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‘Ndrangheta: inchiesta Aemilia, altri arresti e sequestri

Si allarga l’ombra della ‘Ndrangheta in Emilia-Romagna. E’ infatti scattata in questa ore la seconda tranche dell’operazione Aemilia, che a gennaio aveva portato a 117 arresti rendendo evidente la capillarità delle infilitrazioni malavitose nella nostra regione. 9 nuove ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite in queste ore dai carabinieri tra Emilia-Romagna e Lombardia su richiesta della Dda di Bologna, mentre gli indagati a vario titolo sono 19.
Tra i destinatari delle misure ci sono tre esponenti della ‘Ndrangheta emiliana attiva tra Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena e operante anche a Verona, Mantova e Cremona. Figura tra questi anche Nicolino Grande Aracri, già detenuto per altre vicende e considerato il boss dell’organizzazione ‘Ndranghetistica attiva tra la Calabria e l’Emilia. Della lista degli arrestati, accusati di trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attività economiche di denaro, beni e altre utilità provento delle attività illecite della cosca, fanno parte anche insospettabili prestanome.
Nel corso dell’operazione è stato poi disposto il sequestro di società, beni e attività commerciali nella disponibilità diretta della cosca, per oltre 330 milioni di euro. Si tratta in particolare di nove società di capitali, alcune delle quali impegnate nella realizzazione di importanti contratti d’appalto all’estero, e di una discoteca. Secondo gli investigatori la ‘Ndrangheta emiliana, strutturalmente autonoma rispetto alla cosca cutrese di cui costituisce derivazione storica, aveva costituito società falsamente intestate a terzi, dove conferire ingenti somme di denaro e altre utilità derivanti dai reati fine del sodalizio, oltre a provviste illecite direttamente riconducibili al boss Nicolino Grande Aracri. Nonostante gli arresti dell’operazione Aemilia dello scorso gennaio – ha spiegato il procuratore di Bologna Roberto Alfonso – “abbiamo appurato che fino a qualche giorno fa l’attività continuava. Dal carcere continuavano a gestire affari dando disposizioni all’esterno, facendo sì che l’attività economica delle aziende continuasse in modo fruttuoso. C’era l’esigenza di interrompere anche in questo modo l’attività delittuosa che continuava nonostante le misure cautelari di gennaio”. Alfonso, che a breve andrà a Milano a presiedere la Procura generale, ha poi aggiunto: ”Siamo riusciti a dare un segnale importante. Abbiamo aperto la strada e tracciato un percorso. Spero venga proseguito sempre anche quando non ci sarò”. C’è poi una conferma sulla sede individuata per l’udienza preliminare della prima tranche dell’inchiesta Aemilia. “Si farà a Bologna in un padiglione della fiera” – ha annunciato il presidente del tribunale Francesco Scutellari. Inizialmente erano sorti dubbi per la mancanza di spazi adeguati.


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Barbara Paknazar

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