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Ravenna: Verdi inaugura la stagione dell’Alighieri

Il trovatore di Giuseppe Verdi inaugura venerdì 19 novembre alle 20.30 (replica domenica 21 alle 15.30) la Stagione d’opera 2010-2011 del Teatro di Tradizione Dante Alighieri di Ravenna.

Firmata per regia e ideazione scenica da Cristina Mazzavillani Muti, l’opera più visionaria del Cigno di Busseto sarà riproposta nell’allestimento trasognato e d’avanguardia presentato da Ravenna Festival nel 2003, dove fu accolto da un grande successo di pubblico e di critica. Sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini il maestro Nicola Paszkowski che con questo titolo debutta nel repertorio verdiano.

La visionarietà di Cristina Muti, ancora una volta artefice di un grande laboratorio per giovani cantanti, musicisti e creatori-elaboratori di immagini e suoni, rilegge il capolavoro di Verdi (che Massimo Mila definiva “il più pazzo dei melodrammi”) in chiave moderna, grazie all’uso strutturale ed intensivo delle tecnologie multimediali, pur con continui e precisi rimandi alla tradizione dell’opera. Una zingara sul rogo, un bambino rapito e un altro, bruciato, per vendetta e per sbaglio; un amore grande, assoluto, e un altro rabbioso, non corrisposto; una donna-angelo pronta al sacrificio estremo; e due fratelli uniti dal sangue e dall’odio e dall’amore divisi; e una figlia e poi madre, zingara o strega, che ama e che odia; e duelli e battaglie e ancora il fuoco in cui leggere e confondere passato e futuro; e il destino, per tutti implacabile, avverso. «È qui -come sottolinea la regista- tra le pieghe di questa improbabile e caotica galleria di figure e di eventi che germoglia, implacabile anch’essa, l’efficacia del Trovatore».

Come nel 2003 visual director è Paolo Miccichè che, affiancato da Davide Broccoli, ha trasformato la bellezza statica dei soggetti fotografici (di Enrico Fedrigoli) in elementi scenici, dando loro profondità e movimento. A sette anni dalla prima messa in scena, gli enormi progressi compiuti dalla tecnologia consentono di cogliere nuove suggestioni rileggendo le immagini di Ravenna e dei suoi luoghi che, oggi come allora, saranno il teatro di una vicenda senza luogo e tempo. Una città dove i luoghi bizantini e le valli, da dove emergono rugginosi ruderi industriali, con sinistri bagliori di fuoco riflessi su immobili specchi d’acqua iridescenti di petrolio, si sovrappongono in una stratificazione onirica di agitate visioni. Queste immagini, pur ricreate utilizzando tecnologie all’avanguardia, condividono la stessa intima poesia della lanterna magica e del teatro di burattini. La componente visiva dello spettacolo è completata dalla determinante sottolineatura dei momenti salienti dell’opera frutto delle luci disegnate da un poeta dell’illuminotecnica quale è Vincent Longuemare (già al fianco di Cristina Muti in Traviata), e dai costumi senza tempo di Alessandro Lai.

Il giovane cast -molti di loro sono al debutto nel ruolo- che si alternerà all’Alighieri e nei teatri della tournée è composto da Piero Pretti e Antonio Coriano nei panni di Manrico, Anna Kasyan e Singe Büyükedes in quelli di Leonora, mentre Alessandro Luongo e Dario Solari saranno il Conte di Luna. Azucena sarà interpretata da Clara Calanna e Anna Malavasi, nel ruolo di Ferrando si esibiranno Luca Dall’Amico e Deyan Vatchkov, Ines sarà Laura Baldassari, mentre Ruiz sarà interpretato da Giorgio Trucco.
Il Coro, impegnato in quelle che sono alcune fra le pagine più belle dell’opera, è quello del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati.
Il progetto di spazializzazione dei suoni, curato da Alvise Vidolin per il Festival del 2003 ed ora realizzato da BH Audio, sposterà le voci all’interno del teatro seguendo l’evolversi della spazialità scenica.

La scelta di realizzare nel 2003 una scenografia totalmente virtuale, oltre al fascino ed alla spettacolarità tutta nuova che seppero produrre, aprì senza dubbio una nuova strada rispetto all’uso della tecnologia in teatro. L’innovazione maturata in questi anni consente ora di allestire lo spettacolo con un apparato enormemente semplificato in grado di offrire notevoli economie ed una grande agilità e flessibilità della scena, per un allestimento che, dopo Ravenna, sarà presentato in altri 5 teatri: il Pergolesi di Jesi (27 e 28 novembre), il Teatro dell’Aquila di Fermo (4 e 5 dicembre), il Rendano di Cosenza (11 e 12 dicembre), il Comunale di Ferrara (8 e 9 gennaio) e il Verdi di Pisa (15 e 16 gennaio).


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