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Parma, un fantasma da 30 milioni: il Metrò che non si farà più

Tanti i soldi spesi finora nel progetto cancellato. Sulla vicenda indaga la Finanza. Da chiarire anche il ruolo di Ettore Incalza, controllore del ministero e membro del cda di Metroparma

Un’opera da 300 milioni (172 dallo Stato, 96 dal Comune, 38 per materiale rotabile con altre linee di finanziamento), dissolta nel nulla. La Metropolitana di Parma (“Metroparma”), due linee, 11 chilometri, due convogli avveniristici lunghi 30 metri l’uno destinati a trasportare 97 mila passeggeri al giorni, è stata cancellata. Non si farà più. Peccato che nel frattempo siano già stati spesi oltre 30 milioni solo per la sua progettazione (anche se altre fonti ridimensionato la spesa di almeno la metà, non pochi soldi egualmente).
L’iniziale decisione con cui l’Amministrazione Comunale di Parma (dell’allora sindaco Ubaldi) era riuscita a coinvolgere l’allora Ministro (parmigiano) delle Infrastrutture Pietro Lunardi, ha finito con l’avvitarsi su se stessa, in una serie di dubbi, revisioni del progetto iniziale, aumento dei costi, ecc., a cui si è poi aggiunta la recessione, la crisi finanziaria, i tagli… alla fine è saltato tutto. Nonostante che si fosse già giunti all’approvazione dei finanziamenti, e dopo che era già stato effettuato il bando di gara con la previsione di dar inizio ai lavori fin dall’estate del 2009. Erano infatti già state designate le imprese vincitrici dell’appalto che li avrebbero dovuto eseguire: una cordata “bipartisan” composta da Pizzarotti, da Coopsette e Ccc. Niente da fare, fondi revocati, Metroparma resterà un sogno nel cassetto.
Un cassetto che a Parma si vorrebbe chiudere definitivamente, ma che la Magistratura tiene invece socchiuso con una propria inchiesta che ha già portato la Guardia di Finanza a sequestrare tutte le carte del progetto presso la sede della società “Metroparma spa” e del Comune di Parma, guidato ora dalla giunta civica-centrodestra del sindaco Vignali.
Si tratta di un’inchiesta ancora in fase preliminare, per ora senza indagati, e senza precise ipotesi di reato, che ha comunque già permesso di appurare il considerevole flusso di danaro che è già scorso nella fase di progettazione della Metropolitana: 30 milioni secondo il dossier della Guardia di Finanza, “Meno della metà” secondo quanto afferma invece la giunta parmense.
L’inchiesta terrà inoltre probabilmente conto dei ripetuti esposti presentati nel recente passato dal comitato “Stopmetro” formato da cittadini e associazioni contrati al progetto, e dall’avvocato Arrigo Allegri che si era fatto promotore anche di un referendum contro la metropolitana.
Le critiche sostanziali del fronte contrario al metrò si basano sulla sua effettiva necessità in una città di 170mila abitanti. L’opera era stata “promozionata” parlando di un volume di ben 24mila potenziali passeggeri all’anno (una cifra da metropoli cinese), ed era proprio su questa base che il Cipe aveva dato via libera al progetto. Qualcuno aveva esagerato, come ammise implicitamente la stessa società Metroparma, aggiornando le previsioni ad un traffico massimo di 8 milioni di viaggiatori all’anno. Cifra decisamente più realistica, che però cambiava notevolemente il “conto economico”, ovvero la convenienza dell’opera, facendola apparire meno urgente del previsto. Altalena di cifre che mutò ancora quando venne presentato un secondo progetto (in occasione del quale si tornò a parlare dei 24 milioni di passeggeri previsti inizialmente) che per altro non ha mai ottenuto l’approvazione definitiva.
E’ pur vero che in una città con diversi poli diffusi sul territorio (quello universitario, quello fieristico, e le varie zone commerciali e produttive), con ambizioni fieristiche e culturali di livello europeo, una simile infrastruttura avrebbe potuto rappresentare un “largo contenitore” di qualsiasi crescita futura. Ma purtroppo è con i soldi e la politica del presente che la Metropolitana di Parma ha dovuto fare i conti.
Da un’altra inchiesta, quella sul costruttore Anemone e gli appalti per la ricostruzione de L’Aquila, rimbalza nella vicenda di Parma un altro nome: quello dell’esperto di sistemi metropolitani Ercole Incalza, un uomo dell’entourage dell’ex ministro Lunardi, che entrò a far parte del consiglio di amministrazione della società Metroparma (su indicazione dell’allora sindaco Ubaldi) quando, secondo l’avvocato anti-metrò Allegri, era ancora consigliere del ministro Lunardi, “divenendo in pratica esaminatore del progetto e contemporaneamente titolare dello stesso”. Situazione che, sempre secondo le dichiarazioni dell’avvocato Allegri (sul Corriere della Sera), sarebbe diventata ancor più contradditoria, ed ai limiti della legalità, quando lo stesso Ercole Incalza pur continuando a far parte del Consiglio di Amministrazione di Metroparma, divenne capo della struttura ministeriale incaricata della istruttoria sullo stesso progetto. Un palese conflitto di interessi che il sindaco allora in carica, Ubaldi, nega decisamente: “Incalza non aveva alcun incarico formale al ministero quando entrò nel cda della società Metro, tra l’altro senza specifiche deleghe; e quando invece ottenne ruoli esecutivi a Roma, si dimise a Parma”. Per Ubaldi un chiarimento tramite un’inchiesta giudiziaria è comunque necessaria: “Lo spreco di danaro è stato enorme – dichiara (lui che la Metro l’avrebbe comunque fatta) – Qualcuno dovrà risponderne”.
Intanto il governo Berlusconi, con insolita generosità nei confronti di un ente locale (visti i tagli della Finanziaria di Tremonti), ha concesso alla giunta di Parma (una delle più prestigiose amministrazioni conquistate del centrodestra nell’Emilia rossa) il 50% dei 172 milioni che erano stati originariamente stanziati per la metropolitana che non si farà più.
“Una mostruosità amministrativa”, la definisce l’ex sindaco Ubaldi, che sempre sul Corriere della Sera dichiara. Dello stesso parere evidentemente anche la Regione Emilia Romagna che ha già fatto ricorso alla Corte Costituzionale.


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