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Longo: “Calcioscommesse, roba da miserabili, Brescia-Bologna simboleggia quanto la gente chiacchieri a vuoto. Ramirez: Betancourt stia al suo posto”

Intervista all’ex DS del Bologna, Carmine Longo, nel corso di Tempi Supplementari (Telecentro-Odeon TV)


Professor Longo, che idea si è fatto dello scandalo calcioscommesse esploso in questi giorni? Può esserci il rischio che si risolva tutto con un nulla di fatto o ci saranno invece coinvolgimenti più pesanti?
Penso che sia un affare da miserabili, non gli darei peso più di tanto. Non è un problema di pesci grandi o piccoli, ma il punto è il rispetto della norma: i tesserati non dovrebbero scommettere. Non c’è l’ufficialità delle scommesse, e si va al picchetto clandestino; c’è l’ufficialità delle scommesse e si ricorre a questi mezzucci: mi spiace dirlo, ma è una cosa da poveracci.

Ci sarebbe un modo per risolvere il problema delle scommesse?

A mali estremi, estremi rimedi: il modo per risolvere c’è sempre. A me sembra più una disfunzione che altro. Nel momento in cui abbiamo assenza assoluta di denaro: andando a indagare a fondo nelle vecchie C1 e C2, il 70-80% di società sono allo sbando. Vanno rifatti tutti i format dei campionati. Bisogna avere i piedi per terra.

Che idea si è fatto del presunto coinvolgimento di Beppe Signori?

Lui ha sempre giovato d’azzardo, è noto, e da un giocatore d’azzardo non mi sarei aspettato la bolletta da 300 euro: chi gioca d’azzardo non fa queste cose. Bisogna aspettare per capire se esiste veramente un suo coinvolgimento.

Tra le partite chiacchierate, comunque non indagate, c’è Brescia Bologna. Cosa può dire di quella partita?
Questa è la cifra delle chiacchiere a vuoto che la gente fa. Noi eravamo sazi, nessuno di noi aveva più stimoli. Quando c’è stata una possibilità su mille di essere coinvolti nella lotta per non retrocedere abbiamo avuto di nuovo un buon Bologna, basta vedere le partite con Milan e Fiorentina. Quando invece si è raggiunta la certezza della permanenza in serie A, abbiamo avuto di nuovo l’afflosciamento, basta vedere la partita col Bari. Voler decifrare il coinvolgimento da un atteggiamento sbagliato, mi sembra davvero fuori dal mondo.

Aveva previsto una reazione come quella dell’agente di Gaston Ramirez, secondo cui il giocatore sarebbe andato volentieri alla Roma, che ha offerto 10 milioni di euro rifiutati dal Bologna?
Betancourt, anche se è mio amico, deve state al suo porto. Io posso anche prendere un giocatore per un milione e poi rivenderlo a cento: ognuno fa le sue convenienze. E’ logico che in questo momento la Roma sia appetibile ed è normale che ogni calciatore cerchi di migliorarsi: Ramirez non vorrebbe che le difficoltà del Bologna ricadessero di lui, ma devono stare al loro posto perché ognuno fa la sua parte. Capisco Gaston Ramirez, ma non giustifico quelle dichiarazioni.

Se lei gestisse ancora la situazione, Ramirez sarebbe un pilastro del prossimo campionato o considererebbe delle offerte?

