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Ong: salviamo la cooperazione internazionale

La solidarietà non è un lusso. Per questo la cooperazione con i Paesi in via di sviluppo deve proseguire anche nei momenti di difficoltà. È questo, in sintesi estrema, l’appello lanciato dalle Organizzazioni non governative dell’Emilia-Romagna in un documento congiunto presentato a Governo, Regione ed Enti locali, affinchè l’Italia inizi a onorare gli impegni assunti a livello internazionale e vengano valorizzate le competenze maturate in decine di Paesi del sud del mondo.

Il documento, presentato oggi nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, è stato sottoscritto da 13 Ong emiliano-romagnole (Adp, Aifo, Cefa, Cestas, Cisp, Cospe, Educaid, Gvc, Ibo, Iscos, Nexus, Peace Games, Rtm). Insieme sono presenti in 74 Paesi, da Haiti al Vietnam, dall’Afghanistan alla Bosnia con progetti di emergenza o di cooperazione allo sviluppo, con centinaia di cooperanti impegnati in missione e migliaia di volontari che li sostengono dall’Italia.

“La nostra esperienza – spiega Marco Benassi, presidente del Coordinamento regionale delle Ong e direttore del Cefa – può e deve essere valorizzata: la cooperazione è una strada maestra, una sorta di dottrina economica, che insegna come partendo da poche risorse si possano avviare processi di auto sviluppo. Il contrario dell’assistenzialismo, insomma”. “Se i fondi regionali diminuissero – spiega Patrizia Santillo, presidente di GVC, la più forte Ong dell’Emilia-Romagna – sarebbe un problema molto forte per noi, visto che rappresentano un volano per permettere alle Ong di accedere anche ad altri fondi”.

L’allarme arriva dall’aria che le Ong respirano in giro: “Con sempre maggiore frequenza – rilevano nel documento – resoconti giornalistici e prese di posizione politiche stanno diffondendo l’opinione che le attività internazionali dei governi locali rappresentino occasioni di spreco. In questo quadro i finanziamenti alle Organizzazioni Non Governative ed alle Associazioni di volontariato sono quindi ritenuti assolutamente superflui. L’assunto – rilevano le Ong – pare ormai essere: se abbiamo problemi noi, per quale motivo andiamo ad aiutare gli altri?”.

“Il messaggio politico ed istituzionale – prosegue il documento – è quindi che l’Aiuto allo Sviluppo, se proprio si deve fare, è praticabile solo in periodi di vacche grasse: quando ci sono difficoltà prevalgano egoismo, autoreferenzialità ed esclusione, salvo poi chiedere barriere e respingimenti se folle di persone disperate si ammassano alle nostre frontiere di benessere. Noi rappresentanti delle ONG dell’Emilia-Romagna, al contrario, ci ostiniamo a ritenere necessario e doveroso cooperare con i Paesi in via di sviluppo”. Serve al sud del mondo, ma anche alle nostre comunità, per “trovare senso e coerenza”.

Serve una scossa a livello nazionale “ad iniziare dagli impegni internazionali assunti e non rispettati del nostro Paese”, fanalino di coda tra tutti i Paesi Ocse nel rapporto tra Aiuto pubblico allo sviluppo e Prodotto interno lordo. “Noi riteniamo che l’Italia debba ri-assumere questa priorità politica, onorando i propri impegni internazionali e valorizzando la competenza di ONG che, come quelle che rappresentiamo, hanno saputo da decenni porsi come soggetto attivo e competente nella costruzione di percorsi di solidarietà, aiuto nell’emergenza, rafforzamento istituzionale in decine di Paesi in via di sviluppo” perché “cooperare è un dovere: un dovere – conclude il documento – al quale sappiamo di non poterci sottrarre, al pari, siamo certi, delle Istituzioni Regionali e Locali dell’Emilia-Romagna”.


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