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Processo Cogne bis: Stefano Lorenzi, “Non ho dubbi su mia moglie innocente”

Stefano Lorenzi resta convinto dell’innocenza di Annamaria Franzoni. Il marito della donna, condannata ormai in via definitiva per l’omicidio del figlio, lo ha ribadito oggi al tribunale di Torino dove ha testimoniato al processo in cui la Franzoni è imputata di calunnia verso il vicino di casa. “Dopo il fatto io ho pensato a tutto (intendendo i possibili colpevoli, ndr), e non ho escluso a priori mia moglie solo perché è mia moglie. Ma ci ho ragionato sopra: i suoi erano ricordi precisi, puntuali, il suo racconto privo di contraddizioni. Oggi come allora se avessi il minimo dubbio prenderei subito le distanze da lei e non mi comporterei così”. Lorenzi, che ha avuto un momento di commozione quando ha dovuto rievocare il giorno del delitto, ha ripercorso le tappe che, dopo il lavoro di un detective privato, il professor Gelsomino, portarono il suo legale di allora, l’avvocato Carlo Taormina, a presentare una denuncia, ora definita calunniosa dal pm Giuseppe Ferrando, a carico di Ulisse Guichardaz.
(ANSA).


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5 Commenti in “Processo Cogne bis: Stefano Lorenzi, “Non ho dubbi su mia moglie innocente””

  • michelangelo scritto il 31 marzo 2010 pmmercoledìWednesdayEurope/Rome 18:04

    DELITTO COGNE: avviso di garanzia per l’avv. Taormina (Seconda Parte)
    L’Avvocato Taormina ebbe a dichiarare (ANSA Torino 2 maggio 2007):
    “sono vicino alla corretta ricostruzione dei fatti.
    Annamaria è innocente.
    Parlerò solo se mi andrà di farlo”.
    E ancora, l’enigmatico avvocato ha affermato in diretta TV ed alla stampa:
    “Sono assolutamente convinto dell’innocenza della signora Anna Maria Franzoni … Questo e’ stato un processo cominciato male e concluso peggio”, ed ha spiegato il suo pensiero in merito alla conferma della condanna inflitta dalla Corte di Cassazione, aggiungendo che continuerà le indagini per conto suo al fine di stabilire la verità dei fatti.

    Sulla uccisione del piccolo Samuele è intervenuto anche lo psichiatra Vittorino Andreoli (ANSA) :
    “la Franzoni racconta bugie? Non ci credo.
    Non esiste un solo caso di infanticidio in cui una mamma sia riuscita a tenersi tutto dentro.
    Prima o poi crolla e racconta la verità.
    La sentenza lascia troppi dubbi.
    E non va bene”.

    Cosa voglio dire?
    Che Andreoli è convinto che la Franzoni mente e che la “sentenza lascia molti dubbi”.
    Quindi se la tragedia si è consumata nell’ambito delle persone in casa, e la madre è innocente, chi rimane?
    Che Taormina non lo sospettasse, ma lo sapesse da sempre chi ha ucciso Samuele.
    Che l’ha aiutata finché ha potuto, fino al limite professionale, ma accortosi della enorme difficoltà a continuare a sostenerla cerca di convincerla a dire la verità.
    Che la tenace resistenza di lei non più conciliabile con la sua maturata convinzione dell’avvocato di non poter sostenerne la innocenza senza provarla ha fatto maturare l’idea della rinuncia alla difesa.
    Che, infine, Il libro pubblicato contro il suo parere gli abbia dato l’occasione per dimettersi o per farsi esonerare dall’incarico che gli era stato affidato dal padre di Annamaria.
    Motivo, quest’ultimo per il quale tra la Franzoni e i genitori nacque una forte divergenza al punto di interrompere da due anni ogni rapporto.

    A questo punto, io posso fare le mie riflessioni, il dott. Andreoli le sue considerazioni, ma l’avv. Taormina, per il ruolo che ha avuto, non può dire, a parere mio, quello che ha detto, senza dimostrarlo.

    E ora mi domando:
    PERCHE’ gli avvocati della Franzoni non hanno citato l’Avv. Taormina come teste a difesa per spiegare che cosa volesse dire con le sue dichiarazioni del 7 luglio 2007 , che hanno fatto il giro del mondo senza che lui si fosse mai sognato di negarle?

    PERCHE’ la Corte di Cassazione, o di “motu proprio” o attivata dalle notizie diffuse dall’Ansa non l’ha citato come teste reticente informato sui fatti?

    Che ben venga, or dunque, l’avviso di garanzia.
    Ma chi ha interesse a farlo?

