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Inter-Genoa 0-0

Stagione d’oro per la Genova in trasferta a Milano: dopo la Sampdoria, anche il Genoa esce imbattuto al cospetto della capolista Inter, nel suo tempio dove raramente fallisce l’appuntamento con la vittoria. Lo 0-0 finale è lo specchio di quanto accaduto sul rettangolo di gioco, dove i nerazzurri, spenti per oltre un’ora, offrono il meglio solo nel finale ma non riescono a trovare lo spunto decisivo per portare a casa i tre punti. Un peccato, considerato l’assist servito la sera prima da Roma e Milan.

Doveva essere la serata di Eto’o, invece rispetto alle previsioni Josè Mourinho rinuncia al camerunense e gli preferisce Pandev. Per il resto, Lucio è costretto agli straordinari mentre la diga di centrocampo la formano Stankovic e Muntari, al rientro come Samuel dopo la squalifica post-sampdoriana. Gasperini conferma invece il 3-4-3 classico, ma invece di Palacio il tridente vede protagonista Mesto, più abile in fase di copertura rispetto all’argentino. Altra novità è che l’Inter gioca in maglia bianca, da trasferta, quasi a voler scaramanticamente riproporre a livello cromatico la serata spettacolare del Marassi.

L’inizio di entrambi gli undici è un po’ in sordina, complice probabilmente anche il freddo. Il primo tentativo di conclusione è genoano, sinistro sbilenco di Criscito che non spaventa nessuno. Lo stesso difensore viene ammonito all’11’ per la prima entrataccia su Balotelli. È sempre di marca ospite la seconda conclusione in porta, stavolta a firma Mesto, il cui destro violento è respinto a pugni chiusi da Julio Cesar. Non ha certo miglior sorte il sinistro da fuori di Muntari, che Amelia controllo mentre si spegne sul fondo. Ma almeno è un primo timido tentativo offensivo dei padroni di casa, dopo tante belle idee e poca concretizzazione.

Per aprire la scatola rossoblù Baresi (Mourinho) applica alquanto presto una correzione tattica: cambia di fascia Balotelli e Pandev, portando il macedone sulla destra. Entrambe le squadre giocano con una difesa in linea e gli attaccanti (Suazo de Milito in particolare) dettano spesso il lancio lungo ai propri centrocampisti, che però perdono sistematicamente il tempo della battuta. L’impostazione tattica di Gasperini prevede massima copertura difensiva e pressing altissimo, soprattutto su Stankovic, regista dal cui piede partono le azioni d’attacco nerazzurre. Strategia che nel primo tempo paga, eccome, perché frena sul nascere tutte le incursioni dei padroni di casa, o quanto meno le rende prevedibili. Prevedibili come il destro da fuori di Stankovic al 37’, direttamente tra le braccia di Amelia. Non è più fortunato Balotelli pochi minuti dopo (destro svirgolato). Il primo tempo di Inter-Genoa in pratica è tutto qui, degno di una buona dose di sbadigli.

Nella ripresa la musica sembra la stessa, ma stavolta il pubblico comincia a spazientirsi dopo aver atteso una svolta nel primo tempo. L’Inter fatica a costruire gioco e in pratica semplifica il compito difensivo del Genoa, molto bravo a chiudere le fasce e costringere dietro Maicon e Zanetti. Nonostante ciò sono proprio i nerazzurri a costruire la prima palla gol del secondo tempo, con Milito che, servito da Sneijder, non trova la porta con il sinistro perché disturbato al momento del tiro. Gasperini vuole rinfrescare il reparto offensivo e inserisce Jankovic al posto dell’ex Suazo: per l’honduregno qualche buono spunto ma nulla più, non il modo migliore per farsi rimpiangere… Sneijder potrebbe invece rimpiangere una palla persa nella propria trequarti se il destro a scendere di Zapater inquadrasse lo specchio della porta. Per fortuna di Julio Cesar questo non accade.

Al 58’ Baresi cambia volto all’Inter, richiamando in panchina Pandev e Muntari e spedendo sul rettangolo di gioco Eto’o e Cordoba. Il colombiano va a sinistra, consentendo a Zanetti di tornare a centrocampo, dove evidentemente è più utile. La contromossa di Gasperini è Palacio al posto di Sculli, claudicante, mentre l’ingresso di Palladino al 69’ è ‘colpa’ dell’infortunio di Jankovic, entrato da poco. Il match prosegue sui soliti binari e il Genoa talvolta si affaccia pericolosamente dalle parti di Julio Cesar. Ma il merito del Grifone è non farsi mai trovare impreparato in difesa, dove Milito è asfissiato dall’arcigna marcatura di Moretti. Il Principe riesce a smarcarsi al 70’, ma il destro da posizione defilata si perde altissimo. Fuori bersaglio, un minuto dopo, una punizione violenta di Sneijder.

La mossa della disperazione porta il nome di Ricardo Quaresma: in campo bisogna saltare l’uomo e il Trivela può essere una buona soluzione. Lo capisce anche il pubblico, che lo accoglie tra gli applausi, gli stessi riservati a Stankovic che gli lascia il posto. L’effetto Quaresma si sente e porta entusiasmo in tutto San Siro, così come un destro in corsa di Maicon fuori per una questione di centimetri. L’Inter è a trazione ancora più anteriore, con tre punte, Sneijder e Quaresma in campo contemporaneamente: la volontà della panchina nerazzurra è rinunciare ai tatticismi per creare scompiglio nella metà campo genoana, anche a costo di sbilanciarsi. Il primo frutto è un sinistro da fuori area di Eto’o, che Amelia smorza con facilità. Il portiere potrebbe però poco sul destro violento di Sneijder, fuori sulla sinistra.

Nel complesso, i nerazzurri aumentano i giri del loro motore, ma non è sufficiente per superare il muro rossoblù. Neanche gli spunti conclusivi di Eto’o e Lucio riescono a far capitolare Amelia. Termina così senza reti, come la scorsa stagione, la trasferta del Genoa a Milano. Un punto prezioso e meritato per i rossoblù, che hanno rinunciato alla loro vocazione offensiva in funzione della difficoltà dell’impegno. Meno sorrisi invece in casa Inter: la capolista non approfitta del pareggio dell’Olimpico e fallisce l’allungo nel turno che precede due difficili trasferte in Sicilia.


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Maurizio Rizzi

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