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L’archiginnasio d’oro a Luigi Pedrazzi

Mercoledì 25 giugno, alle ore 18, nella sala dello Stabat Mater della
Biblioteca dell’Archiginnasio, piazza Galvani 1, il sindaco di Bologna,
Virginio Merola,conferirà L’Archiginnasio d’oro al professor Luigi
Pedrazzi. La prolusione sarà tenuta da Romano Prodi.

L’Archiginnasio d’oro, riconoscimento dedicato a personalità che si sono
distinte nel campo della cultura e della scienza, viene assegnato al
professor Luigi Pedrazzi con la seguente motivazione:

“Luigi Pedrazzi è una delle presenze più importanti dei cattolici nella
politica italiana. Tutto il suo percorso personale e politico è segnato
dalla volontà di costruire il dialogo fra fede e laicità e tra le diverse
religioni, nonché dalla tenacia con cui ha perseguito la collaborazione
delle forze storiche della società italiana, con un forte impegno per la
pace, contro la povertà, per la partecipazione democratica.
Nato nel 1927, si è laureato in filosofia con Felice Battaglia e in seguito
ha studiato all’Istituto italiano per gli Studi storici di Napoli con
Benedetto Croce. Insegnante liceale, nel 1951 è stato tra i fondatori della
rivista il Mulino insieme a Fabio Luca Cavazza, Pier Luigi Contessi, Gian
Luigi Degli Esposti, Nicola Matteucci, Federico Mancini, Ezio Raimondi e
Antonio Santucci, e nel 1954 dell’omonima casa editrice. All’interno del
gruppo del Mulino è stato successivamente direttore della rivista,
presidente della società editrice, dell’Istituto Cattaneo e infine
dell’Associazione.
(Quanta farina nei sacchi del
Mulino intervista di Simonetta Fiori pubblicata su Repubblica il 1 aprile
2014).
Giuseppe Dossetti, a cui il cardinale Giacomo Lercaro chiede di sfidare
Giuseppe Dozza nelle elezioni amministrative del 1956, vuole nelle proprie
liste un esponente del Mulino e sceglie Luigi Pedrazzi. E’ una competizione
memorabile caratterizzata da un confronto ideale forte che dà luogo ad una
minoranza programmatica in consiglio comunale. Essa contribuisce fortemente
all’evoluzione riformista della sinistra al governo della città, con molte
delle idee contenute nel «Libro bianco su Bologna», come quella dei
quartieri, che si fanno strada.
Pedrazzi esce dal Consiglio Comunale nel 1960 dopo l’abbandono definitivo
della vita politica da parte di Dossetti che intanto viene ordinato
sacerdote. Segue con passione il pontificato di Giovanni XXIII e il
Concilio Vaticano II nel quale Dossetti ha un ruolo fondamentale. Nel 1964,
con la nascita dei quartieri, diventa aggiunto del sindaco al Quartiere
Mazzini.
Nel 1972, su sollecitazione di Beniamino Andreatta, si reca in Calabria con
alcuni giovani docenti dell’Ateneo bolognese per avviare l’Università ad
Arcavacata di Rende, dove assume la responsabilità del centro televisivo,
primo esperimento nelle università italiane.
Nel referendum del 1974 è uno degli esponenti più in vista dei Cattolici
del No, contrari alla abrogazione della legge sul divorzio. Insieme a
Ermanno Gorrieri, nel 1975 fonda e dirige il quotidiano «Il Foglio».
Nel 1995 accetta la proposta del sindaco Walter Vitali di diventare, dopo
l’elezione diretta, il primo vicesindaco di Bologna di estrazione non
socialcomunista del dopoguerra, per simboleggiare la stagione dell’Ulivo di
cui è uno dei più appassionati protagonisti. Nei quattro anni del suo
mandato tiene i rapporti della Giunta con il Consiglio comunale. Cura in
particolare il 23° Congresso Eucaristico Nazionale del 1997 con la visita
del Papa, la candidatura di Bologna ai finanziamenti per il Giubileo del
2000, le questioni della famiglia e delle unioni civili, le relazioni con
la città bosniaca di Tuzla gemellata a Bologna nel corso della guerra
nell’ex-Jugoslavia. Imprime inoltre un impulso determinante alla
realizzazione del Museo Ebraico e della Scuola di Pace di Monte Sole.
Politologo, è autore di numerosi saggi e pubblicazioni. Da giornalista è
stato caporedattore di «Bologna Sette», inserto bolognese domenicale di
«Avvenire», mentre negli anni novanta è editorialista de «Il Giorno» e del
«Mattino» e dal 2004 de «Il Domani di Bologna».
La sua statura intellettuale e morale, unita a una singolare modestia nello
stile di vita, ad un grande disinteresse personale, ad una rara capacità di
ascolto e di servizio, è stata e sarà un punto di riferimento per tutti i
cittadini e le cittadine di Bologna.
Per il suo importante contributo all’evoluzione civile della nostra
comunità e del Paese, per quanto ha saputo arricchire e valorizzare
l’immagine culturale di Bologna, la città gli è grata”.


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Tommaso Costa

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