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Prostituzione in crisi, e più a rischio

prostituteLa crisi non risparmia anche il mestiere più antico del mondo. Sta di fatto che contrariamente a quanto si crede il business del sesso a pagamento, anche nella nostra regione, sta conoscendo una notevole flessione. La cifra assoluta (90 milioni di euro al mese, così è stimato il fatturato nazionale del settore) rimane ancora di tutto rispetto, ma è il bilancio delle singole prostitute che sta rivelandosi sempre più magro. In pratica ci sono sempre meno clienti “generosi”, e sempre più prostitute a spartirseli (in Italia si calcola che quelle “ufficiali” siano più di 50mila; l’Emilia Romagna è fra le prime sette regioni per densità di operatrici del sesso). Quindi meno lavoro, ed incassi più bassi.

UNA VOLTA 30 CLIENTI AL GIORNO – “Ai tempi della lira ricevevo anche 30 clienti in un solo giorno, da quando c’è l’euro, se va bene, ne vedo 3-4 al giorno, e qualche volta nemmeno uno”, è lo sconsolato commento di un’addetta ai lavori bolognese. Non è un fenomeno solo italiano, o solo emiliano; è di questi giorni la notizia che una catena tedesca di bordelli (in quel paese le case chiuse sono legalizzate) ha sollevato un certo clamore per aver pubblicizzato un’offerta che diceva pressappoco così: paghi un “ingresso” e ti intrattieni quanto vuoi, con chi vuoi, finchè vuoi. Una pubblicità che talune associazioni hanno ritenuto svilente, o addirittura schiavizzante, per le donne che lavorano in quelle case a luci rosse. In realtà, ha precisato la titolare della catena, è solo una mossa pubblicitaria per attirare clienti, sempre più tirchi e sempre meno numerosi: “C’è crisi e bisogna fare qualcosa per rivitalizzare il mercato. Non è vero comunque che con la nostra offerta, svendiamo le nostre ragazze al primo venuto. Raramente infatti un cliente va oltre il primo, massimo il secondo “colpo”. Il pià delle volte, la nostra offerta “paghi uno, e consumi tutto quello che vuoi” si riduce alla solita prestazione, ed al massimo ad un bicchiere di birra in più, offerto dalla Casa…. “

ANNUNCI SEMPRE PIU’ SPINTI – Se in Germania cercano di risolvere la crisi con slogan ad effetto, anche in Italia i sintomi della crisi si vedono proprio dalla pubblicità delle prostitute sui giornali. Ogni giorno, solo in Emilia Romagna, su un unico quotidiano, si può scegliere fra 200 annunci diversi. Fino a pochi anni fa, quando il settore “tirava” normalmente, si trattava di annunci estremamente garbati ed allusivi. Oggi che la battaglia per risvegliare i maschietti, e soprattutto per indurli a spendere qualche euro in “ore liete” (come si diceva un tempo… anche se in realtà il tempo effettivo, cronometrato, di ogni incontro raramente supera i 10-15 minuti standard), gli annunci delle prostitute si sono fatti decisamente più espliciti, e soprattutto più “estremi”. Si promettono e si dettagliano senza mezzi termini prestazioni sempre più particolari: “preliminari scoperti”, “secondo canale”, “baci in bocca”, “pioggia dorata”… il che, nel gergo di questa pubblicità, significa soprattutto rapporti senza preservativo, anali ed orali, ed altre pratiche non meno pericolose dal punto di vista igienico e sanitario.

RECLUDESCENZA DI MALATTIE – La prostituzione in crisi, si fa quindi anche più “a rischio”. Le conseguenze sono la recrudescenza di malattie veneree (i casi di clamidia e sifilide stanno raddoppiando) ed un forte rischio d’inversione di tendenza del contagio di Aids, che almeno in Emilia Romagna negli ultimi anni era andato progressivamente calando.
In più, il minor reddito delle singole prostitute (anche per il calo generalizzato delle “tariffe”) influisce anche sulle loro condizioni di vita, qualità abitativa, alimentazione, prevenzione e cure mediche. Altri fattori che incidono sui “rischi del mestiere” delle ragazze, e di conseguenza anche su rischi per la clientela.

LA NUOVA ONDATA CINESE – Molte ragazze fra l’altro hanno deciso, gioco forza, di smettere, visto che la professione dell’eros non era più remunerativa. Lo hanno potuto fare, almeno, le ragazze “libere” da sfruttatori più o meno organizzati. Diverse indagini indicano che in Emilia Romagna non vi sia un’unica grande organizzazione, ma che il controllo del mercato dell’eros venga esercitato da tante cellule di sfruttatori, per lo più su base etnica. In molti casi di provenienza balcanica o dall’Est Europeo. Negli ultimi tempi si è notata anche un notevole aumento di prostitute orientali, per lo più cinesi, ed è questa nuova ondata che crea i maggiori interrogativi.


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