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In centinaia al sit-in contro l’omofobia

piazza-del-nettuno-visoterra-15592All’appuntamento in piazza del Nettuno per il sit-in contro l’omofobia, ieri nel tardo pomeriggio, si sono presentate alcune centinaia di persone. A protestare non c’era solo la comunità gay dell’Emilia Romagna, ma anche molti “etero” che hanno comunque voluto dare la propria adesione ed il proprio sostegno alla manifestazione indetta da Arcigay e da altre associazioni omosessuali.
Erano presenti, fra gli altri, anche il sindaco di Bologna, Flavio Delbono, e il segretario del PD bolognese, Andrea De Maria.
Tra le adesioni anche quella della Confederazione Unitaria di base, di Rifondazione Comunista e del segretario regionale del partito socialista, Paolo Zanca, vicepresidente del consiglio regionale, che ha detto di ispirarsi sulla questione dei diritti gay alla Spagna socialista di Zapatero che è divenuta in questo senso uno dei paesi più moderni e liberi d’Europa.

“We have a dream” è una delle associazioni che si battono per questi diritti che in Italia sono in parte ancora un sogno. Il rappresentante di questa associazione di “sognatori”, Maurizio Cecconi ha illustrato le motivazioni del sit-in gay di Bologna, “Le nostre richieste sono semplici: chiediamo al Parlamento una legge contro l’omofobia; ed al Comune chiediamo una campagna contro l’omofobia, la lesbofobia e la trans fobia, come si è già impegnato a fare”

Il presidente del comitato provinciale Arcigay “Il Cassero” di Bologna, Emiliano Zaino, ha chiesto inoltre che la Regione Emilia Romagna discuta e approvi il progetto di legge sulle pari opportunità “con le modifiche da noi richieste sia per orientamento sessuale che per identità di genere”.

Il presidente del Consiglio Provinciale Virgilio Merola, ha commentato la propria adesione sottolineando come questo momento della vita nazionale sia troppo segnato da un clima di intolleranza e di strumentalizzazione della paura, “Un clima che crea le condizioni perché le diversità delle persone, dagli immigrati agli omosessuali, siano additate come una colpa”.

La manifestazione di Bologna ha preso le mosse proprio dal ripetersi, negli ultimi tempi, di episodi anche gravissimi di violenza, culminati nell’uccisione di un gay a Roma ed in un susseguirsi di atti intimidatori verso ritrovi e librerie della comunità gay della capitale. Ma anche in Emilia Romagna ci sono stati recentemente diversi episodi che hanno dato il sentore dell’affacciarsi di una nuova ondata di intolleranza nei confronti dell’omosessualità che finora era parsa estranea alla società emiliano-romagnola; si va da sintomi più lievi ma egualmente significativi come l’apparizione di adesivi “No Gay” in alcuni negozi della riviera romagnola, ad altre manifestazioni più violente, come le botte ad una coppia omosessuale di Rimini, un giornalista ed un noto musicista.
All’indomani di quest’ultimo fatto, il sito di Telesanterno aveva lanciato un sondaggio per stabilire se in Emilia Romagna si stesse diffondendo un sentimento omofobo: il 64% ha risposto di sì.

Forse è utile ricordare anche che il termine “gay”, divenuto tanto di moda per indicare gli appartenenti al mondo omosessuale, non significa affatto “gaio”, “allegro”, “licenzioso” o “frivolo”, come il folclore di certe parate omosessuale talvolta induce a credere, ma si tratta di un acronimo creato dai primi difensori dei loro diritti, e che significa “Good As You”, “Valgo quanto te”, “Ho i tuoi stessi diritti”. Qualche volta quando si pronuncia la parola “gay” è bene ricordarselo.


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