    Nel mio articolo che costituisce la prima parte: “Cogne, l’eroina complice innocente”, già pubblicato in molti siti, analizzo un’ipotesi, particolareggiata e attendibilissima della vicenda, né confutata, né presa in considerazione.

  • Sauro Claudio scritto il 16 aprile 2010 amvenerdìFridayEurope/Rome 11:22

    Per chi proprio fosse convinto che è colpevole ho fatto queste semplici considerazioni in base alla telefonata al 118:

    La Tachipnea esprime il numero di respiri al minuto

    Nell’individuo normale i respiri variano fra 16 e 20 al minuto

    Nella telefonata al 118 , anche se disturbata si rileva una tachipnea di un repiro al secondo circa, sessanta respiri al minuto.

    Forse stima un pò esagerata ma molto vicina alla verità.

    Ovviamente, mentre la Franzoni parla con la Callipari, la tachipnea non è rilevabile perchè per poter parlare deve compiere uno sforzo con il diaframma in modo che le parole siano comprensibili.
    Così pure quando grida e urla.

    Ma nei pochi momenti liberi, la tachipnea ricompare ed esprime lo stato di grande apprensione.

    Possono essere pochi momenti in cui è misurabile, ma quei pochi momenti sono sufficenti per valutare la frequenza media della tachipnea, pochi momenti che possono essere estesi a tutta la telefonata.

    Dal momento che è impossibile che un persona si induca tachipnea volutamente e solo nelle pause libere.

    Pertanto se in certi momenti io misuro un respiro al secondo ciò significa che la tachipnea è una costante della telefonata.

    Questo è estremamente importante come prova di autenticità, dal momento che se uno finge non è in grado di indursi una tachipnea così elevata.

    Generalmente se uno finge si lamenta, piange,grida,ma non gli passa per la testa di indursi pure tachipnea.

    Poniamo che la frequenza media durante la telefonata sia stata di 45 respiri al minuto, siamo ai limiti dell’alcalosi respiratoria

    Annamaria ha rischiato veramente di andare incontro a caduta con perdita di coscienza e contrazioni toniche degli arti.

    Vorrei aggiungere che la tachipnea è indice di autenticità dello stato di estrema agitazione in cui si è trovata.

    Questo comporta che lo stato in cui ha trovato Samuele, era uno stato per lei completamente nuovo e drammatico.

    Pertanto non può essere stata lei l’assassina, dal momento che qualora avesse colpito lei prima di andare al pulmino, il caso per lei sarebbe stato scontato e certamente non sarebbe comparsa tachipnea.

    Anche qualora avesse colpito in stato di raptus, appena uscita dal raptus (che dura pochi secondi) si sarebbe resa conto dell’accaduto ed il ritorno a casa non sarebbe stato così drammatico.

    Questo comporta necessariamente, che durante gli otto minuti che è stata assente o il bambino è deceduto per morte naturale come ho descritto sopra o più probabilmente secondo la teoria del Dott.Migliaccio, oppure un terzo si è introdotto in casa ed ha colpito il bambino.

    I giudici ed i periti probabilmente sono completamente all’oscuro di questi meccanismi, per cui la telefonata al 118 è passata inosservata, anzi è stata accusata di non aver descritto all’illustre Nives Callipari le ferite.

    I periti non sanno che quando una persona telefona al medico per un urgenza riferisce soltanto il sintomo più eclatante dimenticandosi tutti gli altri.

    Samuele non vomitava sangue, ma sputava sangue poichè il vomito a getto (forse alle ultime fasi) spingeva il sangue che colava sulla bocca in alto, e questo era estremamente drammatico per una profana in medicina.

    Ha omesso le ferite, per forza! Nives Callipari non l’ha neppure lasciata parlare con la richiesta dell’indirizzo.

