
Soddisfatto il presidente dell’Unione delle province Antonio Saitta secondo cui la sentenza “ conferma che le riforme delle istituzioni costitutive della Repubblica non possono essere fatte per decreto legge”. Per Saitta, inoltre, “non si può pensare di utilizzare motivazioni economiche, del tutto inconsistenti, per mettere mani su pezzi del sistema istituzionale del Paese” . Per Gaetano Quagliarello, ministro per le riforme istituzionali, la sentenza “ rende ancora più importante intervenire attraverso le riforme costituzionali sull’intero titolo V per semplificare e razionalizzare l’assetto degli enti locali”.
Il decreto bocciato dalla Consulta prevedeva che in Emilia Romagna il numero delle province passasse da 9 a 5 con l’accorpamento di Parma e Piacenza, Modena e Reggio- Emilia, e delle quattro province romagnole.


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Un Commento in “Riordino delle province, la Consulta boccia il “Salva Italia””

  • Michele scritto il 4 luglio 2013 pmgiovedìThursdayEurope/Rome 15:49

    Decidere di abolire le Province per ridurre la spesa pubblica è come decidere di amputare una gamba per ridurre i chili in eccesso…..alla fine ho effettivamente perso peso, ma ho fatto la cosa giusta?

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