Prostituzione: giro di vite anche sugli “appartamenti” a luci rosse
- sabato, 14 novembre 2009, 23:30
- Cronaca, Primo Piano
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Giro di vite contro la prostituzione a Parma. Il sindaco Pietro Vignali ha firmato un’ordinanza che aggiunge al divieto di esercitare la prostituzione negli spazi pubblici anche quello di esercitarla in casa, se ciò disturba i vicini. Le multe andranno da 25 a 500 euro. L’ordinanza, voluta dal sindaco, è definita una misura concreta “di contrasto ai comportamenti che turbano la convivenza civile e offendono la pubblica decenza negli spazi degli edifici condominiali”. La Polizia Municipale potrà accertare se l’attività di prostituzione nelle abitazioni private “venga svolta con modalità tali da provocare disturbo agli altri residenti od offendere la civile convivenza condominiale o di vicinato e la pubblica decenza”. Ma Vignali non si ferma qui: “All’interno degli edifici condominiali e nelle pertinenze – si legge nel testo dell’ordinanza – sono vietati quei comportamenti, come ad esempio schiamazzi, eccesso di rumore, abbandono di rifiuti e aggressioni verbali, che ledono la convivenza civile, arrecano disturbo agli occupanti del condominio, pregiudicano la normale fruibilità degli spazi privati interni ed esterni e determinano lo scadimento della qualità urbana”. Il dispositivo di attuazione dell’ordinanza, “ferma restando ogni eventuale conseguenza di tali condotte se rilevanti sul profilo penale od amministrativo”, prevede che le violazioni al provvedimento comportino nei confronti dei soggetti responsabili l’applicazione di una sanzione pecuniaria da 25 a 500 euro, “con facoltà per i responsabili delle attività fonti e causa dei fatti degenerativi sopraindicati di estinguere l’illecito con il pagamento della sanzione in misura ridotta di 300 euro”. “E’ importante ricordare che la lotta alla piaga della prostituzione, di cui in città si vedono significativi risultati – spiega Vignali – è una lotta contro un racket che umilia e rende in schiavitù centinaia di ragazze alle quali offriamo la possibilità di affrancarsi e iniziare una nuova vita come scelgono di fare decine di loro affidandosi ai nostri programmi di recupero”. Dal 1999 l’amministrazione ha avviato programmi di protezione sociale per le ragazze e le donne vittime del racket che vogliono liberarsi e sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti delle organizzazioni criminali. Le azioni vanno dal pronto intervento e dalla pronta accoglienza in strutture protette all’accoglienza in comunità, alla piena reintegrazione sociale attuata attraverso borse lavoro, frequenza di corsi professionali, ricerca di occasioni lavorative, sostegno per l’abitazione. Fino ad oggi sono state seguite oltre 340 donne (quasi 60 nel solo 2008), di cui 25 minori, che al termine del percorso hanno vista restituita loro la dignità personale e si sono inserite nella società.
(ANSA).
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