    Ma i periti non si sono resi conto che neppure un attore esperto saprebbe simulare una simile telefonata!!!!!!!!!!!!!!!
    Volevo dire anche che a parte la tachipnea, che per alcuni potrebbe essere difficilmente rilevabile, è tutta la telefonata che depone per l’autenticità.
    Lo stato di ansia così marcato, le grida che si alternano a momenti di vera perdita di controllo, il modo in cui comunica con la centralinista del 118, il fatto che gli risulti difficile spiegarsi e sia costretta più volte a ripetere le stesse parole, il modo velocissimo in cui pronuncia il suo numero telefonico, sono tutti fattori che non possono essere frutto di finzione, ma denotano che Annamaria tenta di comunicare una tragedia, e ci riesce in malo modo.
    Il fatto che la tachipnea non sia rilevabile mentre comunica alla Callipari è segno di un estremo sforzo per comunicare.
    Così pure è normale che non sia rilevabile quando grida e piange.
    Provate voi a fare una corsa e poi mettetevi a gridare, vedrete che la tachipnea scompare.
    Ma bastano quei pochi momenti in cui è rilevabile per diagnosticare uno stato di ansia estrema che non può essere frutto di finzione.
    Non ci riuscirebbe neppure il migliore attore, di primo acchito, a comunicare in siffatto modo.
    Dovrebbe studiarsi più volte la parte.
    Basterebbe questa telefonata per scagionarla, ma i periti non ci hanno pensato.
    Del tutto all’oscuro dei meccanismi psicologici, si sono accentrati sul fatto che non ha riferito le ferite.
    Motivo di grave accusa!!!!!!!
    Potrei rispondere che nello strato di estrema ansia ha riferito solo il sintomo più eclatante.
    Samuele sputava il sangue che gli passava sulla bocca e questo era estremamente drammatico per la madre.
    Il viso era imbrattato di sangue e questo le faceva supporre che avesse vomitato sangue, e molto sangue.
    Le ferite ovviamente, in quel particolare frangente venivano in secondo piano.
    Questa telefonata depone per un estrema autenticità, per un fatto nuovo ed inusitato.
    Solo questa telefonata la scagiona completamente.
    Con tutta l’attrezzatura che il RIS possiede, non si è reso conto di questo fattore tanto semplice.
    Solo per questa telefonata è giusto scagionarla e lasciarla libera.

    La tragedia di tutta la scienza che è stata usata in questo caso, potremmo riassunerla con le parole di Alberto Bolognesi : un ipotesi che sembrerebbe indicare la madre come assassina, uccisa da un semplicissimo fatto.

    http://www.youtube.com/watch?v=pD87vUW2_9o

    E’ chiaro che non finge, non può fingere.
    Una telefonata del genere non riuscirebbe neppure ad un famoso attore che fa prima un centinaio di provini.
    Io ho confrontato una telefonata di una mamma che mi ha chiamato perchè il suo bambino era caduto da un muro e pensava fosse morto.
    Ti assicuro che era molto simile alla telefonata della Franzoni.
    Come medico che opera da trent’anni, ed anche come Ufficiale Sanitario, ho molta esperienza di queste cose.
    Confrontando questa telefonata con quattro telefonate fatte da famosi attori in film per situazioni analoghe.
    La differenza è abissale.
    Nelle telefonate finte manca completamente la tachipnea, la carica emotiva è modesta e si capisce che è falsa.
    Annamaria invece si è trovata di fronte ad una situazione nuova ed inusitata.
    Anche fosse stata affetta da una sindrome ansioso-depressiva (ma ne dubito) non avrebbe assolutamente potuto simulare una simile telefonata.
    Solo in base a questa andava assolta, invece è diventata motivo di accusa perchè non ha riferito le ferite.
    Ma come poteva?
    Ella nel brevissimo tempo che le è stato concesso ha riferito a malapena il suo indirizzo e la gravità della situazione.
    Ella ha riferito che il bambino vomitava sangue, ma non diceva il falso, perchè con ogni probabilità il bambino sputava il sangue che le passava sulla bocca ultimo momento di una crisi convulsiva conseguente al trauma.
    Per lei era drammatico questo, e riteneva avesse vomitato molto sangue perchè una grossa macchia ematica imbrattava il cuscino.
    Si affaccia con più forza l’episodio dell’intruso.
    Del resto in otto, nove minuti se ne fanno di cose.
    Scappare sarebbe stato facile, bastava imboccare il canalone che stà poco dietro la villetta.
    In tal caso nessuno l’avrebbe visto.

  • SAURO CLAUDIO scritto il 17 aprile 2010 pmsabatoSaturdayEurope/Rome 21:58

    Vi voglio far sentire due cose:

    la telefonata di Alberto Stasi

    http://www.youtube.com/watch?v=GtcRKGKZbH0

    E la telefonata di Annamaria Franzoni

    http://www.youtube.com/watch?v=pD87vUW2_9o

    La telefonata di Alberto Stasi è completamente priva di qualsiasi carica emotiva.
    Gli era morta la fidanzata, ma sembra del tutto indifferente.
    Inoltre quando si era recato nella villa di Chiara Poggi, vedendola a terra in una pozza di sangue come poteva avere l’assoluta certezza che fosse morta.
    Una persona normale sarebbe corsa al telefono più vicino ed avrebbe attivato il 118.
    Lui invece è andato a casa tranquillo, ed ha telefonato ai carabinieri dicendo che forse, in quella casa c’era una ragazza morta.
    C’è qualcosa che non torna.
    O sbaglio?

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