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Morti Lugo: avviso fine indagine per ex direttrice sanitaria

Dopo quelli degli scorsi giorni, la procura di Ravenna ha emesso un nuovo avviso di fine indagine nell’ambito della vicenda delle morti sospette all’ospedale Umberto I di Lugo. A riceverlo l’ex direttrice sanitaria del nosocomio romagnolo.

C’è un nuovo avviso di fine indagine nella vicenda legata alle morti sospette all’Ospedale Umberto I di Lugo. Destinataria dell’atto della Procura di Ravenna è la direttrice sanitaria di allora dell’ospedale, una 56enne di Sogliano al Rubicone ma residente a Bologna. L’accusa che le viene contestata è omissione di atti d’ufficio legata all’autopsia interna eseguita, nonostante le indicazioni contrarie formulate da dirigenti Ausl che indicavano l’eventuale l’intervento della magistratura, sulla paziente 78enne Rosa Calderoni.

Per omicidio della donna è imputata l’ex infermiera di 43 anni Daniela Poggiali che comparirà davanti alla Corte D’Assise per difendersi dall’accusa di averla uccisa iniettandole una fiala di potassio dal deflussore della flebo la mattina dell’8 aprile 2014. Proprio il giorno prima, in una riunione convocata alla luce dello strano tasso di mortalità rilevato nei turni della ex infermiera, sia il direttore sanitario dell’Ausl Romagna che la direttrice della Medicina Legale di Ravenna, in presenza della 56enne e di altri dirigenti, avevano proibito ulteriori autopsie interne.

Nonostante ciò, l’esame autoptico fu eseguito lo stesso sulla Calderoni senza che fosse avvisata la magistratura. In tale contesto, erano stati indagati per omesso referto anche il direttore del reparto di Medicina Interna, un 66enne originario di Palermo ma residente a Bologna e un suo medico, un 61enne di San Lazzaro di Savena nel Bolognese. Per quest’ultimo il fascicolo è stato stralciato. Per il primo invece è stato assorbito da un avviso di conclusione indagine recapitatogli di recente sempre nell’ambito degli accertamenti dei carabinieri coordinati dai Pm Alessandro Mancini e Angela Scorza: ora però il reato contestato è l’omicidio volontario per non avere adottato tutte le misure necessarie a impedire l’uccisione della Calderoni.

Stessa accusa di fine indagine anche per l’allora caposala, una 60enne originaria di Copparo in provincia di Ferrara, ma residente a Fusignano nel Ravennate e da poco in pensione.


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