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La scena della tragedia. L’ultimo biglietto. L’esperto: “una catena di eventi che nessuno ha interrotto”

serv_1I CARABINIERI: DAVANTI A NOI SCENA DRAMMATICA
Entrando nell’appartamento ci siamo trovati davanti “una scena drammatica, i corpicini dei due bambini erano adagiati sul letto e c’erano segni di coltellate sulla gola di queste due creature”. Sono le parole del capitano Francesco Cattaneo, comandante della Compagnia Carabinieri di Medicina, che in tarda mattinata ha incontrato la stampa per fare il punto sulla tragedia di Castenaso. L’ipotesi dell’omicidio suicidio – ha spiegato – “é la più evidente e palese, ma l’autopsia, già disposta sulle tre vittime, dovrà accertare con precisione l’orario dei fatti e la causa precisa della morte dei bimbi”. Alle domande dei cronisti sull’ipotesi che ci sia stato un tentativo di annegarli, l’investigatore ha precisato che il pigiama che indossavano era effettivamente bagnato, ma che la vasca da bagno era vuota. “In casa sono state trovate tracce di sangue in diversi punti – ha aggiunto Cattaneo – ma bisognerà verificare se siano della madre, che si è tagliata i polsi prima di buttarsi dalla finestra, o anche dei figli”.
Nell’appartamento sono stati rinvenuti e sequestrati anche il coltello utilizzato dalla donna e la lettera indirizzata alla madre, scritta a mano su un foglio protocollo, in cui Erika Mingotti “palesa la sua volontà di farla finita e di portare con sé i due bimbi”.

L’ESPERTO: UNA CATENA DI EVENTI CHE NESSUNO HA INTERROTTO

Non è stato un gesto improvviso, un raptus, quello della donna che nel bolognese ha ucciso i due figli e poi si è suicidata: “é stato l’ultimo atto di una catena di eventi dettati dalla depressione e che nessuno ha interrotto”, ha detto lo psichiatra Tonino Cantelmi, dell’università Gregoriana.
Quello della donna è “un caso estremo”, ma secondo l’esperto “la depressione è un problema destinato a diffondersi notevolmente in futuro, tanto che si prevede che entro dieci anni diventerà la prima causa al mondo di invalidità. E’ miope non prevedere investimenti nella salute mentale”.
E sono stati miopi, prosegue Cantelmi, tutti coloro che avrebbero potuto notare i segnali, “sicuramente tanti”, che testimoniavano la grave depressione di cui soffriva la donna. “Chiusura, strani comportamenti, parole dette, forse difficoltà nel lavoro, fino all’ultimo biglietto – osserva lo psichiatra – possono essere stati i segnali del dramma vissuto dalla donna”. Il cosiddetto “delirio di rovina”, prosegue, “accompagna di solito la depressione grave ed è la convinzione profonda e certa che non ci sia salvezza. Ogni difficoltà, quelle economiche come quelle negli affetti, sono percepite come insormontabili e insopportabili a sé e ai propri cari. Così, per risparmiare questa grande sofferenza alle persone più care, si arriva a uccidere i figli o il partner”.

IL BIGLIETTO,INSOPPORTABILE VIVERE

La lettera, indirizzata ai familiari ma non al marito, lasciata da Erika Mingotti “manifesta uno stato di depressione e preannuncia il suicidio accompagnato dalla morte dei figli”. Lo ha spiegato il procuratore Massimiliano Serpi. Dal biglietto emerge una situazione da “delirio di rovina” di chi ritiene di non potere continuare la propria vita e che pensa che non sia sopportabile per i figli sopravviverle. “In base a quanto ha scritto nelle lettera – ha aggiunto Serpi – non le era più sopportabile vivere, per ragioni personali. Non viene indicato un fatto eclatante. Nella lettera la donna manifesta la sua sofferenza per l’esistenza e dice che avrebbe portato con sé i figli”.


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