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Italia 150: un giornalista emiliano fra i Mille di Garibaldi

Le giornate dedicate ai 150 anni dell’Unità d’Italia mettono al centro delle commemorazioni l’impresa dei Mille di Giuseppe Garibaldi con tutto il suo variegato mondo di personaggi che da maggio a novembre del 1860, cancellarono per sempre il Regno delle Due Sicilie del giovane Re Francesco II di Borbone. L’esercito delle “camice rosse” era formato da commercianti, artigiani, fornai, avvocati, farmacisti, calzolai, macchinisti delle ferrovie, medici, notai, muratori, barbieri, musicisti ma anche da qualche disertore e, sicuramente, da personaggi che per motivi facilmente comprensibili, si erano aggregati alla comitiva, partita da Quarto in Liguria il 5 maggio, sotto false generalità. Quest’ultimo aspetto lo si deduce dal fatto che negli anni successivi all’impresa dei Mille e nonostante le ricerche, determinati nominativi risultarono sconosciuti o altrimenti i diretti interessati, citati nell’elenco ufficiale diramato dal Ministero della Guerra, sulla Gazzetta Ufficiale del 12 novembre 1878, smentirono di aver preso parte alla spedizione.
In questo elenco al numero 355 troviamo Gian Maria Damiani, nato a Piacenza il 15 ottobre 1832, di professione rappresentante l’Agenzia Stefani. Un personaggio unico, a suo modo, per come racconterà anni dopo, una volta lasciato il suo incarico di Economo all’Università di Bologna, sulle pagine del Resto del Carlino (1876), l’epopea dei Mille.
La Agenzia Stefani era nata pochi anni prima, nel 1853. L’Ansa di oggi, la si può definire una prosecuzione dell’attività proprio della Stefani.
Damiani, a cui la città di Piacenza ha intitolato una via, era un personaggio molto apprezzato da Bixio e Garibaldi. Aveva preso parte alle guerre di Indipendenza e in genere a tutti i movimenti risorgimentali, fra cui la celebre battaglia di Bezzecca. A 16 anni faceva parte dell’esercito piemontese. Nel 1851 lo troviamo a Parigi, tra il 1854 ed il 1859 viaggiò in Turchia, Siria ed Egitto. Con Garibaldi arrivò sino al Volturno, guadagnandosi due prestigiose onorificenze: la Croce di Cavaliere dell’Ordine militare d’Italia dopo la battaglia di Calatafimi e il titolo di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia sul Volturno, probabilmente per aver salvata la vita dello stesso Garibaldi da una imboscata tesagli dai soldati Borbonici. Al suo arrivo a Marsala l’11 maggio del 1860 era sottotenente per poi essere promosso luogotenente. Dopo la battaglia di Milazzo, Garibaldi lo nominò capitano delle guide il 26 luglio 1860. Tornando a Calatafimi lo stesso Cesare Abba, autore del celeberrimo “da Quarto al Volturno”, cita nel racconto del primo scontro in Sicilia con i Borbonici a proposito della perdita di una bandiera, Damiani. “Passata dalle mani di Giuseppe Campo a Elia, a Menotti, a Schiaffino, ora Schiaffino la portava all’ultima prova. E giù, staccati dalla loro fronte, uno stormo di napolitani corsero per pigliarsela. Allora le si formò un viluppo intorno, cozzo breve, fiero, feroce, vera mischia; e la bandiera sparì, lasciando uno dei suoi nastri nel pugno di Gian Maria Damiani. E Schiaffino, il superbo nocchiero del Lombardo, giacque là morto”.

(di Rolando Mignini – ANSA)


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