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Morte Marco Pantani: Forlì apre un’inchiesta e spunta l’ombra della camorra

E’ il 5 giugno del 1999 quando Marco Pantani è escluso dal Giro d’Italia a causa degli esami del sangue che rivelano i valori di ematocrito più alti del 50 per cento dopo la tappa di Madonna di Campiglio. E’ il principio della fine per il Pirata. A distanza di 15 anni, dopo la riapertura a luglio del caso sulla morte da parte della Procura di Rimini che indaga sull’ipotesi di omicidio volontario, ora è la Procura di Forlì ad aprire un’inchiesta su quei fatti mai chiariti di Madonna di Campiglio. Associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e alla truffa, questo il reato ipotizzato nel fascicolo aperto dal procuratore capo Sergio Sottani e dal sostituto Lucia Spirito, per scoprire cosa si nascondesse dietro la contorta vicenda dell’alterazione degli esami del sangue, per fare risultare l’ematocrito a 51,9, quasi due punti sopra il limite massimo di 50, oltre alle minacce che il campione avrebbe ricevuto. Sullo sfondo compare l’ombra della camorra.
La procura di Forlì indaga su alcune rivelazioni di Renato Vallanzasca: “In carcere mi dissero di puntare milioni contro di lui”. La pista da seguire sarebbe quella che la sconfitta del campione avrebbe fatto guadagnare cifre mostruose a chi scommetteva sui suoi rivali. Ecco il perché dell’alterazione dell’ematocrito.
“Credo che questa inchiesta rivelerà delle sorprese – ha dichiarato il difensore della famiglia Pantani, Antonio De Rensis – questa indagine ci dà delle nuove speranze”.
Qualora dovesse emergere un reale intervento della camorra sulla vicenda di Marco Pantani – si tratta ora solo di ipotesi – l’inchiesta dovrebbe spettare di diritto alla direzione distrettuale antimafia di Bologna, che non è al momento coinvolta sul caso.
Renato Vallanzasca dovrebbe essere sentito a breve dagli inquirenti. Nel ’99 si trovava nel carcere di Opera, a Milano per scontare uno dei suoi quattro ergastoli. E’ lì che sarebbe stato avvicinato da un altro detenuto che si sarebbe presentato come un affiliato a un importante clan della camorra e gli avrebbe suggerito di puntare tutti i risparmi sui rivali di Pantani perché – avrebbe detto – “Il pelatino non finisce la gara”.
Gli episodi della gestione della provetta del sangue di Marco prelevato a Campiglio e l’incontro tra la mamma del ciclista con Renato Vallanzasca sono scritti nel libro “In nome di Marco” di Tonina Pantani e Francesco Ceniti. Proprio nel libro si anticipano le successive mosse della famiglia Pantani che hanno poi portato le procure di Rimini e Forlì a riaprire le inchieste e si sollevano dubbi e perplessità sulle indagini compiute all’epoca.


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