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Indagine Confesercenti: a Natale gli italiani preferiscono l’albero al presepe. Ma gli agronomi ricordano: non c’è solo l’abete, ogni regione ha la sua pianta natalizia

albero-di-nataleTra gli addobbi natalizi, l’albero è il preferito dagli italiani: il 34% ha decorato la casa solo con il classico abete, mentre il 7% ha scelto il presepe. Ma nella maggior parte delle case, il 46%, a vincere è l’accoppiata albero-presepe. E’ quanto rileva il sondaggio Confesercenti-Swg. Fra coloro che fanno il presepe poco meno della metà ha voluto farlo per motivi religiosi o perché “restituisce il vero significato del Natale”, sottolinea Confesercenti. Invece, tra chi ha optato per l’albero domina il senso della tradizione e la voglia di creare un’atmosfera di festa (71%). Inoltre, molte famiglie non rinunciano agli addobbi sopratutto per i loro bambini (il 10% di coloro che fanno l’albero e l’8% di quelli chi costruisce il presepe).

NON SOLO ABETE, TANTI ALTRI ALBERI PER IL NATALE DI CIASCUNA REGIONE

Non solo l’abete. L’albero-simbolo del Natale è il corbezzolo per la Sicilia, l’alloro nel Lazio,il mirto per la Sardegna, e il pino silvestre in Piemonte. Dalla A di abete bianco alla T di tasso, sono 29 le specie di piante sempreverdi, autoctone o naturalizzate, suggerite dal Conaf, Consiglio dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali, per l’addobbo natalizio eco-friendly. Si tratta infatti di una possibilità per preservare la biodiversità, rivalutare varietà di piante autoctone, e favorire l’economia di molte aziende agricole italiane. “I classici abeti natalizi – sottolinea il presidente Conaf Andrea Sisti – escludendo l’abete bianco e l’abete rosso, spesso appartengono a specie del tutto estranee alla nostra flora e, ancora più sovente, provengono da coltivazioni che si trovano a centinaia e migliaia di chilometri di distanza, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di emissioni di CO2 per il solo trasporto”. Molte specie di alberi o arbusti tipici della nostra flora, invece, possiedono, sottolinea il Conaf – caratteristiche ornamentali che le rendono altrettanto degne di adornare le nostre abitazioni in occasione delle festività natalizie; tanto più se si pensa che la tradizione dell’albero di Natale almeno in Italia è relativamente recente e, soprattutto, importata da Oltralpe, dove l’abete rappresenta spesso un elemento tipico della flora locale. Ogni regione ha la sua pianta ideale, che in questo periodo dell’anno si trova comunemente nelle campagne italiane. Ecco l’elenco delle varietà autoctone:

Abruzzo-Agrifoglio;
Basilicata-Quercia spinosa;
Calabria-Pino laricio;
Campania-Olivastro;
Emilia Romagna-Bosso;
Friuli Venezia Giulia-Pino nero;
Lazio-Alloro;
Liguria-Pino marittino;
Lombardia-Ginepro;
Marche-Tamerice;
Molise-Alaterno;
Piemonte-Pino silvestre;
Puglia-Carrubo;
Sardegna-Mirto;
Sicilia-Corbezzolo;
Toscana-Pino domestico;
Trentino Alto Adige: Prov. Autonoma di Bolzano-Pino cembro, Provincia autonoma di Trento-Abete rosso;
Umbria-Leccio;
Val d’Aosta-Pino montano;
Veneto-Abete bianco.

ATTENZIONE: E’ SBAGLIATO RIPIANTARE GLI ABETI NON AUTOCTONI

Degli alberi di Natale naturali autoctoni solo il 10% sono piante recise, il resto sono abeti coltivati nei vivai italiani o stranieri. In Italia la produzione di alberi di Natale avviene in Toscana (in Casentino, Versilia e Pistoia) con una superficie dedicata di 1.500 ettari, 1.200 aziende e 5mila addetti, oltre che in Veneto e Friuli Venezia Giulia. La produzione è di circa 7 milioni di alberi, con prezzi che dal produttore vanno dai 5 euro (quasi un metro) ai 10 euro (1,5 mt). In totale gli italiani spenderanno circa 150 milioni di euro. A chi non si discosta dall’iconografico abete, gli agronomi del Conaf ricordano infine che è sbagliato ripiantare l’abete non autoctono perché “non è adatto al clima di città – spiega Giovanni Chiofalo, consigliere Conaf e coordinatore dipartimento verde urbano – e piantarlo al termine delle feste, nel giardino di casa o nel parco pubblico, è un grave errore perché si rischia di dar vita ad un inquinamento genetico”.
(ANSA).


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