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Mangone: “Un plauso alla maturità del Bologna, la svolta l’ha data Pioli”

Intervista di Ugo Mencherini e Vittorio Longo all’ex rossoblù Amedeo Mangone nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari” (in onda su Telecentro-OdeonTv)

L'ex calciatore del Bologna, ora allenatore, Amedeo Mangone

 

Di UGO MENCHERINI e VITTORIO LONGO

 

Amedeo, che impressione ti ha fatto il Bologna domenica contro il Chievo?

“I rossoblù hanno sofferto di un calo, che però è comprensibile, anche tenendo conto dei meriti degli avversari. Il Chievo è una squadra in salute e ha messo in difficoltà il Bologna, che comunque è riuscito a disputare una partita importante, portando a casa un pareggio che fa muovere la classifica e tiene a distanza la terzultima. Incontri del genere capita anche di perderli, quindi va dato merito ai rossoblù per la maturità che hanno acquisito cercando di portare a casa un pareggio in una giornata non particolarmente positiva dal punto di vista fisico”.

 

La svolta per il Bologna è riconducibile esclusivamente al cambio di allenatore?

“Probabilmente sì, nel senso che inizialmente con Bisoli c’erano alcune difficoltà. Non si tratta comunque solo di bravura di un allenatore, magari l’esonero e l’aver dato più responsabilità ai giocatori ha fatto sì che nella testa del gruppo scattasse quel qualcosa in più che ha dato poi la svolta per la stagione”.

 

Il Bologna di quest’anno vale più di quello dell’anno scorso?

“Fare paragoni tra annate diverse è sempre difficile. La scorsa stagione c’era stata anche la difficoltà dovuta alla penalizzazione di tre punti per le note vicende societarie, quindi il Bologna aveva dovuto rincorrere ed è riuscito a raggiungere la salvezza a diverse giornate dalla fine. Anche quest’anno ci sono state difficoltà iniziali per il cambio d’allenatore. Le due squadre più o meno si equivalgono: si sta cercando di valorizzare e di inserire qualche giocatore giovane e ci sono elementi importanti e d’esperienza. Sono situazioni differenti, ma i due campionati si possono comparare, l’obiettivo è sempre la salvezza e il Bologna l’ha centrato anche quest’anno prima della fine della stagione”.

 

Tu sei stato un grande difensore rossoblu: vedi delle analogie tra te e Antonsson, dal punto di vista dell’ambientamento e dell’arrivo a Bologna?

“Effettivamente sì. Anche io sono arrivato senza che nessuno mi conoscesse e piano piano ho acquistato la fiducia dell’allenatore dei compagni: è quello che sta facendo anche lui. Poi le prestazioni domenica dopo domenica migliorano, e lui si sta rivelando un giocatore importante per il Bologna”.

 

Tu sei stato a Bologna dal 1996 al 1999: qual è il tuo ricordo più bello della tua esperienza in rossoblù?

“Di partite memorabili ne ricordo diverse, ma la più importante è sicuramente la semifinale Uefa con il Marsiglia. Purtroppo non è andata bene, ma come situazione mi è rimasta impressa perché eravamo partiti dall’Intertoto ed arrivare a quel punto e giocarcela alla pari con una squadra così importante per me e per i miei compagni è stato un motivo d’orgoglio”.

 

Da allenatore sei stato alla guida di Pavia e Reggiana. In precedenza il Bologna ti aveva cercato, magari per le giovanili?

“No, non mi ha mai cercato, del resto ho allenato in categorie come la C: di conseguenza la società magari preferisce fare altre scelte per quanto riguarda il settore giovanile. Poi sinceramente non mi vedo a Bologna: credo sia difficile avere dei rapporti con la società per il settore giovanile.

Probabilmente se fossi rimasto a vivere a Bologna e avessi continuato a frequentare Casteldebole, l’approccio sarebbe stato diverso e magari ci sarebbe stata la possibilità di collaborare con il Bologna. Vivendo a Milano, invece, non ho più avuto la possibilità di vedere certe persone.

 

Sulla base della tua esperienza di allenatore, in Lega Pro c’è qualche giovane interessante?

“Ce ne sono diversi, anche grazie alla regola destinata proprio a far giocare i giovani: il problema è che poi devono confermarsi. Alla Reggiana ho avuto Aya, difensore del ‘90 molto roccioso e forte fisicamente che tra l’altro è a metà con la Fiorentina, e Sperotto, anche lui difensore, un’92 che sta facendo bene. Di giovani di valore ce ne sono diversi, e con questo obbligo hanno la possibilità di giocare e di mettersi in mostra”.

 

Restando a Reggio: com’è nata l’idea di spostare Alessi a centrocampo?

“E’ dovuta al fatto che i giocatori bravi si tende a spostarli in quelle zone di campo dove hanno più possibilità di sfruttare le loro qualità”.

 

Nel Pavia c’è invece Falco, classe ’92. Che tipo di giocatore è?

“E’ un giocatore tecnico, impiegato prevalentemente da seconda punta sta facendo molto bene”.


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Matteo Fogacci

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