Longo: “Il Bologna non ha nel dna quello che aveva lo scorso anno. Servono 12-13 punti nelle prossime undici partite”

Intervista di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto all’ex consulente di mercato rossoblù Carmine Longo nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari” (Telecentro-OdeonTv)

Professore, i tifosi sono delusi dal comportamento della società mentre la squadra ha iniziato la stagione con un punto in cinque gare, l’esonero di Bisoli e l’arrivo di Pioli. Qual è la sua fotografia dello stato di salute attuale del Bologna?

Da lontano è difficile parlare di cose che non vivo. Deluso dalla società no, perché la società è responsabile della vita amministrativa mentre la vita tecnica è di chi ha fatto le cose tecniche. Non voglio comunque deresponsabilizzare i dirigenti, evidentemente si sono affidati a gente che non ha avuto mano felice: può capitare.

L’allenatore è la conseguenza delle scelte: se a Bisoli date Careca e Maradona, Bisoli va bene, se bisogna arrabattarsi è difficile. Col supporto di qualche risultato si può anche ovviare, senza il supporto dei risultati no, perché la migliore medicine è il risultato.

Si aspettava una partenza così brutta?

Risultati come quelli con Fiorentina, Juventus, Inter e Udinese possono anche starci, è la partita con il Lecce che non ci sta. Per il momento è quella la partita che grida vendetta, non sicuramente le altre.

Che cosa può essere successo, allora, con il Lecce? E’ possibile che la squadra non volesse giocare per l’allenatore?

No, sono cose che mi rifiuto di commentare perché non credo mai a situazioni del genere. Può essere successo un black out, bisogna vedere lo stato fisico, quello tattico e qualche scelta non azzeccata come Raggi terzino sinistro, la brutta partita di Loria e qualche errore di Gillet: tutte queste cose messe insieme hanno portato alla frittata.

Lei, in un’intervista dello scorso anno, aveva avanzato delle perplessità su Bisoli, dicendo che se non fosse stato ben circondato si sarebbero potuti correre dei rischi.

E’ ancora giovane, non ha il passo e la maturità per la serie A. Però, obiettivamente, era difficilissimo: ricordo che io sono andato via perché avevo chiesto 4 giocatori senza vendere nessuno. Sono stati tolti 6-7 giocatori e i 4 arrivati non sono all’altezza: questa è un’altra squadra. A me, sinceramente, non sono piaciute certe dichiarazioni tipo “E’ cambiato il vento” o “Non è la squadra dell’anno scorso”. Noi l’anno scorso abbiamo avuto le ultime otto partite convinti di essere salvi, dopo Lecce, e c’è stato un rilassamento generale: ma non si vince tanto facilmente a Torino o contro Lazio, Catania e Palermo se non si hanno dei valori. E’ presto per tirare le somme, ma sicuramente questo gruppo non ha nel dna quello che aveva l’anno scorso.

Che cosa ha, quindi, nel dna?

Lo scorso anno si è partiti in mezzo a moltissime difficoltà, senza soldi, la penalizzazione e con il rischio di fallire. Nessuno ha mai invocato le attenuanti, abbiamo capito che bisognava sacrificarsi e lottare, c’è stata unità d’intenti e siamo andati avanti. Dalle dichiarazioni estive mi è sembrato di capire che quasi la sere A fosse una formalità. Invece in A c’è un campionato di 10 squadre e poi quello delle altre 10. E in questo gruppo ci sono squadre come Parma e Atalanta, per cui alla fine ne restano 4-5, di cui 3 retrocedono. Quando io parlavo di acquisti e confermare il più possibile, era proprio per queste valutazioni: non è facile in serie A cambiare e fare il risultato. Si paga il pedaggio, ed è alto.

Le migliorie ci vogliono, perché lo dice il campo, però chi arriva non ha la bacchetta magica. All’8 di gennaio, apertura del mercato, bisognerebbe arrivare in posizione verticale, non morti. Lasciamo perdere ogni cosa: in queste restanti 11 partite se non si raccolgono 12-13 punti il mercato supplementare non serve a niente.

Qual è la sua valutazione su Pioli? Le piace il nuovo tecnico del Bologna?

La valutazione non la faccio io, la fa il campo. L’allenatore, se dà, dà il 10%, mentre se toglie, toglie tutto. Pioli io l’ho scelto nel 2003-2004 alla Salernitana per la serie C, poi fummo ripescati, mi convinsi e fece la B. Bisogna vedere, comunque, il contesto: come si opera, dove si opera, con chi si opera.

Ad oggi ritiene quella del Bologna la difesa più scarsa della serie A?

Della difesa dell’anno scorso è rimasto solo Portanova: Casarini terzino destro era una scelta obbligata dagli infortuni, Britos non  c’è più e Rubin giocava più di Morleo.

Non direi, comunque, che sia la più scarsa. Nel reparto, quattro su cinque sono nuovi: non ci sono ancora i meccanismi. E’ chiaro, poi, che si ragiona meglio con la pancia piena: con 4-5 punti in classifica si sarebbe ragionato meglio.

Secondo lei come sarà il campionato di Malesani? E’ rimasto deluso dall’aver saputo che già a marzo avesse firmato il contratto con il Genoa?

Non è vero: Malesani ha avuto un contatto telefonico con Preziosi a fine marzo, dopo la gara con il Lecce e non prima, e prima di decidere se andare era quasi convinto di restare e voleva convincere anche me. Sia Pavignani che poi, in seconda battuta, Pedrelli mi hanno offerto il contratto. Io avevo deciso di non firmare non perché volessi andare da un’altra parte ma perchè l’aria che respiravo non mi era più favorevole e ho preferito tagliare la corda. Il fatto che io non abbia più voluto ‘lottare’ ancora ha convinto lui ad andare via.


Twitter Facebook StumbleUpon Delicious LinkedIn BlinkList
Matteo Fogacci

Autore

Articolo scritto da: | 1918 articoli inseriti

Copyright © 2014 Telesanterno. All rights reserved.
Copyright © GTV s.r.l.
V.Bonazzi, 51 - 40013 Castel Maggiore (Bo) - tel: 051 63236 - fax 051 714795
P. Iva 01607481205 - C.F 01161880388 - R.E.A. 347487 - R.I.BO 01161880388 - C.S. € 2.692.375,00 i.v.
Concessionaria di Pubblicità Publivideo2 Srl.

q:27 ram:43513560