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Morte Pantani: rese note le motivazioni che hanno portato all’assoluzione di Carlino

La Cassazione ha valutato come “assillante” e “seccante” il comportamento di Marco Pantani nei confronti di Carlino, contattato più volte nei giorni precedenti al decesso per l’acquisto di cocaina.

Sono state rese note le motivazioni contenute nella sentenza 43106, con cui la Cassazione ha assolto il 9 novembre scorso Fabio Carlino dall’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti e procurata morte come conseguenza di altro reato. I reati contestati erano relativi alla morte di Marco Pantani, deceduto il 14 febbraio 2004 per “intossicazione acuta conseguente all’assunzione smodata” di cocaina.
Condannato il 23 novembre 2010 a 4 anni e sei mesi di reclusione dal tribunale d’Appello di Bologna, Fabio Carlino si è visto cancellare il verdetto, poiché “il fatto non sussiste”.

Ora, le motivazioni fanno luce su quanto le fasi processuali hanno ricostruito su quegli ultimi giorni di vita del Pirata e dei rapporti intercorsi tra il ciclista romagnolo, Carlino, Miradossa e Veneruso (gli altri due uomini coinvolti nell’inchiesta).
La Cassazione ha valutato come “assillante” e “seccante” il comportamento di Marco Pantani nei confronti di Carlino, contattato più volte nei giorni precedenti al decesso per l’acquisto di cocaina.
Sempre s
econdo la Cassazione, “dai fatti esposti emergerebbe evidente l’estraneità di Carlino non solo rispetto alla compravendita dello stupefacente, ma anche in merito alla fase di consegna interamente gestita dalla coppia Miradossa-Veneruso, i quali, pur potendo servirsi dell’ausilio di Carlino direttamente pressato dal compratore, ritennero di non coinvolgerlo”. “E considerando che Carlino non aveva alcuna interesse diretto nel traffico illecito esercitato da Miradossa, risulta chiaro – secondo la Suprema Corte – che dalle rimostranze che Carlino rivolse ai due spacciatori per le seccature che indirettamente gli procuravano, esulava la volontà di istigare o rafforzare il proposito altrui di portare a compimento l’illecita cessione”.
“Non vi sarebbe spazio dunque – ha concluso la Cassazione – per ravvisare nel comportamento tenuto da Carlino un contributo doloso nella cessione della sostanza che ha poi innescato il processo patologico che ha portato alla morte del Pirata di Cesena.


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