Longo: “In attacco, pensare di risolvere i problemi con Caracciolo e Diamanti è poca roba”

Intervista all’ex DS del Bologna, Carmine Longo, nel corso di Tempi Supplementari (TELECENTRO)

Attualmente al centrocampo del Bologna sembra mancare qualità, che dovrebbe essere rappresentata da un regista. Anche lei la pensa così?

Io non mi esprimo, perché per esprimersi bisogna partecipare: io sono fuori dai giochi e non mi va di emettere giudizi. Ci sono 11 squadre inarrivabili – quali Fiorentina, Genoa, Inter Milan, ecc – e alte 9 lotteranno: chi sbaglia finisce all’inferno. Basta vedere l’esperienza della Sampdoria: a perdere 30 punti da un anno all’altro non ci vuole niente mentre aggiungere 5 punti alla classifica ci vuole tantissimo. Partecipare significa tenere conto di queste cose e avere quasi la certezza di dire: ho fatto una squadra da 40 punti in su. Per poterlo dire bisognerebbe essere nella testa di Bisoli e Bagni,  Poi è chiaro che ognuno di noi la pensa diversamente.

E lei come la pensa?

Io avrei mentalizzato la squadra in modo diverso, avrei tenuto tenuto lo stesso organico, l’avrei sfrondato molto, perché certi giocatori non li avrei tenuti. Io avrei preso, ad esempio, Pisano che Sogliano ha portato al Palermo: costa meno di Crespo e ha anche qualche anno in meno. Poi i giocatori bisognerà vedere chi li governa, chi li mentalizza e chi li mette in campo. Avrei cercato di tenere la stessa difesa e di tenere Rubin o prendere qualcun altro, perché solo Morleo non è sufficiente. A metà campo avrei cambiato parecchio: a gennaio volevo prendere la metà di Parolo, poi non c’erano i soldi, non ho fatto niente e ho preferito mettermi in aspettativa. In avanti avrei cambiato tutto l’attacco.

Come avrebbe strutturato il reparto avanzato? L’eventuale arrivo di Diamanti, potrebbe significare la partenza di Ramirez?

Diamanti è un giocatore ormai maturo, però i suoi risultati sono modesti visto che ha fatto male con West Ham ed è retrocesso con il Brescia: ha 27 anni, deve dirci cosa vuol fare da grande. La scelta di Diamanti penso sia stata fatta da Bisoli perché l’ha avuto al Prato: ma vorrei ricordare a Bisoli, che  è stato mio calciatore, che un conto è essere fuoriclasse nel Prato e un altro è esserlo nel Bologna.

Come valuta la partenza di Britos?

Avendolo avvilito, o svilito che dir si voglia, perché non gli fa il contatto e non si liquidano i procuratori, il ragazzo non crede più nel progetto il Bologna. Non darlo via in questo momento significa avere un giocatore che non c’è più con la testa. Piuttosto, la mia preoccupazione è se si perde Perez. Qualcuno ha mal calcolato quello che ha fatto: chi arriva da un mondiale quasi sempre non gioca, vedi Milito, mentre Perez ha dato tanto. Se poi si da via Britos, ne arriverà un altro: ma nomi che si leggono, tipo Goian, non sono Britos.

Che indea si è fatto della gestione della trattativa Viviano. Errore pacchiano di Pedrelli?

Non penso che sia un errore, sarebbe stato fatto anche per altri. Anche Ekdal. Ad esempio, era in compartecipazione.

Secondo lei cosa è successo?

Non ho elementi. Uno che fa un errore del genere non so commentarlo.

Per l’attacco si parla di un giocatore dal grande passato sui 30 anni: lei sa chi può essere?

Non ho idea. Posso dire che in previsione dell’apertura al secondo extracomunitario, dando via Gimenez per Parolo e tesserando un altro extracomunitario da far uscire, io mi stavo predisponendo a prendere tre extracomunitari. Avevo parlato con Elmander, che è andato in Turchia è ed un grande attaccante: Costava qualcosina, ma purtroppo in attacco si devono spendere soldi: non si può andare avanti con Paponi, Meggiorini, Gimenez e lo stesso Di Vaio. Che ha fatto tanti gol, è vero, ma fare gol è un biglietto di presentazione se avesse avuto 28 anni, lui ne ha 35. Io gli avrei fatto un anno di contratto, come si danno le medaglie. Siamo all’8 di luglio e non ci cono altri attaccanti in arrivo: risolvere il problema con Caracciolo e Diamanti mi sembra veramente poca roba.

Da Bologna ha più sentito nessuno da quando se n’è andato?

No, nessuno. Io non rispondo, perché è un rapporto professionale e quando finisce si chiude tutto. Ho sentito il medico e l’Hotel che ci ha ospitato per mesi: giusto come telefonate di cortesie. Non ho sentito neppure sentito Malesani. In un rapporto professionale ci si può trovare più o meno bene ma finisce lì: io non ho mai tenuto rapporti d’amicizia ne’ con i calciatori né con i tecnici, compresi Ranieri e Pioli, al quale ho fatto iniziare la carriera.
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Matteo Fogacci

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