Matteucci: “per salvare il Ravenna Calcio ci vogliono umiltà, serietà e sobrietà”

Il giorno dopo le durissime richieste del procuratore Stefano Palazzi al processo calcio-scommesse parla il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci che questa mattina ha lanciato la linea per salvare la squadra.

Se si vuole salvare il Ravenna calcio, quello che serve è “umiltà, serietà e sobrietà”. A parlare così oggi è il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, il cui incontro previsto stamattina con il neo-presidente della squadra Sergio Aletti è slittato a mercoledì per un’ indisposizione del numero uno del club. “Il Ravenna Calcio – ha dichiarato primo cittadino – è sotto schiaffo due volte. Sia per la mancata accettazione della richiesta di iscrizione al campionato sia per la vicenda del calcio-scommesse. Il basso profilo per il sindaco è d’obbligo e da qui l’augurio che l’intenzione annunciata dal presidente del Ravenna di querelare un consigliere comunale del PDL sia solo una boutade. Matteucci ha ribadito che si impegnerà per il salvataggio del club ma che chi non cambia atteggiamento sarà lasciato fuori Il sindaco lunedì incontrerà l’ex capitano ravennate Paolo Sciaccaluga, e poi martedì i capigruppo del consiglio comunale e poi la commissione sport. Ieri prima che partissero le arringhe delle difese, proseguite anche oggi, il Procuratore federale Stefano Palazzi al termine della sua requisitoria al processo sportivo per il calcio-scommesse aveva chiesto l’esclusione della società dal campionato di competenza, quindi dalla Lega Pro prima divisione, e pene severissime per l’ex presidente Fabbri e altri 4 dirigenti. Pugno duro anche nei confronti dell’ex bomber della nazionale e del Bologna Calcio Beppe Signori. Per l’ex attaccante Palazzi ha proposto 5 anni di squalifica (il massimo) e preclusione da ogni incarico, che equivale, appunto, alla radiazione, più 18 mesi di squalifica in continuazione per violazioni secondarie. Se le richieste venissero accolte signori potrebbe dover dire addio a una carriera da dirigente o da allenatore. “La Procura non ha tenuto conto della mia memoria difensiva” -ha fatto sapere il bomber in una nota. Io non ho portato teoremi ma prove oggettive che dimostrano che non può far parte di un’associazione che si fondava su contatti diretti, chi, come me, non ha mai fatto né ricevuto una telefonata. Sono fiducioso come sa essere chi è davvero innocente”. La sentenza di primo grado è prevista per lunedì.
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Barbara Paknazar

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