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Omicidio Caramazza. “Cercate l’anello”, Caria continua a dirsi innocente

Accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere, unico indiziato per la morte di Silvia Caramazza, uccisa e nascosta in un freezer all’interno del suo appartamento, Giulio Caria, dopo il ritrovamento del materasso sporco di sangue sparito da viale Aldini, sembrava sul punto di crollare. La svolta nella sua strategia difensiva, considerata da molti come imminente, però non c’è stata. L’artigiano sardo ha incontrato il suo legale, il penalista Gennaro Lupo, nel carcere di Sassari e da lì ha chiesto agli inquirenti di cercare un anello che a suo dire la fidanzata portava al dito e che non è stato trovato.
Secondo la versione di Caria dunque Silvia sarebbe stata assassinata da chi gli ha poi rubato l’anello. A sostegno di questa ipotesi il penalista ha sottolineato che dall’autopsia è emersa una piccola frattura all’anulare sinistro e che l’anello non è stato trovato. La verifica di questi e di altri particolari, che indicherebbero la rapina come movente dell’efferato delitto, è stata affidata dalla difesa ad un agenzia investigativa di Milano.
Caria, fin da subito aveva raccontato di aver accompagnato Silvia in stazione il 16 giugno da dove avrebbe preso un treno per raggiungere una parente in Sicilia. Parente da cui però la donna non è mai arrivata e che neppure l’aveva sentita di recente. Silvia, che è stata vista viva per l’ultima volta il 7 giugno da un’amica da cui aveva trascorso qualche giorno a Pavia, è stata ritrovata cadavere il 27 ma secondo Caria alcuni negozianti possono testimoniare di averli visti insieme il 14 e il 15 giugno. A tal fine il trentaquattrenne, fermato una decina di giorni fa in Sardegna non lontano dal suo paese d’origine , ha fornito al suo legale una lista con i nomi di alcuni negozi di oggettistica visitati a suo dire per compilare la lista di nozze, una boutique e una gioielleria in cui ha raccontato di aver comprato il gioiello poi scomparso, un anello con brillante, per Silvia. L’uomo avrebbe fornito anche una spiegazione per il materasso sporco di sangue ritirato da un negoziante, che lo ha riconosciuto in foto, da viale Aldini. La Procura di Bologna però, che contesta a Caria anche la premeditazione, resta convinta che sia lui il colpevole della morte della donna.


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