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Infuriano le polemiche sul killer mafioso scarcerato (per motivi di salute) dal Tribunale di Bologna

graziella-campagnaCresce l’ondata di polemiche per la scarcerazione (decisa dal Tribunale di Bologna per motivi di salute) di un boss mafioso, condannato all’ergastolo per l’omicidio di una ragazza, Graziella Campagna, di cui ricorre proprio oggi l’anniversario della morte (e sulla quale è stata realizzata anche una fiction televisiva “La Vita Rubata”).

Graziella venne assassinata la sera del 12 Dicembre 1985 soltanto perchè aveva avuto la disavventura di trovare un’agendina (che non doveva vedere) nei capi di abbigliamenti che il boss aveva mandato a pulire nella lavanderia in cui lavorava, per sole 150mila lire al mese, con le quali aiutava i genitori a mantenere i sei fratellini. Fu uccisa in modo brutale: con cinque colpi di fucile a canne mozze sparati frontalmente da meno di due metri. Cercò di proteggersi con il braccio, ma i colpi le dilaniarono egualmente l’arto, il volto e parte dell’addome. Cadde a terra e fu finita con un altro colpo alla testa.

Gerlando Alberti junior, il killer che stava scontando l’ergastolo nel carcere di Parma, si trova ora agli arresti domiciliari nel suo paese, Falcone.

“E’ uno scandalo. Gli arresti domiciliari concessi ad appena 8 mesi da una sentenza passata ingiudicato; per questo c’é solo sgomento per una giustizia che davanti ai potenti è servile”: lo ha affermato senza mezzi termini Fabio Repici, legale della famiglia Campagna, commentando da Saponara, il paese della vittima, la decisione del Tribunale di sorveglianza di Bologna. L’avvocato Repici fa anche un’altra grave accusa:”Imputati condannati per omicidi che per 24 anni hanno osservato il silenzio sulle protezioni di cui hanno goduto – aggiunge il legale – oggi cominciano a ottenere i benefici di quel loro silenzio con il quale hanno protetto responsabilità di pezzi dello Stato, oltre, naturalmente, a tutto il potere mafioso che continua a comandare da queste parti”.

L’avvocato probabilmente allude anche agli sconcertanti precedenti della vicenda giudiziaria di Gerlando Alberti junior, nipote di Gerlando Alberti senior detto “U paccarè”, che già nel 1989 aveva visto annullare la prima ordinanza di rinvio a giudizio a suo carico per un vizio di procedura (la mancata notifica della comunicazione giudiziaria all’imputato), ed era stato successivamente prosciolto (marzo 1990) per “non aver commesso il fatto”.

Fu lo sdegno sollevato sei anni dopo (nel 1996) da una puntata del programma “Chi l’ha visto?” (e la ltoccante ettera di un’insegnante di Graziella) ad indurre la Procura di Messina a riaprire il caso, raccogliendo nuove accuse a carico di Alberti Jr anche da altri collaboratori di giustizia.
Ma nonostante la successiva condanna all’ergastolo (pronunciata alla fine del 2004) già nel novembre del 2006 lo stesso Alberti jr era potuto uscire nuovamente dal carcere in seguito all’indulto (riguardante altri reati di cui era accusato) e soprattutto perché l’ordinanza di custodia cautelare che l’avrebbe dovuto trattenere in cella almeno fino al processo d’appello era stata nuovamente annulata per decorrenza dei termini.
A ventuno anni di distanza dal delitto, e a due anni dal primo processo, i giudici non avevano ancora depositato la motivazione della sentenza.

IL GIUDICE DI BOLOGNA SULLA SCARCERAZIONE DEL BOSS: “E SE POI MORIVA IN PRIGIONE… “

Una cartella clinica poderosa che attesta gravi patologie, “con tumori maligni e benigni”, ha fatto decidere il Tribunale di sorveglianza di Bologna per la concessione della detenzione domiciliare a termine per Gerlando Alberti jr., condannato all’ergastolo per l’uccisione di Graziella Campagna.

A quanto si apprende in ambienti penitenziari e del tribunaledi sorveglianza, il provvedimento collegiale, deciso 15 giornifa, si è basato anche su una segnalazione dell’Istituto penitenziario di Parma dove Alberti, era detenuto, che segnala per il detenuto “gravi motivi di salute”. La decisione del tribunale di sorveglianza, definita”rigorosa” in ambienti giudiziari, ha avuto il parere favorevole del procuratore generale. Alberti può lasciare gli arresti domiciliari solo scortato e per motivi di terapia; e può vedere solo la moglie e i figli. Gli arresti domiciliari gli sono stati concessi per un periodo di otto mesi, “in luogo del differimento della pena”, in base – secondo quanto si è appreso – all’art. 147 del Codice Penale, che fa riferimento alla pietas quando per il detenuto sussiste il pericolo di morire in carcere.
La decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna di concedere gli arresti domiciliari a Gerlando Alberti Junior, uno dei due assassini di Graziella Campagna, è stata presa dal tribunale collegiale, formato da quattro giudici, con il parere favorevole del procuratore generale.
In particolare, ha chiarito all’ANSA il presidente del tribunale, Francesco Maisto, il provvedimento “nasce solo da una richiesta specifica e ufficiale fatta dal carcere di Parma per le gravi condizioni di salute del detenuto. E dopo non c’è stato nessuno ricorso in Cassazione”. Maisto ha sostenuto al proposito che “se la gente muore in carcere, poi si dice che il giudice sbaglia….”. Nessun comento dal magistrato a proposito della verifica disposta dal Guardasigilli Alfano per accertare la regolarità della decisione. “Non mi stupisce – si è limitato a dire il giudice – è nei poteri del Ministro”.

INTERVIENE ANCHE IL MINISTRO ALFANO, “SI FACCIA LUCE PRESTO”

“Ho disposto un accertamento e raccomandato celerità e solerzia affinché si faccia luce sulla scarcerazione di Gerlando Alberti junior”. L’ha detto a Gela il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a proposito degli arresti domiciliari concessi dal tribunale di sorveglianza di Bologna a uno degli assassini di Graziella Campagna, di cui oggi ricorrono i 24 anni dall’omicidio.

(ANSA).

Nella foto: Graziella Campagna, la ragazza uccisa dal killer mafioso scarcerato. Nel riquadr


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