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Morì dopo scomparsa da ospedale, il pm chiede l’archiviazione

La Procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Gino Bragaglia, pensionato di 86 anni che il 29 dicembre 2012 si era allontanato dal reparto dell’ospedale Sant’Orsola in cui era ricoverato. L’uomo venne trovato senza vita due giorni dopo.

All’origine della morte di Gino Bragaglia ci sarebbero state la carenza di personale sanitario dovuta alla crisi e gravosissime condizioni di lavoro. A ritenerlo è il Pubblico Ministero di Bologna Simone Purgato che ha richiesto l’archiviazione delle posizioni di un medico di guardia e di due infermieri dell’Ospedale Sant’Orsola, iscritti sul registro degli indagati nell’inchiesta sulla vicenda di cui il magistrato è titolare. Bragaglia, 86 anni, che era ricoverato nell’Ospedale bolognese, si era allontanato dal suo reparto la notte del 29 dicembre del 2012 ed era stato ritrovato morto dal figlio 2 giorni dopo la sua scomparsa su di una scala scala antincendio esterna del padiglione Albertoni. Il Pubblico Ministero non ha rilevato elementi di rilevanza penale nelle condotte dei 3 indagati in turno durante la scomparsa dell’uomo. “E’ circostanza più che notoria – scrive il magistrato – che la crisi economica abbia colpito tutti i settori, giungendo a conseguenze drammatiche in un campo come quello della sanità pubblica che, invece, più che mai richiederebbe mezzi e personale”. Nel caso in questione questa situazione secondo purgato “ha prodotto una storia tragica quasi certamente per effetto delle condizioni di lavoro” in cui le persone, anche esperte, si sono trovate ad operare. La notte del 29 dicembre i due infermieri, osserva il pm, dovevano occuparsi di oltre 30 pazienti, quasi tutti in condizioni serie, mentre il medico era a disposizione di vari reparti “in uno stressante e pericolosissimo gioco di equilibrismi – viene ritenuto- che a volte, purtroppo (e il ‘Caso Bragaglia’ ne è stato un drammatico esempio) si concludono male”. In un passaggio il Pubblico Ministero parla quindi di “obiettiva carenza di personale” e di “gravosissime condizioni di lavoro degli infermieri”. Per la posizione del medico di guardia, Eugenio Cosentino il Pm ha concluso rilevando che il fatto non costituisce reato: il medico risulta aver prescritto per Bragaglia la sedazione, autorizzato la contenzione del paziente agitato (dalle testimonianze raccolte era in stato confusionale) e, una volta informato della sparizione di questi, risulta aver curato che l’informazione circolasse nel reparto, prima di allontanarsi dopo aver finito il turno. Per i due infermieri del turno nel reparto di Medicina Interna, Raul Breveglieri e Giuseppe Smriglio, non sarebbero invece emersi elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio. E’ -poi emersa una “complessiva inefficienza della struttura, che in maniera quasi diabolica nella sua incredibilità ha fatto sì che nessuno cercasse il povero Gino Bragaglia a pochi metri dalla porta dalla quale era uscito”. ha sottolineato Purgato. Pur parlando di un “assurdo intreccio di inefficienze e incomprensioni” nelle ricerche, per il Pm si tratta di aspetti “estremamente rilevanti sul piano organizzativo, sociale, di politica sanitaria ed eventualmente disciplinare” che però devono cedere il passo in ambito penale a considerazioni in tema di nesso causale. “Che la struttura sanitaria abbia drammaticamente fallito, nella circostanza”, osserva Purgato, lo dimostra il generoso e rapido risarcimento alla famiglia”. Ma in tema di nesso causale, per il Pm, rimane “non superabile” nell’attribuire la responsabilità (che in astratto avrebbe potuto coinvolgere anche i vertici dell’ospedale), la questione medico-legale, cioè l'”oggettiva impossibilità di stabilire il momento del decesso” di Bragaglia, avvenuto per un’ischemia acuta. Per il medico legale Sveva Borin non si può escludere che l’ischemia sia insorta nelle prime ore del 29 (Bragaglia si allontanò dal reparto poco prima delle 6) e quindi quando questi era ancora all’interno della struttura. Il medico ha anche collocato l’intervallo temporale della morte tra le prime ore del pomeriggio del 29 e le prime ore del mattino del 31, con una sua più probabile collocazione nella giornata del 29. Per il Pm, in ogni caso, “la circostanza che non possa essere escluso (come il medico legale chiaramente afferma) che Gino Bragaglia possa essere deceduto pochissimo tempo dopo l’allontanamento esclude in toto la possibilità di sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di qualsiasi soggetto potenzialmente indagabile.


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