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Parma: dichiarato il fallimento, ma domenica si gioca

i debiti complessivi del Parma ammontano a 218.446.754,61 euro, con un patrimonio netto negativo di 46.696.901 euro

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L’udienza è stata breve, esattamente come ci si aspettava. In mattinata il giudice Piero Rogato ha depositato la sentenza con la quale è stato dichiarato il fallimento della società e contemporaneamente autorizzato l’esercizio provvisorio, con i nomi dei curatori fallimentari che dovranno proseguire questo percorso: si tratta di Angelo Anedda, presidente dell’ordine dei commercialisti di Parma e Alberto Guiotto, anch’egli commercialista, membro della commissione di riforma del diritto fallimentare. Sarà loro il compito di far sfociare l’esercizio provvisorio nella vendita del Parma.
Stando a quanto accertato dal Tribunale, i debiti complessivi del Parma ammontano a 218.446.754,61 euro, con un patrimonio netto negativo di 46.696.901 euro. Questo è infatti il dato contenuto nella sentenza di fallimento del club ducale pubblicata nel primo pomeriggio dal Tribunale di Parma. Sempre secondo le informative depositate dalla Guardia di Finanza, allo scorso 16 e 17 marzo il Parma Fc fa pure riscontrare – è scritto nella sentenza, “un ingente debito sportivo (stimabile allo stato in euro 74.360.912, di cui 63.039.920 nei confronti dei calciatori tesserati), salvi ulteriori e più approfonditi accertamenti”. Per questo motivo, è la conclusione del giudice ”lo stato di insolvenza appare conclamato ed irreversibile”. Il capitano della squadra Alessandro Lucarelli fa parte del comitato dei creditori insieme alle aziende Colfren e Iren Mercato e dunque potrà essere interlocutore dei curatori.
Intanto la squadra continua ad allenarsi perchè questa soluzione prevede comunque la continuazione dell’attività sportiva fino al termine della stagione e sembra non vi siano controindicazioni allo svolgimento di Parma-Torino, in programma domenica alle 20.45. C’è ancora qualche dubbio, ma si va verso una soluzione positiva.
All’arrivo in tribunale Osvaldo Riccobene, uno dei due componenti del collegio sindacale (insieme a Enrico Siciliano) intervenuto in tribunale al posto di Giampietro Manenti, arrestato ieri, aveva rilasciato alcune dichiarazioni: “Dobbiamo mantenere il valore patrimoniale della società. La nostra massima attenzione è rivolta ai dipendenti e ai giocatori: sono loro il vero valore del Parma. Precedenti giurisprudenziali non ce ne sono: è un caso più unico che raro. Abbiamo anche noi dubbi fortissimi”.Subito dopo la sentenza lo stesso Riccobene ha chiarito la situazione: “L’udienza è stata breve come era previsto. Il procuratore delle Repubblica ha richiesto il fallimento. Noi non ci siamo opposti. Il debitore è il Parma Calcio, non Manenti che ha mandato una dichiarazione attraverso cui rinunciava alla sua presenza all’udienza. Quindi udienza assolutamente regolare. Le prossime tappe, a brevissimo termine? Giudice e presidente del tribunale notificheranno il fallimento. Poi il curatore prenderà possesso della situazione”. Chiusura sulla partita contro il Torino: “Domenica ritengo che si possa giocare. Ma è una mia presupposizione. Nel caso non si entrasse in campo, sarebbe un danno enorme. Almeno per questa partita dovrebbero esserci le condizioni per disputare la gara”.


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Matteo Fogacci

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