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Le estetiste di Rimini contro Porta a Porta. Altra causa “romagnola” per un reality

balivoCi sono guerre legali in corso fra la Romagna ed alcune delle più note trasmissioni della televisione, fra queste un reality (quello che ha preceduto l’Isola dei Famosi) ed il salotto più “istituzionale” della Rai, quello di Bruno Vespa, “Porta a Porta”.
La prima querelle legale si è appena conclusa, con una sentenza della Corte di Cassazione che proprio in questi giorni ha dato ragione al giovane di Predappio, Samuele Saragoni, che aveva partecipato nel 2001 a “Survivor”, il reality di sopravvivenza che è stato poi sostituito dall’”Isola dei Famosi” (la differenza è stata appunto che a “Survivor” partecipava gente comune, mentre nell’”Isola” i concorrenti sono tutti più o meno famosi o famosetti). Comunque durante quel primo reality-avventura della televisione italiana (Italia 1) il giovane romagnolo aveva dato del “pedofilo” ad un altro concorrente, Franco Mancini, per le attenzioni che riservava ad una giovanissima compagna del programma. Lo stesso Mancini aveva poi querelato, per l’epiteto ritenuto offensivo, sia Saragoni che il responsabile Rti (gruppo Mediaset) del programma, Stefano Maniaghi. Querela ovviamente accompagnata da una sostanziosa richiesta di danni. Il giudizio è finito in Cassazione, che ha respinto la richiesta del querelante, ed assolto il romagnolo che aveva lanciato l’epiteto “pedofilo!”, in quanto “(si legge nella sentenza) non poteva sfuggire ai soggetti direttamente coinvolti che stavano partecipando ad una trasmissione volutamente indirizzata alla rissa verbale”. In pratica la Corte ha avvallato, anche per questo caso, la cosidetta “Legge Biscardi”, quella per cui “offese ed epiteti scaturiti da trasmissioni basate sulla trivialità, ovvero simili a discussioni da bar, devono essere giudicate in quel contesto, e non possono costituire danno o pregiudizio dell’onore al di fuori di esse”. Una legge non scritta, ma a quanto si vede abbondantemente applicata, che qualcuno ha definito il “Lodo Alfano” dei reality.

L’altro caso giudiziario è invece molto più “fresco” (nel senso di recente) e decisamente più “caldo” (nel senso che si tratta di una vicenda giudiziaria tuttora aperta). Riguarda la trasmissione “Porta a Porta”, ed in particolare la recente puntata dedicata alla chirurgia estetica, durante la quale la showgirl e presentatrice televisiva Caterina Balivo avrebbe detto (affermazione poi categoricamente smentita) che “quasi tutte le estetiste fanno uso di siringhe per praticare trattamenti estetici… io le vedo!”. Alcune estetiste di Rimini se la solo presa, e la hanno querelata. Per questo la conduttrice televisiva nei giorni scorsi ha dovuto comparire davanti ai Carabinieri di Roma, accompagnata dal noto penalista Roberto Ruggiero, per rispondere all’accusa di aver offeso la categoria. La Balivo ha smentito di essersi riferita con precisione alle estetiste (né tanto meno a quelle di Rimini in particolare) ed ha spiegato che a “Porta a Porta”, con Bruno Vespa, lei si era semplicemente schierata contro l’abuso della chirurgia estetica, reagendo alla visione di alcuni filmati mandati in onda durante la trasmissione (“Seni schedati” e “Punturine: killer o filler?”).
“Queste donne sembrano tutte di gomma”, ha confermato la stessa Caterina Balivo di aver detto in trasmissione, ricordando che lei stessa, all’inizio della sua carriera, aveva rinunciato alle offerte di un noto agente cinematografico proprio perché le aveva proposto di modificare chirurgicamente il look della sua bocca.

Quanto alle estetiste, la Balivo ha detto di non avere avuto nessuna intenzione di offenderle o di accusarle, ma solo di sottolineare il fenomeno di costume di certe richieste estetiche da parte delle donne… “Io dall’estetista ci vado regolarmente, ma non ricorrerei mai alla chirurgia”…

Ora starà al giudice valutare l’ammissibilità della querela e l’attendibilità delle spiegazioni fornite dalla conduttrice televisiva. Una volta, comunque, c’era un celebre slogan pubblicitario: “Con quella bocca può dire ciò che vuole… “.

Nella foto: Caterina Balivo


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