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Longo: “Fino a poco tempo fa mi sentivo con Guaraldi”

Intervista di Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto all’ex consulente di mercato rossoblù Carmine Longo nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari” (Telecentro-OdeonTv)

Professor Longo, a Bologna si parla tanto di un suo possibile ritorno. C’è qualcosa di concreto?

No, nel modo più assoluto.

Le farebbe piacere tornare?

Sempre: se ci sono le condizioni, con piacere.

Quali sono le sue condizioni?

Io non pongo condizioni neanche a casa mia, figuriamoci se posso farlo a casa degli altri. Mi riferisco a condizioni di lavoro e di programmi: io sono andato via da Bologna perché non mi ritrovavo con quello che stava succedendo.

E’ una questione di soldi?

I soldi sono l’ultima cosa: sono abituato a non guadagnare e a non farmi pagare. Bisogna avere un progetto per il futuro.

E questo Bologna ce l’ha?

Alla luce dei risultati, non è che sia stato fatto un buon lavoro. Risultati non di classifica, ma dal punto di vista tecnico. E’ sotto gli occhi di tutti la sostituzione di Britos con Loria, con tutto l’affetto per Loria. Il management tecnico è fallimentare. Gli errori li possono fare tutti, ma restando comunque in un certo tipo di target. In questo caso non si è andati su giocatori anziano di classe e di qualità tipo Di Vaio né sui giovani, ad eccezione di Taider.

Come vedrebbe un assetto diverso della società? Cosa non le quadra della situazione attuale?

Quando si parla di società, uno è poco e due son troppi…

Perché, a suo avviso, Krhin non è esploso a Bologna?

E’ un buonissimo ragazzo, però deve cominciare a prendersi più di qualche responsabilità, perchè le qualità tecniche e fisiche le ha. Deve crescere dal punto di vista della maturità: sempre faccia parte del settore giovanile. Deve avere più concentrazione e determinazione ed essere sempre in partita.

Lei lo confermerebbe?

Io non posso fare nulla, perché non sono al Bologna: acqua che passa non macina più. Può sembrare che io voglia fare il fustigatore,  ma non è così. Come giocatore ci sta, deve cambiare e deve essere più concreto: in questo momento è poco utile alla squadra. Anche chi è poco utile alla squadra, in termini realizzativi dovrebbe garantire qualche punto.

In che rapporti è con Guaraldi? C’è qualcuno in società con il quale si è lasciato male?

Non ho motivo di doglianze, anche perché so stare al mio posto. L’unica cosa è l’attività carbonara che è stata fatta alle mie spalle: non so però chi l’ha fatta e con chi l’ha fatta.

Con Guaraldi il rapporto è abbastanza buono. E’ un rapporto di buona conoscenza: fino a due settimane fa ogni tanto ci sentivamo al telefono: chiamate di cortesia e di incoraggiamento da parte mia. Io non ho più intenzione di fare calcio come mi è successo di farlo a Bologna. Qualche altra società mi aveva contattato ma ho detto di no.

Vede qualche giovane talento sul mercato internazionale?

Ce ne sono tanti, sia sul mercato italiano che internazionale.

E in serie B c’è qualche giovane italiano valido o la cadetteria è un campionato che non offre particolari qualità?

Anche nelle macerie si trova qualcosa di utile: quello di serie B non è un campionato inutile. Magari andrebbe fatto meglio, con meno partite e meno squadre: ma ci sono dei valori tecnici. Ovviamente non si possono guardare Sampdoria o il Torino, ma ad esempio il Pescara ha Capuano, Veratti e Immobile, anche se è della Juve. Nel Sassuolo c’è Boakye, in prestito dal Genoa. Qualcuno di interessante c’è sempre.

Perez e Mudingayi possono giocare insieme senza un regista di ruolo?

Mudingayi e Perez, se si schiera 4 difensori e altri giocatori che non scendono sotto la linea della pala come Kone e Ramirez, abbiamo un 4-2-4, e i due centrocampisti non sono Pirlo: è una discrasia tattica evidentissima. Quanto si gioca così bisogna rinunciare a qualcosa: o dietro, giocando a tre, o davanti con qualche attaccante in meno.


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Matteo Fogacci

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