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Monari (Pd): è ora di cambiare pagina, dopo le dimissioni di Berlusconi l’Italia volti le spalle al Berlusconismo

Le dimissioni di Silvio Berlusconi chiudono una lunga, dolorosa parentesi nella storia recente d’Italia di cui tutto il Paese porta i segni. La situazione economica che stiamo vivendo non consente infatti distrazioni: Ue e mercati internazionali chiedono rigore e sacrifici, solo pochi giorni or sono il nome dell’Italia veniva accostato a quello della Grecia e gli analisti parlavano esplicitamente di rischio-default.

Come si è arrivati a tutto questo? In pochi hanno messo in evidenza un dato che basterebbe da solo a spiegare molte cose: quando Berlusconi convinse gli italiani a ridargli fiducia, nel 2008, il centrosinistra gli consegnò un Paese che, fra le altre cose, poteva vantare uno spread pari a 37. Sì, avete capito bene: trentasette. Il grado di affidabilità dei nostri titoli era pressoché pari a quello della Germania. Grazie “all’imprenditore prestato alla politica” è salito fino a sfiorare quota 600. Così oggi le conseguenze le dobbiamo pagare tutti, speriamo per non troppi anni vien da dire.

Le dimissioni dell’ormai ex premier sono state una mossa tardiva: i segnali per staccare la spina a un Presidente del Consiglio accolto in ambito europeo dai sorrisi sarcastici degli altri leader suggerivano di agire con maggior celerità, ma sarebbe bastato verificare l’entità e l’insostenibilità dei mancati trasferimenti a questo come ad altri territori per rendersi conto che così non si poteva andare avanti.

I cittadini emiliano-romagnoli sono alle prese da molti mesi con la prospettiva di non veder riconfermati gli standard dei servizi e il tenore di vita per i quali hanno lavorato una vita, per generazioni; gli enti locali vengono costretti a tagli draconiani; si colpiscono le categorie piĂą esposte e a rischio: famiglie, imprese, lavoratori.

Grazie al Presidente della Repubblica l’Italia ha mosso un passo decisivo per uscire dalla crisi, e l’incarico al professor Mario Monti induce ad un ottimismo consapevole: l’Emilia-Romagna così come le altre Regioni dovrà fronteggiare ancora a lungo la fase recessiva globale, e pur tuttavia c’è la consapevolezza che grazie a questa nuova guida il Paese, le sue energie migliori che sono diverse e diffuse sul territorio, sapranno ben presto riguadagnare tutt’altra considerazione nel panorama internazionale, avendo le qualità per uscire dal tunnel nel quale ci ha precipitati l’ex presidente del Consiglio.

C’è bisogno di quella serietà che il Partito Democratico invoca da anni e mette in atto ogni giorno, dal livello locale sino alle cariche nazionali, di un atteggiamento che, come ha spiegato il Capogruppo alla Camera Dario Franceschini, “anteponga l’interesse dell’Italia ad interessi particolari”, quali che siano. Ma ancor di più, c’è necessità di un cambio di passo, uno scarto nella cultura del vivere civile e della pratica politica quotidiana e istituzionale per poterci lasciare finalmente alle spalle oltre a Berlusconi anche il berlusconismo, degenerazione senile del populismo che tanti danni ha provocato e continua ancora a provocare soprattutto nei più giovani. “Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me”, diceva Giorgio Gaber. Credo che questo aforisma rischi di valere per molti, seppur inconsapevoli.
E’ veramente giunta l’ora di voltare pagina.

Marco Monari
Presidente del Gruppo PD Regione Emilia-Romagna


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