Il motivo per cui io sono andato via è proprio questo. Sapendo che ci sono difficoltà economiche, avevo pregato i dirigenti di mettere insieme un po’ di soldi e di lasciar perdere i conti, perché il bilancio di una società è la classifica, non sono i conti. E’ chiaro che non bisogna spendere in modo scriteriato, ma avevo chiesto di mettere un po’ di soldi da parte perché alla fine avrei anche fatto la busta per Viviano: per me è un grosso affare che può fare il Bologna. Io ero per tenere tutti, non ero d’accordo a fare ai capisaldi i contratti che sono stati fatti: d’altro canto se uno ha problemi di soldi mi deve spiegare perché ha certi contratti o rinnova centri contratti. Personalmente avrei tenuto tutti e avrei migliorato prendendo altri giovani. Io a gennaio avevo messo in cantiere un cambio per la metà di Parolo con qualche calciatore nostro, ad esempio la metà Gimenez più qualche soldo a loro. Ma non c’era ala possibilità: fra Pedrelli e Romano a ogni piè sospinto c’era l’aspetto dell’impatto economico: non avevano capito che il bilancio di una squadra di calcio è la classifica. Io non ho mai cercato nella mia vita di persuadere nessuno, ho persuaso me stesso a mollare. Poi succede che può esserci il fuggi fuggi. Tu trattieni per forza, come è giusto che sia, Ramirez, ma hai poi buttato i soldi. E a questo punto: vendi, guadagna e pentiti. Betancourt deve stare al posto sui perché non può dire qual è il prezzo giusto, ma il Bologna deve cercare di fare il meglio possibile per non trattenere i calciatori scontenti.

I suo grande colpo quale sarebbe stato?

Avevo seguito tra gli altri Gundogan, appena preso dal Borussia Dortmund, e avrei preso Pisano. Anche prima di andare via avevo suggerito di non perderlo: mi avevano chiesto 1,8-1,5, ero arrivato a 1,2-1,4 e avremmo chiuso, il procuratore Paolillo può testimoniarlo. E’ un giocatore in crescita, è partito dai dilettanti e ha fatto 11 gol in B col il Varese. Ma non c’era la possibilità di ringiovanire e migliorare: esporre a mo’ di trofeo il contratto di Di Vaio la dice lunga.

Carcacciolo sarebbe stato uno suo obiettivo?
No, perché non risponde ai requisiti prezzo-qualità-età.

Piris sarebbe stato uno dei suoi obiettivi?
Piris è un ’90 comunitario, sarebbe stato un affare per questo. Ma quando traspare miseria, si perde fiducia. Con i soldi, ho la forza di dire “no” al Napoli per Britos. Quando inizia lo svilimento si parte male e il motivo per cui si parlava di migliorare e ringiovanire è questo: quando c’è entusiasmo, nessun calciatore viene a chiederti certe cose.

Attorno a questo Bologna allora c’è quindi scoramento?
Non saprei, visto che non parlo con nessuno e non ho speso nessuna telefonata per nessun calciatore. Da quello che leggo, vedi Betancourt per Ramirez, evidentemente l’aria che si respira non è quella di migliorie ma di peggioramento.

Ibisevic lo avevate seguito?
Si. Sono stato un anno a monitorare più campionati possibile. Poi è andato al Burussia Dortmund e magari non sarebbe venuto da noi. Con il Norimberga l’avevo trattato perché già in precedenza avevo fatto la trattativa per Diekmeier. L’importante però non è quello che si fa ma come lo si fa e la fiducia che si dà. Quando mi sono accorto di non aver le disponibilità economiche per rispettare gli impegni presi, ho cercato di rallentare, e ad esempio non ho preso l’attaccante: ma non ho mai fatto trasparire preoccupazioni.

Cosa farà il prossimo anno?.
Quello che mi è stato offerto non mi piaceva e non ho accettato, mentre quello che mi piacerebbe fare non me lo fanno fare. Aspetto, visto non ho necessità di fare carriera né di salario. Non me faccio comunque una discussione di categoria.

Niente futuro al Genoa, quindi?
No, non ho mai parlato con loro. Parlai con la Sampdoria e poi è finita male. Quello che dovevo dire l’ho detto e la stessa stampa sportiva ligure ha persino preso le mie difese. Non possono fare il gatto e la volpe: io non gli ho mai chiesto di prendermi in considerazione, sono loro che mi hanno chiamato, senza poi avere l’educazione di dirmi se mi volevano o meno. Ma non possono dire di non conoscermi, a questo punto è troppo, è ho dovuto parlare: ma solo per un fatto di autostima. Se ho un pregio, è quello che non ho mai chiesto a nessuno di prendermi.


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Matteo Fogacci

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