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Olimpiadi: sono di bronzo le prime due medaglie italiane

SLITTINO: Inossidabile, a dispetto delle sue 36 primavere suonate. Gli spostano in basso la partenza per non rischiare più dopo la morte del povero georgiano Nodar Kumaritashvili, laddove di solito sono le donne a fiondarsi nel catino, ma lui non batte ciglio: freddo come il ghiaccio di Whistler, tiene duro quando il podio pare dovergli sfuggire (al termine della terza manche) e conclude con un bronzo di altissimo pregio. Armin Zoeggeler non si smentisce e anche a Vancouver partecipa alla festa delle medaglie: certo, non sono gli ori Salt Lake City 2002 e Torino 2006, però il bronzo conquistato nella notte italiana gli permette di aggiungere un’altra perla alla sua galleria di imprese. Perché ora il fuoriclasse di Merano vanta cinque podi nelle sue cinque partecipazioni ai Giochi: un record. E a questi numeri aggiunge anche cinque ori mondiali e nove Coppe del Mondo, compresa l’ultima. Dominata. E’ arrivato il tempo di lasciare? Macché. “E’ una medaglia importante, che mi consente di dire che continuerò a gareggiare”, dice al termine della quarta e decisiva discesa, quella che decide il podio.

Anche a Vancouver Zoeggeler fa valere la sua classe. Con oro e argento troppo lontani per puntare alla rimonta, l’azzurro respinge l’assalto del russo Albert Demtschenko (argento a Torino), che prima dell’ultima discesa si porta ad un niente dal terzo gradino del podio (22 millesimi). Armin, Carabiniere di Merano, tira fuori la migliore discesa della sua gara (48″459) e blinda il bronzo. Si arrende solo alla nouvella vogue tedesca, oro e argento vanno, rispettivamente, al 20enne rampante Felix Loch e al 28enne David Moeller. “Non è stata una gara facile – ammette Zoeggeler – Le condizioni meteo non mi hanno favorito. A me piace la temperatura più fredda, qui c’erano neve e pioggia. E’ stato difficile, ancor di più dopo la terza manche, dove mi sono bruciato il vantaggio della seconda”.

La pista viene bollata come “molto veloce”, Loch è un rivale degno perché “è un bravo ragazzo, e molto giovane”. Per il passaggio del testimone, però, è ancora troppo presto. Assieme al carabiniere volante, erano in gara altri due italiani: David Mair ha chiuso 17° a 3″144, Reinhold Rainer 21°a 3″249.

COMBINATA NORDICA: L’Italia festeggia la prima medaglia alle Olimpiadi di Vancouver. Alessandro Pittin vince il bronzo nella combinata nordica, la specialità che unisce salto dal trampolino e 10 km di fondo. Una medaglia inaspettata quella del ventenne di Tolmezzo, la prima nella storia per l’Italia nella combinata. L’azzurro ha costruito l’impresa grazie al salto, che di solito non è la sua specialità. Un salto di 100 metri, lui che di solito non va oltre i 93 e mezzo, che lo ha fatto partire con 48 secondi di ritardo dal primo, Janne Rynnanen, ma a soli 2” dal leader di coppa del mondo, il francese Lamy Chappuis, che poi si è andato a prendere l’oro davanti allo statunitense Spillane.

RISULTATO INCREDIBILE – “E’ il giorno più grande della mia vita – ha detto Pittin – Solo all’ultimo metro ho capito che potevo arrivare a medaglia, ma non sapevo se ero terzo o quarto. Sono felice, non avevo mai nemmeno sperato in una medaglia. E’ stato incredbile, ancora non riesco a crederci. Sono riuscito a tirar fuori tutto quello che avevo. Ho cercato di fare di tutto per restare con il gruppo, ho fatto una bella gara. Il futuro qui a Vancouver? Per adesso mi accontento di questo risultato incredibile”. La prima medaglia raccolta dall’Italia riempie di orgoglio il presidente del Coni, Gianni Petrucci: “Per noi è il successo di un investimento nel quale abbiamo sempre creduto – ha spiegato – A Torino Pittin l’abbiamo portato a gareggiare sedicenne. Quattro anni dopo ci ha ripagati alla grande”.

Alla seconda partecipazione ai Giochi (quattro anni fa a Torino chiuse 46°) Pittin la stoffa dei forti però l’ha sempre avuta, avendo vinto per tre volte il campionato del mondo junior. Dal 2008 fa parte della squadra nazionale A, allenato da Giuseppe Chenetti per la parte del fondo (lo stesso tecnico che nel 2006 portò Di Centa alla conquista dell’oro nei 50 km) e da Harald Rodlauer per il salto.

Ordine d’arrivo: 1. Jason Lamy Chappuis (Francia) 25’47″1; 2. Johnny Spillane (Usa) +0″4; 3. ALESSANDRO PITTIN (ITALIA) +0″8; 4. Todd Lodwick (Usa) +1″5; 5. Mario Stecher (Aut) +13″6; 6. Bill Demong (Usa) +17″9; 7. Norihito Kobayashi (Jpn) +21″9; 8. Anssi Koivuranta (Fin) +29″8; 9. Magnus Moan (Nor) +35″6; 10. Eric Frenzel (Ger) +36″1; 16. LUKAS RUNGGALDIER (ITA) +49″6; 33. GIUSEPPE MICHIELLI (ITA) +1’53″0; 43. ARMIN BAUER (ITA) +3’45″2


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