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Italia partenza lenta

La Nazionale di Lippi ha iniziato con un pareggio la sua avventura ai Mondiali di Sud Africa 2010. Un risultato che non ha soddisfatto appieno i tifosi visto che il bel gioco è completamente mancato

Tutto è bene quel che finisce bene. L’1-1 della Nazionale nell’esordio contro il Paraguay non sposta di un centimetro lo scetticismo che l’ha accompagnata in Sudafrica: nel pareggio di Città del Capo c’è il cumulo di aspetti negativi che gli azzurri si portano appresso da mesi con il solo dato positivo della buona volontà. Lo spettro della sconfitta che avrebbe indotto molti italiani a spegnere la tv per il resto del Mondiale si è dileguato al gol di De Rossi e il risultato è, nell’insieme, giusto. Però non si può sognare con una squadra così, nè si può insistere nel costruirla con strategie visionarie. Lippi vinse il Mondiale spremendo il 120 per cento da giocatori più bravi di questi: provi, stavolta, a non complicare la situazione ora che la qualità è peggiore. Abbiamo visto altre volte l’Italia esordire malamente in un Mondiale, ad esempio con Sacchi bastonato dall’Irlanda nel ’94. Mai tuttavia la prova degli azzurri è stata insipida come nel primo tempo con il Paraguay, squadra decorosa ma nulla di più. Cattivi all’occasione (un pessimo Arcundia sorvolava sul primo intervento di Riveros che poteva spaccare la caviglia a Montolivo). Attenti quanto basta. Pungenti a proposito, come sul gol di testa di Alcaraz, un difensore saltato sopra a Cannavaro e prima a De Rossi. Non si può dire di più dei sudamericani che non hanno fatto fare una sola parata a Buffon nè a Marchetti quando l’ha sostituito per un acciacco. Quando dopo un’ora l’Italia li ha messi sotto pressione si sono raggrinziti subendo il pareggio da De Rossi e mostrandosi in affanno nel finale. Non è un caso però che Lippi avesse modificato l’assetto, portato Iaquinta vicino a Gilardino, costruito un centrocampo a quattro con due esterni veri. Insomma il ct aveva sistemato le tessere nel posto giusto dove seguire le loro inclinazioni. L’Italia però aveva regalato metà gara. Era stata la Nazionale del controsenso. Non ci sono i fenomeni ma è peggio quando si rinuncia addirittura a due uomini, Marchisio e Iaquinta, non pervenuti per 45’ e non soltanto per colpa loro quanto per le visioni tattiche del ct che li ha fatto giocare fuori ruolo. Ora speriamo si faccia tesoro degli errori e ci si affidi alle vere qualità dei nostri giocatori, Pepe e Di Natale su tutti.


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Maurizio Rizzi

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