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La Conad Fortitudo perde in casa da Ravenna 73-78

Rientra Carretta, ma senza la capacità di tenere i vantaggi si fa poca strada: Ravenna ributta in mare i sogni bolognesi, malgrado un clima quasi da serie A.


da bolognabasket.it
CONAD BOLOGNA – ACMAR RAVENNA 73-78
“L’uomo che ha realizzato i nostri sogni”. Così, presentato da Fabrizio Pungetti come fosse una rockstar, il ritorno al Paladozza di Giorgio Seragnoli. E, ovvia, l’ovazione del Paladozza, così come quelle per Abele Ferrarini, Maurizio Ferro e Gianmarco Pozzecco, tutti posizionati dietro la panca biancoblu. Ma i sogni non fanno punti, specie se si incontra per l’ennesima volta una squadra che fa sempre canestro e che, a differenza di altre, ha anche la struttura per provare ad andare oltre le capacità balistiche. E una Fortitudo che continua a viaggiar con impressionanti voragini di concentrazione e l’inadeguatezza a reggere dopo gli strappi iniziali (stavolta fino al +8) può solo chinare la testa, per la seconda volta su tre gare casalinghe consecutive, e meditare su cosa voglia fare nella vita. Perché in questo modo, di alta classifica non se ne parla proprio, anzi.

Si parte subito con un po’ di tiro al piccione, e basta un gol da tre di Acquaviva per fare un divario apparentemente clamoroso, dato che Ravenna ne mette due in sei minuti e il resto sono bocce che satellitano attorno al canestro senza colpo ferire. Non che possa poi durare tanto, perché alla fine se non segni non è che non puoi sempre non far segnare (troppi non, Gaston Bachelard sarebbe fiero), e basta poi qualche tiro libero – con conseguente infurio collettivo di un palasport più caldo di domenica scorsa – per far piano piano da 7-2 a 7-7. Il rientro di Carretta permette a Giuliani maggiori rotazioni, ma intanto a far buon capolino in campo sono anche i bimbi Montano e Chiappelli. Però a Ravenna ne bastano due (Davolio e Maioli) per sorpassare proprio al 10’, 11-13.

I due fischietti riescono a far imbestialire anche i giovincelli di generazione F, per cui il coro in campo solo la merda dopo un tecnico fischiato a Lamma è forse la prima parolaccia della propria vita, non solo sportiva. Piuttosto, aumenta l’intensità sulle palle vaganti ma il problema rimane quello che, di far canestro, proprio non se ne parla. Ravenna allunga la propria zona, e i tanti balzi di Nieri – spesso anche con bastonate di circostanza – non possono arginare il mare. Il suddetto tecnico permette agli ospiti di far 19-24, dopo di che questi si piantano, e a giocar di formichina Bologna si riavvicina, specie con una buona messe di recuperi a metà campo. Due liberi di Teino fanno parità, poi finalmente qualcosa si sblocca, tra due triple di Lamma e la palla che, dopo tanta fatica, riesce ad arrivare in area ad un ben risvegliato Politi. Arriva anche la tripla di Alibegovic, e 37-29 al 20’.

Ad ergersi ennesimo carneade benedetto dal Paladozza, questa volta, è il ventenne Pappalardo, che malgrado il 9/30 da 3 fino ad oggi trova grande feeling con questi ferri, e con altre due triple vanifica gli sforzi bolognesi per provar la fuga. E se non riescono a lui, ecco i ciuf acrobatici di Quartieri: stavolta segnano tutti, ma la F prova a rispondere, con gli appoggi di Lamma e tre liberi di Carretta. Il match si sfilaccia, ma se non altro la raffica di triple avversarie non manda KO Bologna, che al 30’ mantiene un barlume di vantaggio, 50-49.

Con Ravenna che si trova ad esser miracolata dall’arco, per star dietro servono altrettanti miracoli di un attacco non abituato a dover spremere sempre punti, e quando anche Carrichiello (zero su mille fino a quel momento) si accorge che la palla va sempre dentro iniziano ad essere dolori. Diventa una bolgia, con gli oltre duemila sugli spalti che si sgolano come mai quest’anno. Un tiro da 4 di Innocenti riporta Bologna avanti (64-63 al 36’), con Pungetti che con il suo c’è da soffrire, in Fortitudo è normale prova a metterci del suo. Ma nemmeno il fattore campo riesce ad evitar l’ennesimo delirio arbitrale (stoppata di Innocenti buona che diventano due liberi per Carrichiello) e il -4, 64-68. Ravenna segna sempre, due giochi da 3 punti di Politi e Carretta tengono le squadre vicine, con impatto di Politi a 2’ dalla fine sul 71 pari. Ma il destino è quel che è, specie se non si riesce a capire come indirizzar la partita: Lamma forza il +2, l’ennesima tripla (stavolta Davolio, anche lui zero su mille fino a qui) porta Ravenna avanti di 3, Politi sbaglia un appoggio da sotto, due liberi di Pappalardo, tiro da troppi metri di Carretta e gara finita. A far battere i cuori ma a non vincere, purtroppo, la coperta resta corta.


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