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Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Bologna fa il pienone

Sorridendo a tutti, ha stretto mani, firmato dediche e poi stretto anocra altre mani e posato per foto con chi glielo chiedeva. Matteo Renzi ieri sera alla festa dell’Unità di Bologna ha sbaragliato. Si chiudono così anche le polemiche che in estate hanno preceduto questo appuntamento, prima non fissato, poi non concordato, quindi non indicato nel programma della kermesse. Renzi ieri c’era e la festa del pd l’ha conquistata nonostante il suo intervento fosse fissato alle 18 di un caldo e assolato lunedì di settembre. Almeno in 2000 si sono accalcati per ascoltarlo e approvarlo. 22 applausi pieni e animo sollevato dalla toscanità. Il format proposto era collaudato, quasi un’ora di one man show per parlare del suo libro Stil novo e passare dalla Firenze che fu all’Italia che sarà. Nel mezzo la sua esperienza di sindaco fatta di giri in bicicletta ad ascoltare i suoi concittadini dalle scuole al bar. Niente è detto a caso dal palco di Bologna. E il pubblico è rapito. Alle spalle sul video passano Troisiin “Non ci resta che piangere”, Will Smith ne “La ricerca della felicità” e qualche foto mentre lui cavalca i suoi cavalli di battaglia. Lui è il rottamatore. E lo rivendica con orgoglio. Fogli di via alla “casta”, ai suoi privilegi e agli inseparabili dalla poltrona. Applausi. “Non state battendo le mani a me – interviene pronto – ma allo statuto del Pd”. Renzi sa bene chi si trova davati, “rottamare non è fare a meno degli anziani” si sta parlano dei mandati in politica, specifica. “Il Pd è casa mia”, carezze a Bersani e Prodi, giù duro contro Vendola e i grillini. Poi si fa tremendamente serio, prende una pausa un po’ più lunga quando parla della sua visita ad Arcore. Quella chiede ancora di essere spiegata. E lo fa, non si sottrae come non si sottrae all’autocritica rispetto ai suoi errori. “L’anti berlusconismo è una strategia che non ci basta. Ho incontrato anche Monti, non in sede ufficiale, per la mia città questo e altro; corro” conclude. Quanto al “dilemma morettiano” mi si nota di più se vado o no: il segretario del Pd Raffaele Donini, bersaniano di ferro, era in prima fila con la presidente della provincia Beatrice Draghetti, e con alcuni ex Margherita: dalla regione Paruolo e Monari accanto ai renziani Richetti e Zacchiroli. Assente il sindaco, ma Renzi non ha prestato il fianco a questa conta, il suo obiettivo era conquistare quella che, unica in Italia, si chiama ancora festa dell’Unità.


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Antonella Zangaro

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